Querelle tra arbitri: assolto l’ex fischietto Piero Avella

Scritto da , 21 Novembre 2012
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Aveva denunciato manipolazioni nelle ‘pagelle’ degli arbitri da parte della Commissione arbitrale e per questo era finito sotto processo con l’accusa di diffamazione: assolto il “fischietto” salernitano Piero Avella, l’assistente con più presenze in serie C, che aveva puntato il dito contro il capo della Commissione arbitri nazionale della serie C, il rapallese Claudio Pieri. La sentenza è stata pronunciata ieri dal giudice Antonella Bernocco del tribunale di Chiavari che, accogliendo l’istanza difensiva avanzata dal legale dell’imputato, l’avvocato Michele Tedesco, ha ritenuto non sussistente l’ipotesi di reato che, di fatto, aveva segnato la fine della carriera di Avella. I fatti, oggetto del procedimento giudiziario, risalgono al 3 ottobre 2006 quando Avella in un’intervista televisiva rilasciata a “Striscia la Notizia”, aveva accusato Pieri, di aver impedito la sua promozione alla categoria superiore alterando illegittimamente i voti espressi nelle relazioni arbitrali che lo riguardavano. « Ho chiesto al commissario straordinario dell’AIA, prof. Luigi Agnolin con una raccomandata del 19 luglio affermò Avella – le copie delle relazioni degli osservatori arbitrali che mi avevano visionato durante tutte le partite. Fino ad allora tutte queste relazioni erano state date a chiunque, a me è stato risposto che potevo solo prenderne visione per motivi di privacy. Io il 14 settembre mi sono precipitato a Roma e ho dovuto visionare i referti letteralmente corretti a penna, sono ben sei e due partite dal referto non firmato. Da evidenziare che sono tutte modifiche al ribasso». Soddisfazione è stata espressa dall’ex fischietto al termine del processo nel corso del quale sono state ammesse tutte le prove e le liste testi fra cui il presidente della Commissione disciplinare regionale arbitri della Campania, Virgilio Quartuccio. Il Pm, al termine della sua requisitoria aveva chiesto l’assoluzione con formula dubitativa, il giudice, accogliendo la linea della difesa lo ha invece assolto con formula piena. La parte civile aveva chiesto 300mila euro di danni.

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