Rapine ai supermercati Chiesti 25 anni di carcere

Scritto da , 6 aprile 2017

Pina Ferro

pfeifer_alessandro-230x300 saviello_aniello-229x300Assaltavano supermercati, pompe di benzina e rivendite di tabacchi: chiesti 25 anni di carcere per gli  imputati a processo dinanzi ai giudici della terza sezione penale. Ieri il sostituto procuratore Katia Cardillo ha chiesto: 2 anni e 8 mesi per Alessandro Pfeifer, 7 anni per Aniello Saviello,  sei anni per Massimiliano Sabato, sei anni per Lorys Avossa, 2 anni per Gennaro Garzia, un anno e 4 per Carmela Landi. Per tutti è stata chiesta l’assoluzione per l’associazione a delinquere. Per Pfaifer è stata chiesta anche l’assoluzione dalle rapine in quanto le dichiarazioni di Saviello (le accuse a Pfifer) non hanno trovato riscontro.I fatti risalgono al 2009 quando il gruppo seminò il terrore in città mettendo in atto una serie di rapine ed anche alcuni episodi di estorsione e di attentati incendiari. Il primo colpo fu messo a segno il 15 maggio 2009, ai danni del “Sali e Tabacchi” del rione Piombino a Pellezzano: dell’episodio risponde Aniello Saviello che, accompagnato da una persona non identificata, minacciò il titolare facendosi consegnare l’intero incasso della giornata pari a 200 euro. Cinque giorni dopo, Saviello entra di nuovo in azione ai danni del distributore di benzina “Defi Gas” ubicato in via Gatti a Fratte. Bottino: duemila euro; ancora, il 25 maggio, sempre Saviello è ritenuto l’autore della rapina ai danni del distributore “Esso” di via Francesco Prudente a Salerno che fruttò 300 euro. Il 27 maggio 2009 è invece la volta del supermercato “Despar” di via Manganario, a Salerno qui Saviello ed un complice entrano armati di pistola e portano via 3800 euro. Il 6 giugno tocca al Supermercato “Sisa” di via Granati, nel quartiere Torrione. I rapinatori agivano armati di pistole semi automatiche e con il viso travisato da passamontagna o casco integrale, si muovevano “a colpo sicuro” utilizzando scooter di media cilindrata e targhe di provenienza furtiva

Pfifer è anche accusato di una tentata estorsione posta in atto mentre era in carcere. Tentata estorsione che non si è materializzata perché scoperta e bloccata sul nascere. In opratica Pfaifer consegnò, durante una visita, una lettere ala madre da recapitare ad un ottica. La missiva conteneva, appunto, la richiesta di denaro. La lettera fu intercettata dalle forze dell’ordine.

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