Presa la moglie del ras Porpora

Scritto da , 5 dicembre 2017

Adriano Rescigno

C’era anche la nonna settantacinquenne nel nucleo familiare di usurai finiti in manette, ieri mattina, nel corso di un’operazione congiunta tra Fiamme Gialle e Polizia di Stato e coordinata dal sostituto procuratore del Tribunale di Nocera Inferiore Giuseppe Cacciapuoti denominata “Get e Money”. Ma il capo era lei Elvira De Maio che gestiva l’affare in famiglia, con i figli Raffaele Porpora, detto Lello, 38 anni, figlio di Antonino Porpora, detto Ndulino, ucciso alla fine degli anni ’80 nella guerra di camorra e amico e sodale di Alfonso Loreto senior, e con l’altro figlio – appena 22enne – Francesco Rosario Civale. Elvira De Maio l’usuraia si avvaleva del supporto della madre Gerardina Nastro, detta Maria, classe ’42, con il ruolo di riscossore degli interessi mensili che le vittime erano costrette a versare. Le indagini hanno evidenziato che la famiglia Di Maio – Porpora aveva messo in piedi un vasto giro di usura ai danni di casalinghe, artigiani e piccoli imprenditori. Le manette, su ordine del gip del tribunale di Nocera Luigi Levita, sono scattate ai polsi della matriarca 75enne Gerardina, alias Maria, Nastri, Elvira De Maio 58 anni, Antonio Davide 49 anni; Maria Neve Perrotti 50 anni, Francesco Rosario Civale 22 anni, Raffaele Porpora 38 anni e Gerardina tutti residenti a Scafati. Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Antonietta Di Lauro 61 anni. E’ accusata di essere una delle fiancheggiatrici di Elvira De Maio. Colei che dopo l’arresto di Lello Porpora e l’avvio delle indagini avrebbe dovuto aiutare Elvira De Maio a raccogliere interessi e capitali, in particolare, da una delle vittime, che lavorava nell’ambito dell’ospedale scafatese. Antonietta Di Lauro, incensurata, è la sorella del più noto Generoso Di Lauro, detto Gigino, in carcere da molti anni, finito a metà degli anni ’90 nel mirino del gruppo criminale dei Ridosso, dopo la morte di Salvatore Ridosso. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati beni mobili ed immobili, tra cui gioielli, autovetture e conti correnti per un valore complessivo di 120mila euro. In particolare è stato disposto il sequestro preventivo di 70.406,15 euro deposititati da Francesco Rosario Civale su un libretto postale in aggiunta ai 400 euro contanti che aveva con se. Al Civale infine sono state preventivamente sequestrate 5 polizze di un banco dei pegni di Torre Annunziata dal valore complessivo di 1431 euro. Per gli altri soggetti tratti in arresto è stato disposto il sequestro preventivo per equivalente ai fini della confisca di beni mobili e immobili fino alla concorrenza della somma di 46.600 euro Le indagini sono partite dalla denuncia presentata da una delle vittime il 22 giugno scorso. Questa ha raccontato agli inquirenti di essere vittima di usura, da parte di Elvira De Maio, da diversi anni e che siccome negli ultimi tempi non era riuscita ad onorare il pagameto degli interessi usurai alle scadenze stabilite aveva ricevuto delle minacce da parte del figlio di De Maio, il 38enne Raffaele Porpora. E, proprio mentre la vittima degli usurai stava raccontando il suo incudo agli inquirenti il suo cellulare ha squillato più volte. Dall’altro lato dell’apparecchio vi era proprio il 38enne che con toni minacciosi esigeva il pagamento di somme di denaro. Le telefonate furono registrate dalla vittima e i file consegnati a corredo della denuncia presentata alla polizia ed alla Guardia di Finanza. Raccolta la denuncia gli investigatori organizzarono un servizio di appostamento che si concluse con l’arresto di Raffaele Porpora e con il sequestro di 200 euro. L’arresto di Porpora fece acquisire coraggio a molte altre vittime della famiglia. Seguirono altre denunce. Secondo l’accusa “Raffaele Porpora, tossicodipendente e di indole violenta ed aggressiva, induceva nelle vittime uno stato di terrore e di soggezione psicologica, di fatto costringendole a pagare gli interessi pattuiti per timore di inevitabili ritorsioni”.

