Questi colpevoli

Scritto da , 10 novembre 2013

di Raffaele Schiavone.   Una premessa è necessaria: in casi come questi cadere nella retorica è  normale, per cui, cari lettori, perdonateci. E’ d’obbligo, però, partire da un dato di fatto ineluttabile: chi non era ancora convinto che il calcio italiano fosse ostaggio degli ultrà, o meglio della parte più violenta che li rappresenta, ieri ha avuto la dimostrazione di quanto, purtroppo, sia vero. Un manipolo di estremisti della violenza negli stadi, una piccolissima parte di quella che è invece la civilissima tifoseria molossa, ha tenuto in scacco uno stadio, una città ed anche i rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine. Ma è solo di quella sparuta frangia di pseudo tifosi la vera colpa per quanto è avvenuto allo stadio Arechi? A nostro parere l’elenco è lungo, e non vanno esclusi nemmeno i media che troppo hanno enfatizzato quella che doveva essere una semplice partita di calcio. In pratica è dallo scorso luglio che si parla di questi derby salernitani e dei pericoli che ne potessero scaturire. Da quando la Lega (nelle persone del presidente Macalli e del direttore generale Ghirelli) giustamente a nostro avviso, non si piegò al volere popolare e venne deciso di dividere i due gironi di Seconda divisione per altrettante aree geografiche: il Nord e una parter del Centro nel raggruppamento A, il restante Centro e il Sud nell’altro. In questo modo, nel girone meridionale, furono inserite Nocerina, Paganese e Salernitana. Come è sempre avvenuto, salvo rare eccezioni, nella storia del calcio di terza serie. Ve li ricordate quei combattutissimi e accesi derby giocati al Vestuti al cospetto anche delle tifoserie ospiti? C’era tanta paura e tanto clamore? Al massimo a fine partita veniva incendiato qualche cassonetto d’immondizia a piazza Casalbore. Nulla di più.  Lo scopo era quello di portare, attraverso i campanilismi, una maggiore affluenza negli stadi. I tifosi dovevano capire, volendo interpretare il pensiero di Macalli e Ghirelli e dare un senso alla loro decisione, che con la violenza questo calcio è destinato solo a morire. Da quel giorno, gli addetti ai lavori, hanno cominciato a monitorare i social network e gli ambienti estremisti del tifo, per capire se la filosofia del duo Macalli-Ghirelli fosse stata recepita. Il risultato, almeno per quanto riguarda il primo derby che il calendario riservava, per l’appunto Salernitana-Nocerina, è risultato subito negativo. E così, con il trascorrere dei giorni, è maturata l’idea a Prefetto e Questore di Salerno, di intervenire in maniera decisa: stadio Arechi blindato e divieto di accesso nell’impianto per i tifosi molossi. La trasmissione in diretta su Raisport della partita, secondo le forze dell’ordine, avrebbe dovuto avere l’effetto di mitigare la delusione di chi non aveva i requisiti per poter accedere all’Arechi. Tutto fallito. Nessuno aveva previsto il tipo di reazione degli ultrà molossi. O meglio c’era chi temeva per domenica mattina una scorreria di facinorosi rossoneri per le strade del capoluogo; c’era chi era convinto che gli stessi si sarebbero presentati sfacciatamente allo stadio. Ma c’era anche, chi sperava che si sarebbe potuto assistere tranquillamente a una partita di calcio. Erano in pochi, per la verità, a crederlo ma c’era chi lo sperava.

E’ finita tutti come sappiamo. La genialità degli ultrà è unica, e se viene utilizzata per lanciare cori, per organizzare coreografie e per quanto altro di simpatico possa avvenire all’interno di uno stadio, è bello al punto da emozionare e, in alcuni casi, commuovere. Ma quando, quella genialità, è votata al male, alla violenza, essa diventa, oltre che pericolosa, devastante. E devastante è quanto accaduto ieri all’Arechi.

