Re David Di Michele: tre anni di gol e magie

Scritto da , 26 Marzo 2015
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di Fabio Setta

SALERNO. Prende palla sulla trequarti, salta un avversario, resiste a una carica e girandosi pennella un delizioso pallonetto alle spalle del portiere. Salernitana-Napoli, coppa Italia.La prima partita dopo la retrocessione dalla A e soprattutto dopo il rogo del treno. David Di Michele realizza quello che è ritenuto il gol più bello della sua avventura granata. Un gol indimenticabile, arrivato in un derby sentito, in un momento particolare della storia granata. Un gol, uno dei tanti che ha permesso al bomber di Guidonia di entrare nella storia della Salernitana. E sabato Di Michele tornerà all’Arechi da ex, da leader di una Reggina che sta cercando tra mille difficoltà di trascinare verso la salvezza. Con sacrifici e prodezze come il gol realizzato nell’ultimo turno di campionato. Un concentrato di classe, quella a cui aveva tanto ben abituato il pubblico dell’Arechi. Tre anni, 92 presenze e quaranta gol in campionato, a cui vanno aggiunti otto realizzati in Coppa Italia. Un giocatore dalle doti tecniche invidiabili. E questo si comprende sin dal primo giorno in granata. Di Michele arriva Salerno nella stagione 1998/1999, quella della serie A. Portato in granata dal ds Pavone che lo prelevò dal Foggia, Di Michele fa l’esordio in serie A alla prima giornata all’Olimpico contro la Roma. Con Delio Rossi in panchina non trova tantissimo spazio. Ma per segnare la prima rete in A sceglie la platea ideale. Stadio Mezza in San Siro di Milano. Contro l’Inter è lui a far sognare i granata con un guizzo dei suoi e un sinistro dolce a battere Pagliuca in uscita. Con l’arrivo di Oddo, Di Michele gioca con maggiore continuità e proprio contro l’Inter al ritorno va ancora in gol. Va a segno anche contro il Vincenza alla penultima con un preciso diagonale sotto la curva nord, ma forse la giocata più bella della stagione la mette a segno contro la Juve quando ubriaca Iuliano e pennella l’assist per il gol decisivo di Di Vaio. E proprio con la partenza di Di Vaio, la stagione successiva, Di Michele diventa il fulcro del progetto granata. Il leader. Dopo il gol al Napoli in Coppa, Di Michele trascina la squadra a suon di gol. Quattro nelle prime quattro partite. Opportunismo, classe, dribbling ubriacanti, Di Michele mette in mostra tutta la sua classe. Indimenticabili il gol all’Arechi contro l’Alzano, dopo aver ubriacato mezza difesa, la prodezza con il Ravenna ma soprattutto il gol realizzato a Genova contro la Sampdoria: difensore messo a sedere e poi un tocco di esterno sul secondo palo. Una meraviglia, una delle 23 messe a segno quell’anno con il titolo di capocannoniere che sfugge solo per un rigore sbagliato all’ultima giornata in quel di Treviso. Il terzo anno è quello meno entusiasmante. Colpa anche del rapporto incrinato con il presidente Aliberti e con parte della tifoseria: “Mi ha fatto passare per una testa calda, quando non lo ero. A me diceva una cosa e poi si comportava in maniera opposta, facendo rovinare il rapporto tra me ed i tifosi” – dichiarò in un’intervista lo stesso Di Michele. Quell’anno però riuscì comunque a realizzare ben 14 reti, diventando il settimo marcatore della storia della Salernitana. Da lì la scalata verso il calcio che conta, la Nazionale, tante soddisfazioni, tra cui anche un gol con esultanza contenuta e un vero e proprio show da ex all’Arechi con la maglia del Torino nel suo unico precedente da avversario della Salernitana. Quella Salernitana a cui deve tanto e a cui è stato più volte vicino negli ultimi anni. Il ritorno non si è concretizzato e allora sabato tornerà da ex. Tra ricordi ed inevitabile emozione, re David è pronto a tornare all’Arechi. Quell’Arechi che lo ha amato, odiato ma sicuramente non dimenticato.

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