Quei cartoon da vedere con occhio critico

Scritto da , 24 settembre 2015

 

Domani sera alle ore 21, sul palcoscenico del teatro Del Giullare, prenderà il via la rassegna Voce Sola, con Ecce Robot scritto ed interpretato da Daniele Timpano

 Di Olga Chieffi

 Quattro aprile 1978: sull’allora Seconda rete, all’interno del programma contenitore “Buonasera con….”, la fatina bionda della televisione, Maria Giovanna Elmi, annunciò che sarebbe stata trasmessa all’interno la prima puntata di Atlas Ufo Robot. Il cartone animato, realizzato da Go Nagai, uno dei più famosi autori giapponesi di manga, rappresentò una rivoluzione epocale. Azione, combattimenti spaziali, tragedie individuali, lotte contro l’invasore alieno, l’amore, presero improvvisamente il posto degli splendidi disegni firmati da Hanna & Barbera o dalla Warner Bros, sostituendo la visione rassicurante e politicamente corretta delle produzioni disneyane con atmosfere particolari e personaggi ben definiti anche psicologicamente. Il successo fu enorme. La “Goldrakemania” dilagò inarrestabile al punto da diventare moda, fenomeno di costume, gadget di ogni tipo con l’immagine di Goldrake (dalle figurine ai modellini in scala, ai costumi di carnevale) invasero il mercato, mentre termini come alabarda spaziale e maglio perforante entrarono, quasi di diritto, nel vocabolario dei bambini del tempo. Ero bambina anche io a quel tempo, ero in quarta elementare, allora il mio unico idolo era Zorro, in second’ordine Furia e Rin-Tin-Tin, ma in aula non si parlava e non si cantava altro e mio padre non voleva che guardassi le avventure di Goldrake: “E’ una storia melensa, perdi tempo, c’è ben altro da vedere e da leggere”. Poi, scoprii che vedeva puntualmente Buonasera con… che presentava interventi di grandissimi del teatro e dello spettacolo, quali Alberto Lupo, Renato Rascel, il Quartetto Cetra, Luciano Salce, Peppino De Filippo, con all’interno questo benedetto Goldrake, e naturalmente feci timidamente la mia richiesta di lasciarmi sbirciare quel quarto d’ora di cartone. Mio padre sentendosi scoperto, accondiscese: “ Va bene guardalo, ma criticamente!”. Daniele Timpano, che con il suo “Ecce robot – Cronache di un’invasione” inaugurerà domani sera, alle ore 21, sul palcoscenico del teatro Del Giullare, la seconda edizione della rassegna “Per voce sola/Parole della nostra scena”, curata e diretta da Vincenzo Albano, deve aver guardato i cartoni giapponesi con occhio critico, per essere riuscito a trasformarli in arte teatrale. Timpano ci riporterà a quei tempi, in cui la reazione di psicologi, associazioni e anche politici, non si fece attendere e culminò in un’interpellanza parlamentare promossa dall’allora del PDUP Silverio Corvisieri. Il cartone animato fu giudicato diseducativo, violento, non dimentichiamo che erano gli anni caldi del sequestro Moro, delle grandi stragi, che segnarono l’Italia, e la Rai rinunciò alla programmazione di questi cartoon che fecero poi, la fortuna delle tv private, del berlusconismo e del vuoto totale di buona parte degli adolescenti formatisi negli anni ’80, con la testa nel tubo catodico, ignari di vivere gli anni di piombo e l’assalto alla democrazia, mostrando per traslato lo spaccato di un’Italia con una televisione commerciale in cui il pensiero era assente e che è riuscita a sconvolgere i ritmi delle famiglie e le modalità di crescita ed educazione dei figli. Cartoni che vennero accolti da certo giornalismo come “sessisti, scorretti, senza alcuna finalità pedagogica, diseducativi, pornografici e violenti” eppure vincenti proprio per le loro caratteristiche di novità e diversità, perfettamente intercalati dai sorpresieri del Mulino Bianco, le raccolte punti, il giovane Bonolis e Bim,Bum,Bam. Così, a dispetto degli xenofobi che vedono, attraverso i cartoni, “i giapponesi come lontani, alieni incomprensibili, oltre che brutti”, la “tv democristiana, sanremina e perbenista” venne di fatto invasa da queste immagini con grandi occhi che contrabbandavano tutt’altra morale con futuristiche storie di robot. La conclusione, dopo una pièce interamente giocata sulla falsariga di una puntata di Mazinga Z, autobiografica considerazione che può essere facilmente estesa alla maggior parte dei coetanei dell’autore, sarà drammaticamente lucida: “Sono meticcio: la mia mamma è giapponese, il mio papà è Berlusconi”.

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