Il questore De Iesu gigioneggiava nel ventre dell’Arechi passando da un microfono all’altro, vantandosi giustamente, dal suo punto di vista, del fatto che tutto fosse andato come dall’Alto gli era stato chiesto: nessun incidente all’esterno e all’interno dell’Arechi doveva avvenire. E così è stato grazie a una grande dimostrazione di forze, uno spiegamento di centinaia di uomini intorno alla struttura e un elicolettero che volteggiava a controllare affinchè tutto filasse liscio. Nulla da eccepire e tanto di cappello. De Iesu e lo Stato, da questo punto di vista, hanno vinto. E vinceranno probabilmente anche durante la notte e nei prossimi giorni quando assicureranno alla Giustizia i protagonisti della chiazzata avvenuta davanti all’albergo a Mercato San Severino che doveva essere il buen ritiro della squadra di Fontana. Ma è una vittoria effimera, caro Questore, perché lo Stato ha comunque fatto la sua brutta figura. E’ stato preso in giro da duecento virgulti tifosi nocerini.  Non solo. Ha costretto degli sbarbatelli in maglietta e mutande a scendere in campo per esigenze di ordine pubblico nonostante le minacce subite in mattinata. Minacce subite, si badi bene, solo qualche ora prima davanti proprio a quelle forze dell’ordine che avevano il compito di tutelarli e non di lasciarli alla mercè dei violenti.  Anche se solo per un attimo, tutti noi dovremmo calarci nei panni di quei ragazzi rossoneri per intuire cosa sia passato nella loro mente: da una parte quelle minacce ricevute che ancora ronzavano nelle orecchie; dall’altra quell’imposizione di scendere comunque in campo. Colpevole è anche chi ha suggerito a questi ragazzi il modo per uscire da questa situazione, quella vergognosa pagliacciata inscenata sul manto erboso dell’Arechi, davanti agli occhi stupiti di chi, impavido, aveva trovato il coraggio di recarsi comunque allo stadio pagando tanto di biglietto nonostante le nefande previsioni della vigilia. Un biglietto che, tra l’altro, non sarà nemmeno rimborsato dalla Salernitana perché la partita non sarà rigiocata. A meno che il presidente Lotito non adotti una delle sue vulcaniche decisioni e decida che chi non ha gettato via il ticket di poter accedere gratis all’Arechi nella prossima partita casalinga. Colpevoli, quindi, anche staff tecnico e sanitario rossoneri.Non va colpevolizzato, invece, il portiere della Salernitana, Iannarilli, espulso a fine partita. L’unico in campo, forse, che credeva che la partita si fosse giocata proprio in rispetto di quei valori in cui il ragazzo crede e per i quali si è immolato sacrificando la propria milza. Non gli è partito un embolo, come qualcuno dei media ha velocemente archiviato il gesto di Iannarilli. Il ragazzo ha solo mostrato delusione e vergogna per quanto era accaduto in campo. Delusione e vergogna che non sembra, invece, abbiano avvertito i suoi compagni di squadra. Non possiamo assolutamente credere che, con gli avversari man mano ridottisi in unità in campo, la Salernitana non sia riuscita ad effettuare un solo tiro verso la porta difesa da Gragnaniello. Morale della favola: il sospetto è che Montervino e compagni abbiano intuito quanto stesse accadendo in campo e si sono adattati. Non possiamo pensarla in modo diverso perché altrimenti c’è davvero di che preoccuparsi sull’efficienza di questa Salernitana.Pagina nera, quindi, per lo sport ma non solo quello locale ma per tutta l’Italia. Peccato perché il fine settimana calcistico era cominciato con ben altre immagini, provenienti soprattutto dal tempio del calcio, San Siro. Quegli striscioni indirizzati a Moratti con tanto di <Lei> nei suoi confronti da parte della tifoseria neroazzurra ma soprattutto il veder rientrare in campo un ragazzino di 40 anni, vittima solo sei mesi fa di un terribile incidente al tendine di Achille. Xavier Zanetti, un esempio per tutti. Oggi, invece, la prima pagina dello sport nazionale è incentrata tutta su quanto avvenuto all’Arechi. Una pagina vergognosa che ci allontana sempre di più dal calcio inglese, spagnolo e tedesco. Meditate affaristi del calcio di oggi.

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