Procida chiese aiuto ad un boss dopo la lite con Vaccaro

Scritto da , 10 dicembre 2015

Antonio Procida, dopo la lite al bar con Matteo Vaccaro e temendo ritorsioni per quello che aveva riferito, non era rimastio con le braccia conserte. L’uomo, poi freddato con Angelo Rinaldi poche ore dopo in via Magna Grecia a Fratte, aveva contatta un importante esponente della malavita salernitana appartenente ad un clan di spicco sul territorio per chiedere “protezione”. Il dettaglòi emerge dalla perizia telefonica effettuata sia sui cellulari delle vittime che su quelli degli indagati. Tra le telefonate cerchiate in rosse ci sarebbe anche una effettuata a Ciccone. Quest’ultima oggetto di approfondimento per verificare se fosse stata effettuata per informare il candidato dell’accaduto e chiedere consigli oppure semplicemente per chiedere chiarimenti sulla questione dell’attacchinaggio dei manifesti. Quest’ultimo aspetto è oggetto di un’inchiesta paralella che, a differenza dell’indagine sul duplice omicidio, non è ancora stata definita dal pubblico ministero titolare delle indagini (il pm Vincenzo Montemurro). Per l’agguato dello scorso 5 maggio il sostituto procuratore antimafia ha chiuso il cerchio. Rischiano l’ergastolo Matteo Vaccaro, ritenuto il mandante dei delitti di Antonio Procida ed Angelo Rinaldi, il figio Guido e Roberto Esposito. L’elemento di novità ri- guarda l’inchiesta relativa all’affissione dei manifesti e i presunti affari tra malavita e politica oggetto ancora di approfondimenti con due esponenti politici iscritti sul registro degli indagati ed ap- partenenti a schieramenti opposti. Sulla vicenda in questione fu ascoltato, dopo il duplice omicidio Lello Ciccone, il qualche aveva affidato ad Antonio Procida l’attacchinaggio dei manifesti in occasione delle elezioni regionali. Una vicenda che presenta ancora diversi aspetti da chiarire a differenza dell’agguato avvenuto in via Magna Grecia lo scorso maggio. “In concorso tra loro, con più azioni ese- cutive di un medesimo disegno crimo- noso da inquadrare in vincoli associativi di natura camorristica legati al controllo del territorio per il predominio criminale”. Viene precisato: “Matteo Vaccaro nel ruolo di mandante e tutti come esecutori materiali, con premeditazione e minuziosa preparazione ed esecuzione del- l’agguato, esplodendo nei confronti Antonio Procida ed Angelo Rinaldi al meno quattro colpi di arma da fuoco. Ora la vicenda si arricchisce di nuovi interessanti particolari.

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