Ragguagli sentimentali sui Preludi bachiani

Scritto da , 11 aprile 2017

E’ in libreria per la Clueb l’ultimo lavoro di Ciro Raimo dedicato al I libro del Wohltemperirte Clavier di Johann Sebastian Bach

Di OLGA CHIEFFI
Ciro Raimo, docente di pianoforte al Conservatorio Statale di Musica “G. Martucci” di Salerno, ritorna al suo amato Johann Sebastian Bach e alla sua particolare interpretazione, dopo aver pubblicato con la prestigiosa casa editrice Clueb di Bologna, un “Metodo sistematico per ben eseguire i “Preludi del libro primo del Wohltemperirte Clavier” nel 2005, “Quindici invenzioni a due voci di Johann Sebastian Bach. Suggerimenti per lo studio espressivo” nel 2009. Vi ritorna sulle tracce di Ferruccio Busoni, che nella prefazione del primo libro del Das Wohltemperirte Clavier scrive “All’edificio della musica Johann Sebastian Bach recò massi giganteschi, saldandoli in un edificio incrollabile. E là dove pose le basi del nostro odierno indirizzo compositivo è anche il punto di partenza del moderno pianismo. Sorpassando la sua epoca di generazioni, Bach sentiva e pensava in dimensioni a cui i mezzi espressivi dell’epoca non erano adeguati”. L’ultima fatica di Ciro Raimo è dedicata ai Ventiquattro Preludi del Libro Primo dell’opera bachiana, che lui definisce una guida espressiva, poiché proprio in queste pagine che posseggono le chiavi delle successive fughe, vi è racchiusa la “rappresentazione degli affetti per il tramite di una tastiera”, disegnata dall’ “armonia cadenzale” intrecciata al gioco ritmico. Il volume vede la pubblicazione di tutti i 24 preludi con l’analisi a fronte battuta per battuta, che si rifà a quel “dialogante fonetismo metaforico-modale” già espresse in pubblicazioni e saggi precedenti, volto a rendere consapevole l’esecutore, che oggi avvicina Bach con un pianoforte, tralasciando la questione puramente tecnica e introducendo il fruitore nei misteri della struttura squisitamente musicale dell’opera. Il vizio, il falso, stanno invece nel rovesciamento della gerarchia dei valori, con la pretesa che essa, proprio nei suoi difetti costituzionali, rappresenti l’ideale e lo stesso parametro stilistico di legittimità. In realtà le famose esecuzioni “filologiche” con corde di budello, finiscono col sostituire una serie di manierismi tipici al linguaggio individuale dell’opera e del compositore; e quasi un isterico furore, col loro presunto “svelarne la verità”, le anima a ridurne genio e grandezza. Quanto a Ciro Raimo e alla sua lodevole opera didattica, guarda al genio di Lipsia il quale era solito affermare che egli era riuscito ad ottenere risultati grazie all’operosità e alla pratica. Non modestia ma modo di pensare del tempo: “Nel genio umano i molti esempi di diversità e livelli di superiorità non sono in realtà il risultato di un dono di natura ma il frutto dell’acquisizione”. Acquisizione che sta per esperienza, così scriveva Johann Gottfried Walther nei “Praecepta der Musicalischen Composition”, cercando di bilanciare scienza e arte, ratio e sensus, per condurre l’ascoltatore verso l’interpretazione “affettiva” della pagina. Ci si congeda, così, dal compositore con il quale, per la prima volta, nella storia, la musica europea dà per intero voce a se stessa, scoprendosi: perché mai grandiosità di forma e intensità di linguaggio s’erano, forse per imprevedibile opera del genio, così congiunte, andando a plasmare l’anima della nuova musica.

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