Racket ed estorsione: nei guai anche il direttore di banca

Scritto da , 5 Aprile 2013
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Approfittavano delle disperate condizioni economiche di numerosi imprenditori del settore conciario concedendo prestiti sui quali applicavano tassi di interesse che in alcuni casi superavano il 4.000% annuo. C’è anche il direttore della Bcc di Fisciano Matteo Romano, tra i destinatari di un provvedimento di fermo emesso dai carabinieri della Compagnia di Mercato San Severino, diretti dal capitano Rosario Basile,  a conclusione di capillari indagini svolte dalla direzione distrettuale antimafia  di Salerno, diretta dal capo della Procura Franco Roberti.  Dietro le sbarre del carcere di Fuorni sono finiti anche Rocco Ravallese, piccolo imprenditore di Montoro Superiore e Antonio De Maio, 46 anni di Montoro già noto alle forze dell’ordine. Indagati a piede libero i due cassieri dell’istituto di credito Andrea Truda 52 anni di Fisciano e Giancarlo Siviglia 54 anni di Fisciano e un 60enne di Montoro, D.R..

Associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di usura, riciclaggio ed estorsione a danno di imprenditori, commercianti e consulenti finanziari delle province di Salerno ed Avellino sono le ipotesi di reato contestate dagli inquirenti ai componenti del sodalizio. Le indagini, scattate nel 2010, in seguito ad un dettagliato esposto anonimo, sono riuscite a ricostruire il modus operandi della gang nell’ambito della quale ognuno degli indagati rivestiva un ruolo ben preciso. L’organizzazione si avvaleva di due conti correnti aperti presso la Bcc di Fisciano, filiale di Mercato San Severino,  intestati alle ditte delle vittime, grazie alla complicità dell’allora direttore e di due cassieri, che lavoravano tutti nella stessa agenzia,  che consentivano di compiere operazioni monetizzando illecitamente i proventi illegali.  Era Rocco Ravallese, noto nel settore conciario per la sua capacità di facilitare aziende e commercianti in difficoltà economica ritenuti non più affidabili dal sistema bancario, il promotore del sodalizio. Questi guadagnava la fiducia delle vittime anticipandogli metà degli importi di assegni post datati, incassando in cambio fino alla restante metà. Successivamente, mostrando apparenti ottimi propositi, rappresentava loro la necessità di avviare nuovi rapporti di conto corrente. Qui scattava la seconda fase del piano: Ravellese presentava alle vittime il direttore della filiale di Fisciano Matteo Romano convincendole ad aprire presso quell’istituto di credito conti correnti che venivano di fatto gestiti dal medesimo senza che gli intestatari ne conoscessero più le sorti. Gli indagati, in determinate circostanze, avrebbero ottenuto profitti paventando amicizie in ambienti vicini alla criminalità organizzata. Due milioni di euro il giro d’affari stimato dagli inquirenti e che è stato decapitato all’alba di ieri. Le indagini, che proseguono serratissime, si arricchiscono di una grossa mole di documentazione sequestrata ieri nell’ambito di una serie di perquisizioni domiciliari e che è ora al vaglio del nucleo ispettivo della Banca d’Italia che ha condotto indagini di natura patrimoniale – contabile tuttora in corso di ulteriore svolgimento. I dipendenti della banca sono stati sospesi. 

 

5 aprile 2013

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