Quello ‘Nta ll’aria della gente del Sud

Scritto da , 23 marzo 2018

Ritorna la ricerca della parola di Tino Caspanello, sul palcoscenico del Centro Sociale “R.Cantarella”, ospite questa sera, alle ore 21, del cartellone di Mutaverso Teatro

 Di OLGA CHIEFFI

 Due operai, un balcone da dipingere, parole senza peso per fare scorrere il tempo. E potrebbe essere l’eternità, così, per sempre, con la sua logica, le sue certezze, la sete, la fame e la solitudine. Potrebbe essere così, per sempre, se non arrivasse qualcuno che è fuori dal disegno, fuori dalla perfezione, qualcuno che non sa dove andare, perché trovare un posto, nel cuore, è ormai quasi impossibile; qualcuno che però ha molto da offrire, tra un caffè e l’altro, tra un bicchiere di vino e un sogno rubato all’immaginazione; qualcuno che ancora guarda il mondo e lo ascolta, oltre i suoi rumori, oltre il suono delle sue parole, per scoprirne i segreti che viaggiano sotto la sua pelle. In questa atmosfera saremo avvolti questa sera, nel Centro Sociale “R.Cantarella” di Salerno, dove, alle ore 21, ritroveremo Tino Caspanello, stavolta in veste di regista e scenografo, del suo “‘Nta ll’aria”, ospite di Vincenzo Albano e del sua stagione di Mutaverso Teatro. Il testo, premio “Coup de coeur” del Teatro Le Rond Point di Parigi e presentato a Grenoble e in Lussemburgo, è affidato a Cinzia Muscolino, Tino Calabrò, Alessio Bonaffini. La pièce teatrale, come tanti altri spettacoli del Teatro Pubblico Incanto, vuole raccontare, semplicemente, mettendo la lente di ingrandimento su fugaci percezioni quotidiane e ingrandendole fino a trasfigurarle in storie in cui si riflette tutto il macrocosmo, perché la vicenda dei due imbianchini, intersecata a quella della donna che irrompe all’improvviso nella loro routine, è una riflessione sui condizionamenti che, troppo spesso, ci impediscono di accettare l’altro, il diverso da noi, solo perché la sua diversità rappresenta una minaccia alla nostra presunta normalità. Non ci si rende conto che ogni essere umano possiede una ricchezza di emozioni, un bagaglio di verità, che appartengono a tutti noi, che ci arricchirebbero se solo cominciassimo a rispettarne l’origine, la causa e la differenza. Viviamo ormai troppo spesso legati a pregiudizi che ci impediscono di vedere oltre il nostro io, pericolosamente attaccati a modi di pensare che si raggrumano, nel tempo, formando attorno al nostro sentire una crosta che non lascia più battere il nostro cuore seguendo il ritmo che gli è naturale. Per fortuna, di tanto in tanto, sulla strada si incontra ancora qualche santo, una folle, o un poeta, che riescono a ricondurci nei luoghi in cui la vita si addensa secondo le regole del caos più ordinato. E’ questo, forse, lo ‘ntalliarse, anche di noi napoletani, quel gingillarsi, indugiare, esitare o altri numerosi sinonimi tutti collegati ugualmente al concetto di “perdere tempo”. Si può ipotizzare che l’etimologia del verbo derivi dal termine latino talos (talloni) che segue “in”, formando “in-talos” inteso come “star sui talloni”, in senso metaforico di rimanere immobili, fermi in piedi, restare arrestati ed inerti in una posizione statica; dando in questo modo un’interpretazione esagerata del concetto di indugiare. Un’altra tesi ci porta alla lingua dell’antica Grecia ed al suo “en-thallein”, cioè germogliare. In questo caso ci si riferirebbe alla gioventù che appunto “germoglia”: il verbo sarebbe ispirato ai ragazzi che non sono ancora maturati e preferiscono sollazzarsi anziché darsi da fare, ma anche al modo di dire della lingua italiana di “mettere radici”, come ad aspettare un accadimento che non arriva mai, o, ancora che la parola possa provenire anche dal verbo ormai dimenticato dell’italiano antico “aliare” che significa muovere le ali, aleggiare, svolazzare ma anche, in senso figurato e letterario, aggirarsi e vagare. Con Tino Caspanello ritroveremo il dialetto messinese, semplice, scarnificato, ridotto a volte a puro suono con i suoi silenzi in cui ritrovarsi a ‘Nta ll’ aria.

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