Ragosta: nessuna corruzione del giudice, assolto

Scritto da , 24 settembre 2016
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Di Peppe Rinaldi

Non ci fu nessuna corruzione del gip del tribunale di Napoli, Alberto Capuano, da parte di Fedele Ragosta, noto imprenditore campano al timone di un grosso gruppo suddiviso tra acciaierie, immobiliare e turismo (tra gli altri, possiede il resort a 5 Stelle Raito, in costiera amalfitana). Lo ha stabilito un altro giudice, stavolta romano, che si è pronunciato tre giorni fa sulla richiesta di archiviazione della stessa procura della repubblica capitolina depositata alcuni mesi addietro: indagava Roma per ovvie ragioni di competenza territoriale essendo coinvolto un magistrato del distretto di corte d’Appello di Napoli. Il quale, un bel giorno di due anni fa circa, vide materializzarsi dinanzi agli occhi quel che normalmente accadeva alle persone oggetto del suo lavoro: finanzieri, anche armati, che piombano nel suo ufficio in tribunale e a casa sua a caccia di prove a sostegno dell’ipotesi investigativa. Quale? Che avesse adottato, in qualità di giudice chiamato a decidere sulle sorti personali e patrimoniali dii Ragosta, a sua volta travolto dal Moloch giudiziario secondo il più classico degli schemi contemporanei, misure cautelari via via meno afflittive per l’imprenditore in cambio di lavori di ristrutturazione del centro benessere di sua moglie. Accusa pesante, se provata: il punto è che non solo non è stata provata, ma non c’era proprio materia per andare avanti con le indagini, figurarsi per i provvedimenti cautelari adottati. Lo hanno deciso già alcuni tribunali, lo ha definitivamente accertato un altro su istanza della stessa pubblica accusa. Sul finire del 2014, Ragosta venne prelevato e sbattuto di nuovo in cella, col giudice si procedette con maggior cautela, una vecchia storia. Com’è vecchia quella delle dieci righe a fondo pagina, molto interna, quando i blitz fanno flop. Capuano venne sputtanato e finì in pasto alla pubblica opinione al pari di tanti “suoi” indagati o imputati, Ragosta sperimento’ sulla propria pelle l’ennesima mazzata della legge che da qualche tempo sembrava averlo scelto tra i propri preferiti, stritolandolo tra le fauci di accuse che andavano dal riciclaggio alla corruzione di giudici tributari e docenti universitari, all’evasione fiscale per finire all’immancabile concorso esterno in associazione mafiosa. Tre procure (Nola, Napoli e Roma) impegnate in una gigantesca caccia all’uomo, centinaia di milioni di euro del patrimonio sotto tutela e a rischio depauperamento tenuto conto delle lungaggini burocratiche e del sistema dei custodi giudiziari, non sempre all’altezza e non sempre “imparziali”: sta finendo tra assoluzioni e archiviazioni, resta in piedi il concorso esterno in 416 bis sebbene il processo proceda a ritmi stanchi per l’evanescenza delle tesi d’accusa basate sui rituali “pentiti” che dicono un po’ di tutto. Ad occhio, anche questo processo dovrebbe finire nel nulla. Vedremo. Così come a Salerno, Ragosta dovrà andare a processo per le presunte minacce all’imprenditore Francesco Soglia per farlo desistere dal partecipare ad un’asta pubblica per rilevare il celebre hotel Raito di Vietri sul Mare. Una vicenda che presenta diverse stonature, per la verità, con elementi in contraddizione con alcuni giudicati della Cassazione, si capirà meglio in dibattimento. Raggiunto da Le Cronache, Fedele Ragosta commenta: ” L’accusa, esaltata soprattutto dai titoli di giornale, consisteva nel fatto che avessi fatto eseguire lavori edili nel centro benessere della moglie del dottor Capuano, circostanza palesemente falsa e priva di indizi addirittura, in quanto tali lavori non sono stati commissionati o pagati dal sottoscritto e tanto meno da miei conoscenti, tanto che la notizia mi lasciò esterrefatto e amareggiato dal come si possa solo ipotizzare (e scrivere) una cosa del genere, assolutamente priva di ogni fondamento”. Inutile dire altro a proposito dei citati titoli di giornale quando franavano le indagini rilanciate in pompa magna in esordio. L’imprenditore poi aggiunge: “Per le altre vicende, ovvero che il Giudice avesse aderito a mie sollecitazioni nel liquidare un fondo immobiliare, oramai si sono succeduti una serie di eventi che confermano l’enorme danno che hanno subito i beni in sequestro da tale mancata liquidazione”. Infine, un comprensibile, piccolo sfogo: ” Mi ritrovo in un vortice di accuse che hanno generato tanti procedimenti giudiziari e il rammarico più grande è che quasi sempre tali procedimenti pendenti davanti a diversi giudici, hanno ad oggetto accuse, persino in antitesi tra loro, ma sostanzialmente tutte generate dal mio percorso imprenditoriale, che ha dato lavoro a un migliaio di persone. Purtroppo dimostrare di essere un imprenditore non è come dimostrare di essere un bravo calciatore o un cantante. In ogni caso, nel ribadire nonostante tutto la mia fiducia nella giustizia, vorrei cogliere l’occasione per ringraziare l’avvocato Ernesta Siracusa che mi ha egregiamente assistito in questa vicenda”.

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