Processo Crescent: alla Vitale incarichi pubblici e 600 euro da Zampino junior

Scritto da , 4 dicembre 2015

di Andrea Pellegrino

Che fine ha fatto l’archivio dell’architettura contemporanea di Salerno (che sarebbe dovuto essere l’Urban center, ndr)? Quali somme ha percepito l’architetto Maria Grazia Vitale per la cura di una mostra-convegno? Ed infine quali erano i rapporti professionali tra l’architetto e l’ex soprintendente Zampino? Questi sono i primi quesiti della procura di Salerno finiti nelle informative depositate agli atti del processo Crescent. Quella di Zampino, Vitale e dell’Urban Center, riguardano in particolare la prima informativa prodotta dai Carabinieri di Salerno e datata 13 novembre. Dalle carte visionate ed acquisite dal nucleo investigativo del comando provinciale di Salerno si ricostruisce la vicenda dell’Archivio dell’Architettura contemporanea di Salerno, «inaugurato nella giornata di venerdì 17 settembre 2010 alle ore 17,15 nell’edificio di via Porta Elina – ex museo del Falso, indicato come sede provvisoria prima dello spostamento presso il costruendo Crescent». L’inaugurazione avviene alla presenza dell’allora sindaco Vincenzo De Luca e dell’allora soprintendente Giuseppe Zampino. «Tale evento, rientrava nel programma di opere e lavori pubblici che l’amministrazione comunale aveva messo in campo per la festa patronale “San Matteo 2010”». Da qui l’incarico della Vitale: «Incaricata dal Comune di Salerno – si legge – quale professionista coadiutore, per gli aspetti tecnici e per l’allestimento dell’evento, in merito all’organizzazione della mostra di architettura ed alla creazione dell’archivio dell’Architettura contemporanea su indicazione di Giuseppe Zampino». Ma dal Comune l’architetto Vitale non percepisce nulla. I compensi provengono tutti dalla Soprintendenza di Salerno, nel periodo in cui è retta proprio da Giuseppe Zampino. Dall’ex soprintendente (di tasca sua) non percepisce nulla. Sono solo compensi per prestazioni pubbliche. Ci sono, secondo gli accertamenti, 600 euro lordi ricevuti – non si sa a quale titolo – dall’architetto di Fisciano da Mario Zampino, figlio del soprintendente del silenzio assenso sul Crescent di Salerno

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