Quella primavera del 1968 e l’autunno caldo del 1969

Scritto da , 26 Giugno 2019
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A cinquant’anni da quel biennio le riflessioni di un assoluto protagonista: Giorgio Benvenuto, oggi al Novotel di Salerno per presentare il volume “1968/69, quando soffia il vento del cambiamento” scritto a quattro mani con Massimo Di Menna

Di OLGA CHIEFFI

“1968/69, quando soffia il vento del cambiamento” è il titolo del volume, scritto da Giorgio Benvenuto e Massimo Di Menna che ripercorre quel periodo nei suoi momenti salienti, che hanno poi contribuito a cambiare profondamente il mondo del lavoro e la stessa società italiana. Una riflessione sul biennio 1968-1969, sugli anni della contestazione studentesca ed operaia culminati con l’autunno caldo dei grandi contratti dell’industria. Il libro si avvale del progetto grafico di Ettore Vitale e ripercorre anche con foto e manifesti quella fase tanto intensa di lotte sociali e sindacali, ma anche di conquiste fondamentali per la dignità del lavoro in Italia. Una opportunità, che ci verrà offerta oggi, nel pomeriggio, alle ore 16, 30 nella sala Paestum dell’ Hotel Novotel di Salerno per ragionare, con i due prestigiosi autori, sui cambiamenti intervenuti nel mondo del lavoro e sul ruolo che allora fu assai significativo dei corpi intermedi. Con Giorgio Benvenuto e Massimo Di Menna dialogheranno Gerardo Pirone segretario della Uil Salerno; Pino Turi segretario della Uil Scuola, Marina Albanese docente di Politica Economica della Federico II di Napoli, Giovanni Sgambati segretario della Ur-Uil Campania e Guglielmo Trupiano Copresidente Isvair e Direttore Generale Centro Europe Direct Lupt dell’Ateneo Napoletano. Nella primavera del 1968, soprattutto nelle fabbriche del nord, gli operai riprendono a reclamare i propri diritti, dopo aver contribuito al miracolo economico che ha cambiato l’immagine dell’Italia. La stagione delle lotte operaie è particolarmente intensa alla FIAT di Torino; alla Pirelli di Milano, dove nascono i primi Comitati Unitari di Base, organizzazioni antagonistiche rispetto alle confederazioni sindacali, a Valdagno, nel cuore del Veneto “bianco”, dove l’intera comunità partecipa all’occupazione della fabbrica tessile Marzotto. Nel corso delle lotte, la presenza e la mobilitazione degli studenti contribuisce non poco alla vittoria operaia. Anche il 1969 è segnato da acute agitazioni operaie, che iniziano nella tarda primavera a Torino con le lotte alla FIAT e proseguono nel corso dell’estate. Ma la tensione e la lotta coinvolgono anche il Meridione. Qui nel salernitano, a Battipaglia, viene proclamato lo stato d’assedio dopo che la polizia ha sparato sugli operai e su altri cittadini che manifestano contro la chiusura di alcuni tabacchifici e, più in generale, contro la disoccupazione e il degrado economico della zona. Ma, contrariamente a quanto accaduto in precedenti occasioni, stavolta l’intera popolazione reagisce alle cariche degli agenti, dà fuoco al municipio e alla questura, erige barricate e scatena una dura battaglia che si conclude con due morti e circa duecento feriti. Il culmine della protesta dei lavoratori si raggiunge nel corso dell’“autunno caldo”. Queste ultime, inizialmente colte di sorpresa dalla radicalità del movimento, riescono tuttavia, sotto la guida di Luciano Lama e Bruno Trentin, della CGIL, Luigi Macario e Pierre Carniti, della CISL, e, appunto di Giorgio Benvenuto, della UIL, a riprendere in mano la sua direzione, conquistando cospicui aumenti salariali e un rafforzamento delle proprie strutture organizzative, con la nascita dei “Consigli di Fabbrica” e la diffusione dei delegati di reparto. Il culmine dell’autunno caldo si raggiunge il 28 novembre, con la scesa in piazza di oltre centomila metalmeccanici, in lotta per il rinnovo del contratto e per il miglioramento delle condizioni di lavoro in fabbrica, che attraversano pacificamente il centro di Roma e tengono un comizio in Piazza del Popolo. Ma il sottotitolo del volume è lungo ed è “Un viaggio nella memoria. Nenni, Pasolini e il 1968. Le esperienze internazionali, Le manifestazioni studentesche in Italia. Alcune esperienze sessantottine. Piccoli importanti avvenimenti. Una spinta per la modernizzazione. Partiti tradizionali della sinistra. Gli scontri e la conflittualità. Il PSI e la modernizzazione della sinistra. L’autunno caldo. Il sindacato di polizia. Partecipazione e decisione. Consigli di zona. Tra Marcuse e La Malfa. La sinistra oggi. La musica”. Ogni pagina è corredata da un’illustrazione: Gramsci, il libretto rosso di Mao, il Che, Nenni, Giovanni XXIII, il “sogno” di Martin Luther King, Ho Chi Min, la strage di Piazza Fontana, il primo numero de “il Manifesto”, la manifestazione dei metalmeccanici, la celebre copertina de “L’uomo a una dimensione”, il libro di Herbert Marcuse, non certo di semplice lettura, che almeno qui a Salerno, veniva portato religiosamente nella tasca dell’eskimo, forse mai sfogliato.

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