Raccordo Sa-Av, la Soprintendenza: «Atti dovuti»

Scritto da , 11 febbraio 2013
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La Soprintendenza ai beni archeologici dice la sua sulla questione del raccordo Salerno – Avellino e bacchetta i sindacati. 
Era lo scorso 9 gennaio quando i segretari delle organizzazioni sindacali di categoria (Feneal Uil, Fillea Cgil e Filca Cisl) incontrarono i rappresentanti dell’Anas per conoscere possibilità, tempi e modi di realizzazione del primo lotto funzionale inerente l’allargamento e la messa in sicurezza del tratto tra Fratte e Baronissi. 
L’Anas presentò il suo cronoprogramma, la Soprintendenza ai beni culturali e archeologici di Salerno le sue osservazioni e la richiesta di effettuare dei rilievi e degli scavi di carattere archeologico a cinque km a destra e cinque a sinistra sinistra dell’opera pubblica. Un parere, quello della Soprintendenza, necessario e propedeutico all’avvio definitivo dei lavori. Una richiesta che i sindacati non presero per nulla bene, ritenendola una «ulteriore perdita di tempo» che avrebbe intralciato l’inizio dei lavori di una infrastruttura strategica. Ora, ad un mese di distanza, prende la parola il Soprintendente ai beni culturali e archeologici, Adele Campanelli. La dottoressa Campanelli tiene a precisare che «i toni adottati sono tali da produrre pesanti incomprensioni certamente non costruttive né per gli Enti chiamati in causa né per i lavoratori sempre più provati dalla attuale congiuntura economica».
La Soprintendenza, in buona sostanza, tiene a precisare che, con eventuali rallentamenti dell’inizio dei lavori del raccordo Salerno – Avellino, non c’entra proprio nulla. 
«Nel mese di settembre 2011 – si legge nella nota di chiarimenti della Soprintendenza – abbiamo ricordato all’Anas che, prima dell’approvazione, andavano trasmessi gli esiti della procedura di verifica dell’interesse archeologico i cui adempimenti sono di competenza delle stazioni appaltanti (dunque non della Soprintendenza, ndr)». Un anno più tardi (siamo nell’ottobre del 2012) l’Anas ha trasmesso elaborati parziali di verifica preventiva non del tutto conformi ai dettami ministeriali, così come stabilito dal format per la redazione del documento di valutazione archeologica preventiva (pubblicato sul sito del Mibac). «Questa Soprintendenza – chiarisce ancora il soprintendente Adel Campanelli – ha richiesto l’integrazione dell’analisi topografica che, come recita il format, “deve riguardare una fascia di territorio ampia non meno di 5 km su ciascuno dei due lati dell’opera pubblica se lineare”».
Poi arriva la riunione del 9 gennaio, quella che scatena le ire dei segretari delle organizzazioni sindacali, mentre la Soprintendenza attende ancora che arrivi l’integrazione richiesta al documento di verifica. Il cronoprogramma presentato dall’Anas in quella occasione, fa notare ancora la Soprintendenza «non poteva che essere orientativo e provvisorio, visto che la fase di valutazione archeologica, imprescindibile per la stesura di un coerente e funzionale cronoprogramma, non era ancora conclusa». 
Per quel che concerne la presunta perdita di ulteriore tempo, la Soprintendenza tiene a precisare che «la valutazione archeologica preventiva andava trasmessa contestualmente al progetto preliminare, con evidente ottimizzazione del cronoprogramma e nel rispetto delle finalità del legislatore. Questo Istituto ha voluto, nello spirito di collaborazione e semplificazione delle procedure, esprimere il parere di competenza sulle aree vincolate con la doverosa richiesta di indagini di scavo stratigrafico, per una migliore tempistica dell’opera visto che si sarebbe potuto anticipare lavorazioni complesse sulle aree a rischio archeologico noto».
Nessun commento preferisce invece rilasciare la Soprintendenza ai beni culturali e archeologici in merito a quanto dichiarato dai segretari Adinolfi e Spinelli.
«Si ribadisce – conclude la nota di precisazioni della dottoressa Campanelli – che la posizione della Soprintendenza per i beni archeologici tende a raggiungere la realizzazione dell’opera nel rispetto dei termini di legalità, efficienza, tutela, lavoro, sicurezza ed interesse pubblico». Insomma, la Soprintendenza fa solo il suo dovere.

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