Quel Raffaello che non tornò a Salerno

Scritto da , 6 Maggio 2021
image_pdfimage_print

di Michelangelo Russo

Il grande successo che sta avendo su internet l’appello lanciato dal Comitato Promotore formato da Michelangelo Russo, Marco Alfano, Antonio Braca, Antonio Ilardi, Emilio Porcaro, Massimo Ricciardi e Matilde Romito per destinare l’ex Tribunale a sede di un Museo identitario del nostro territorio merita la citazione di un episodio, avvenuto nel 2006, che dimostra tutta l’importanza di avere a Salerno una sede degna e capace di accogliere anche capolavori dell’arte di tutti i tempi. L’adesione al Comitato di uno storico dell’arte della caratura del professore Antonio Braca (bibliografia imponente a partire dai suoi lavori sugli avori medievali del nostro Museo Diocesano), porta, a parte le competenze professionali per il successo del progetto, anche la conoscenza di fatti incredibili relativi alla condizione di povertà delle strutture salernitane in rapporto alle potenzialità di sfruttamento dell’immenso patrimonio artistico passato nelle nostre terre.
Il fatto: nel 2006 la Sovrintendenza di Salerno (di cui il Prof. Braca è stato dirigente fino a due anni fa, col tramite del Direttore Generale del Ministero dei Beni Culturali della Campania Stefano De Caro, avviò contatti cordiali con la National Gallery di Washington per portare in esposizione a Salerno nientemeno che uno dei quadri più celebri di Raffaello, la Madonna d’Alba, di proprietà del Museo Americano. La storia di quei contatti è un esempio di quanto possa fare una politica intelligente proiettata alla crescita culturale dei popoli. Il contatto autorevole con la National Gallery, una delle più famose del mondo, avvenne tramite Alfonso Andria, allora presidente della Fondazione Ravello, e Nancy Pelosi, la speaker del Congresso Americano. Nancy Pelosi, oriunda italiana, abbiamo imparato tutti a conoscerla e a stimarla per la sua competenza, l’amore verso l’Italia, e, aggiungo io, per la sua indomabile capacità di resistenza al grugno da OK Corral di Donald Trump.
Orbene, il contatto fu proficuo, e la National Gallery si disse disponibile a uno scambio di opere tra le due sponde dell’oceano. Fu Antonio Braca a pretendere dagli americani il prestito del capolavoro di Raffaello, anziché di una tavola cinquecentesca raffigurante il Concilio di Trento del 1560 con al centro l’immagine di Paolo Giovio arcivescovo di Nocera. Alla fine un accordo di massima fu raggiunto. Dopo la morte di Raffaello il quadro era stato sottratto nel sacco di Roma, a cui nel 1527 aveva partecipato, da Giovanni Battista Castaldi, generale di Carlo V re di Spagna. Castaldi lo portò a Nocera Inferiore nel 1530, fondando il convento di Monte Oliveto, a cui donò l’opera. Il quadro restò in proprietà ai monaci olivetani fino al 1686, quando se ne impossessò un furbacchione: il duca d’Alba, collezionista appassionato, che lo comprò dai frati olivetani, che, forse un po’ fessacchiotti, si accontentarono di una copia fedele del dipinto fatta da Luca Giordano. Nel 1836 il dipinto fu acquistato dallo zar Nicola I di Russia, che ne fece il gioiello dell’Ermitage di San Pietroburgo. Circa cento anni dopo il quadro fu venduto, clandestinamente, dai bolscevichi ancora più miopi dei monaci di Nocera al miliardario americano Mellon, che a sua volta lo donò alla National Gallery. Questa la storia di un capolavoro partito dalle nostre terre e che a Salerno voleva tornare. Sapete perché non se ne è fatto più niente? Perché, incredibile a dirsi, non c’era un luogo espositivo adatto   che rispondesse alle richieste di sicurezza e di accessibilità che giustamente pretendevano gli americani. Nel dirmi questa, stamane, il professore Antonio Braca ha rilasciato un commento amaro, ma che apre la porta a una speranza riconducibile al Polo Museale nell’ex Tribunale che, come Comitato Promotore, auspichiamo.
“Quel Raffello potrebbe ancora tornare, se gli troviamo una casa adatta!”
E allora diamoci da fare! Nancy Pelosi è ancora brillante e combattiva. Riattiviamo quel canale!

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->