Racket ed estorsioni nella Piana: 20 a processo

Scritto da , 21 settembre 2017

Pieffe

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Detenevano gli affari legati a droga, estorsioni e gioco d’azzardo. In venti dovranno presentarsi il prossimo 19 dicembre davanti ai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Salerno. Si tratta di Roberto Benicchi, Enrico Bisogni, Sergio Bisogni, Agostino Cavallaro, Tommaso Cerrato, Sabino De Maio, Alfredo De Santis, Antonio Di Benedetto, Mario Donnarumma, Luigi Giuliano, Salvatore Izzo, Pierpaolo Magliano, Biagio Parisi, Paolo Pastina, Carmine Pecoraro, Pasquale Pellegrino, Antonio Piscopo, Cosimo Podeia e Vincenzo Marciano e Michele Della Notte (nel collegio difensivo gli avvocati Raffaele Francese, Massimo Torre, Luigi Gargiulo e Pierluigi Spadafora). Sono 15 coloro che hanno scelto il rito abbreviato. Per loro la sentenza arriverà il prossimo 27 settembre. Si tratta di Biagio Giffoni, Salvatore Di Nolfo, Sabatino Fasulo, Carmine Izzo, Paolo Maggio, Cosimo Melillo, Bruno Noschese, Lucia Noschese, Valter Pagano, Luigi Piscopo, il collaboratore di giustizia Paolo Podeia, Carmine Viscido, Annamaria Zoppo, Pasqualino Garofalo e Franco Cataldo. Tra coloro che hanno scelto il rito alternativo vi è anche il boss Biagio Giffoni, considerato vertice del clan “Sistema”. Secondo gli inquirenti il sodalizio capeggiato da Giffoni si sarebbe federato con quello dei Pecoraro stringendo accordi con i gemelli Sergio ed Enrico Bisogni. Un patto che aveva portarto ad avere l’egemenonia criminale nella Piana e a imporre il pizzo a decine di attività commerciali e imprenditoriali. Due le vittime costituitesi parte civile: il battipagliese Antonio Campione, che nel suo distributore di carburante in località Taverna Delle Rose avrebbe subìto estorsioni periodiche per decine di migliaia di euro, e Antonio Lombardi, ex patron della Salernitana calcio, a cui nel 2001 furono danneggiati betoniera ed escavatore in un cantiere per il rifacimento di marciapiedi, sempre a Battipaglia. Nel corso dell’attività investigativa sono stati ricostruiti gli affari del sodalizio e i metodi posti in atto per raggiungere gli scopi prefissati e convincere le vittime a non rifiutare quanto chiesto. Minacce ed attentati per essere convincenti. In particolare è stato appurato che che il racket era la principale fonte di reddito del clan. Gli emissari arrivavano puntuali, a ridosso delle festività, chiedevano sostegno economico per detenuti e latitanti, imponevano consistenti versamenti periodici a imprese casearie, centri medici, titolari di autofficine e negozi di telefonia. Capitolo a parte i cantieri pubblici: nei primi anni del Duemila vi fu una sequela di attentati incendiari a ditte impegnate sulla Salerno-Reggio o nella realizzazione di lavori urbani.

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