Regione Campania, al via la semplificazione, è la prima legge targata De Luca

Scritto da , 2 ottobre 2015
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Regole più semplici e procedure più veloci. Il Consiglio regionale della Campania approva la prima legge dell'”era” De Luca, relativa alla semplificazione amministrativa, normativa, e contiene articoli per la liberalizzazione delle attività economiche, in materia di artigianato e di semplificazione del cittadino e dell’imprenditore. La legge, a iniziativa di Amedeo Lepore, assessore alle Attività produttive della RegioneCampania, promuove la semplificazione normativa ed amministrativa, razionalizzando i procedimenti e le azioni di competenza della Regione Campania e rendendo più semplice e diretto il rapporto tra Amministrazione, cittadino, impresa. Il testo è stato approvato, con voto elettronico, con 30 preferenze e tre astenuti, tra le polemiche del centrodestra che ha parlato di legge truffa e la ‘protesta’ delle opposizioni di fronte alla richiesta, negata dal presidente del Consiglio regionale dellaCampania, di avere 10 minuti di sospensione dei lavori per ”discutere nel merito la legge”. ”E’ la prima volta che si verifica una cosa simile – dice Armando Cesaro, capogruppo di Forza Italia – Questa è una dittatura”. A fargli eco Carmine Mocerino di Caldoro Presidente, per il quale ”il tanto decantato nuovo corso si concretizza negando dieci minuti per discutere”. In aula anche il Movimento Cinque stelle protesta e lascia i lavori, comunicando l’intenzione dei consiglieri di non partecipazione al voto per dissenso politico. Uno alla volta, i consiglieri delle opposizioni hanno dichiarato il loro dissenso. La legge, però, aveva già scatenato malumori e mal di pancia da parte del centrodestra che aveva criticato la possibilità di sanzionare dirigenti e funzionari se ritenuti ”inefficienti”. Il timore espresso era relativo alla possibilità di ”tagliare anche gli stipendi”, ma il Pd ha ribattuto che le sanzioni riguarderanno solo premio produttività ed emolumenti accessori. Nel mirino delle critiche anche la figura di consulenti che, per il centrodestra sarebbero costati ”250 mila euro”. Una somma che, però, serve ”per il funzionamento della legge”, hanno ribattuto dal Pd.

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