Quando il silenzio parla gli cado in grembo

Scritto da , 19 novembre 2017

Questa sera, alle ore 18,30, Silvana Nardiello presenterà il suo lavoro poetico presso il Rodaviva di Cava de’ Tirreni

 Di OLGA CHIEFFI

 Noi la conosciamo quale mezzosoprano-contralto, dalla voce calda e misteriosa, scopriremo, invece, stasera, alle ore 18,30, nella libreria Rodaviva di Cava de’ Tirreni, la Silvana Nardiello poetessa. Un incontro con l’autrice, unitamente alla relatrice Giuseppina Orsini – Docente di lettere al Liceo Classico “M. Galdi”, con letture di poesie a cura di Simone Avagliano e Alice Marzolo, e gli interventi musicali della vocalist Zoe Marzolo, in duo con le chitarre di Filippo Di Domenico e Valerio Vicentini, per analizzare il suo lavoro poetico, “Quando il silenzio parla gli cado in grembo”. Da sempre appassionata d’arte in tutte le sue espressioni, interessata alle novità e a tutto ciò che affronta e scruta la vita in maniera profonda, scopre e conosce l’attore, scrittore, poeta, regista e fumettista Alejandro Jodorowsky e frequenta due workshop da lui tenuti: “Il risveglio dell’ essere essenziale” L’incontro sia fisico che spirituale con Jodorowsky è stato fondamentale per la stesura e la pubblicazione di questo libro che rappresenta una sua silenziosa, ma grande passione. Questa esperienza ha dato voce ad una serie di riflessioni e ha, appunto, risvegliato delle sensazioni che le hanno aperto le porte su un mondo meraviglioso: la poesia. Silvana Nardiello con la sintassi di questi piccoli versi, colti ancora vibranti di rigoglio, intensi per volontà, indicativi e presenti, eppure presaghi e forti di una coscienza assoluta, di cui la poetessa investe ogni atto, ogni scoperta, lo stesso sollievo della sua vita, dichiara la sua più umile verità. La Nardiello, trova in questa plaquette, nuovo ed eterno, presente e memoria, il mondo del suo sguardo e di quello di tutti, oltre ogni confine, oltre ogni colore, coro di luci e d’ombra, di giorni e di stagioni, di cui il più lieve trasalimento è parola e, poi, silenzio della parola, svelante una palese volontà in ogni cosa, che le si rivela durevole, tesa ad un significato di canto, alla sua diffusa suggestione. L’autrice è capace di raccontare il mondo e lo fa con una semplicità disarmante, in una poesia che sembra l’appunto, un segno preciso e mai affrettato, su un taccuino e che nasconde tra le pieghe dei versi in un suggello rimico che, proprio perché celato, brilla deciso per un attimo, per, quindi, celarsi di nuovo come una lucciola nei prati estivi, arrivando in questo fissare paziente ad una conoscenza esatta delle cose, con un verso che ha la grazia della tradizione e la quotidianità del nostro tempo. La parola è sufficiente a se stessa, si fa unità per un pensiero di grande intensità sul rapporto della vicenda umana col tempo; tanto che, dal polimorfismo di accostamenti inconsueti, emerge, con nettezza, che la vita è il tempo prestato dalla morte. Una poesia, quella della Nardiello, che fa degli interrogativi esistenziali il cuore del canto; un canto, che, con una partitura musicale, minimalista, e con urgente partecipazione panica, ci prende per mano per inoltrarci, in quelli che sono i valori della vita. Silvana dà vita a questa vita, vista con occhi nuovi, non semplicemente accompagnando le parole, ma interpretando personalmente i versi, dove l’impalpabilità dei suoi strumenti non è vago sentimentalismo, ma un’espressione vibrante, innervata di luce e radici.

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