Ramin Bahrami e Danilo Rea: Bach is in the Air

Questa sera, alle ore 20, il più innovativo dei pianisti classici e uno dei più classici tra le tastiere jazz, inaugureranno lo splendido cartellone concertistico del teatro Verdi di Salerno

Di OLGA CHIEFFI

Una memoria pop di Ramin Bahrami, il pianista iraniano che abbiamo più volte applaudito tra Salerno e Ravello, offre il titolo alla serata che inaugurerà oggi, alle ore 20, l’eterogeneo cartellone concertistico del teatro Verdi di Salerno: Bach is in the air. E’ il Love is in the air, di Paul Young, un brano che evoca  l’amore e il sole, e che riecheggerà tra le pagine di Bach che eseguirà in duo con Danilo Rea. Due pianoforti per un viaggio nella  musica senza tempo del genio tedesco. Se Ramin Bahrami si porrà a difesa della filologica bellezza della pagina di Bach e, Rea “giocherà” sottolineando il linguaggio contrappuntistico con delicate improvvisazioni che fanno di momenti come la celeberrima Aria dalle Variazioni Goldberg o della non meno conosciuta Aria sulla IV corda nuove composizioni. Le pagine che andranno a proporre i due pianisti non si limiteranno ad opere per sola tastiera, ma pagine per flauto, per violino, attraverso cui i musicisti ci accompagneranno in una scoperta trepidante, sorpresa, gioco, talvolta forse un soprassalto di risa o un alone di tristezza, lento a dissiparsi dopo lo svanire dell’ultima nota, costruendo, divertendosi, uno “spazio” sonoro fatto degli infiniti piani su cui collocheranno i controcanti, gli sfavillii lontani dei trilli, la raffinata capacità di invenzione, creando un meraviglioso microcosmo, nel quale si porranno e risolveranno con il loro inconfondibile gusto per il witz, per dirlo in modo classico, talismano per  godere del loro sterminato scire musicale. “Si vivono tempi in cui si deve parlare di una nuova tipologia di musicista e quindi di un suo nuovo rapporto con gli esseri viventi e le cose, con la scuola, la società, gli ascoltatori gli altri musicisti, gli artisti tutti, con la vita stessa. E si parla ad un tempo di un musicista che deve aprirsi a tutto tondo alla conoscenza e, possibilmente, anche alla prassi, di tutti i sistemi armonici e contrappuntistici, di tutte le forme musicali, anche quelle cristallizzate in generi, di tutte le esperienze sonore delle etnie dei popoli; quindi, di un musicista e di un pubblico che possieda la storia della musica, accanto alla storia delle musiche. L’improvvisazione e la variazione rappresentano in musica i percorsi di unità e divergenza di tutti i generi, una “semplice” complessità in cui la manipolazione del materiale sonoro definisce strutture e modelli la cui interazione genera sistemi a livelli crescenti di astrazione. La ragione semantica della musica emerge, nel continuo divenire del “ludus harmonicus”, il gioco dell’invenzione e della mutazione, come una indescrittibile ed immanente intuizione del noumeno. Dalla nascita della musica il binomio variazione-improvvisazione ha attraversato l’intera letteratura musicale e se nell’atto della variazione come scrive Nielsen “Si debba vedere più che una elaborazione del tema un ripensamento di esso, ripensamento che porta a superare il punto di partenza, cioè il dato di fatto iniziale che nella variazione dovrà essere in sé compiuto, in un certo senso autosufficiente, un microcosmo già formato che va interpretato e rinnovato mediante una valorizzazione delle sue risorse e possibilità”. Facendo propria la base storica di partenza il duo Bahrami-Rea procederà mantenendo l’unità strutturale di ogni parte, evitando di prendere il sopravvento coi propri moduli stilistici e riconsegnandoci intonso il prezioso senso di coralità delle pagine bachiane scelte che ci fa capire ancora una volta di più quanto duttile e versatile fosse il “grande artigiano” tedesco, spaziando dal Preludio in Si minore, BWV 855°, alla Siciliana dalla sonata per flauto in Mi bemolle maggiore BWV 1031.