Quando Elvira “scioglieva il cane”

In famiglia ciascuno aveva un ruolo ben preciso. Elvira De Maio utilizzava il figlio Raffaele Porpora per incuotere timore, per minacciare le vittime e, quando queste ultime omettevano o ritardavano qualche pagamenti affermava che “avrebbe sciolto il cane”. Elvira De Maio solitamente annotava i nominativi delle vittime, gli interesso pattuiti e le rispettive scadenze su di un’agenda e custodiva poi il denaro in cassaforte. Francesco Civale, figlio della De Maio, oltre ad essere perfettamente a conoscenza della illecita attività svolta dalla madre e dal fratellastro, collaborava attivamente con loro. Il ruolo di Civale era quello depositare le somme, provento di usura su libretti di deposito e su conti correnti a lui intestati in quanto incensurato. Inoltre era anche delegato al prelievo, di volta in volta, le somme indicategli dalla madre. Somme che poi sarebbero state consegnate alle vittime. Ad occuparsi della consegna dei soldi alle vittime era Elvira De Maio la quale all’atto della consegna riferiva di essere la moglie del defunto boss Antonino Porpora. L’allusione alla caratura criminale del defunto marito era un modo per incutere timore. A seguito dell’arresto del figlio, la De Maio convocava le vittime direttamente presso l’ abitazione della madre Gerardina Nastro per sollecitare l’immediato pagamento degli interessi usurai. Tra i vari soggetti che versavano interessi usurai alla famiglia De Maio vi era addirittura una donna che corrispondeva un interesse mensile pari a 2000 euro. Infine, è stato accertato che Raffaele Porpora, in più occasioni, in preda a crisi di astinenza, ha estorto piccole somme di denaro alle vittime. Ovviamente queste per paura non hanno mai negato il pagamento.

Maria Neve e il suo Messicano da “autonoma” dell’usura a intermediaria con le vittime

Il ruolo di Maria Neve Perrotta ed il marito Antonio Davide detto il “messicano” emerge sotto un duplice profilo. Da un lato la Perrotti viene chiamata in causa da una vittima quale diretta responsabile del reato di usura in un periodo antecedente all’instaurazione del rapporto con Elvira De Maio; dall’altro viene chiamata in causa dalle altre vittime quale intermediaria nei rapporti con Elvira De Maio. Dall’attività investigativa è emerso che in più occasioni Maria Neve Perrotti ha avrebbe avvicinato le vittime per convincerle a continuare nei pagamenti interrotti dopo l’arresto di Raffaele Porpora. L’opera di persuasione veniva attuata anche ricorrendo ad esplicite minacce, ovvero, prospettando pesanti ritorsioni sia ad opera di Raffele Porpora, una volta libero, sia da parte di pregiudicati del posto o di paesi limitrofi con i quali Elvira De Maio era in contatto. Antonio Davide, in accordo con la moglie contatta le vittime e le intimorisce con esplicite minacce. Antonietta Di Lauro è il braccio destro di Elvira De Maio. Quest’ultima si è rivolta alla Di Lauro in un momento di grossa difficoltà dovuta alle indagini in corso ed alla necessità di sottrarsi agli eventuali controlli da parte degli investigatori. Praticamente La De Maio aveva bisogno di una persona “pulita” che non destasse sospetti, in grado di fungere da intermediaria riscuotendo direttamente a nome della De Maio, le somme dovute dalle vittime a titolo di interesse usuraio. Antonietta Di Lauro era il soggetto ideale in quanto oltre ad essere incensurata, risultava svolgere una normale attività lavorativa: era dipendente dell’Asl in servizio presso l’ufficio esenzioni dell’ospedale di Scafati.

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