«Potere al Popolo? Unico movimento politico che mi rappresenta»

Scritto da , 5 febbraio 2018

«Nessuna formazione politica mi rispecchia se non Potere al Popolo». Lo ha dichiarato Valentina Restaino è tra le candidata al Se-nato nel collegio uninominale.

Valentina, perchè ha deciso di candidarsi e perchè con Potere al Popolo?

«Non mi sarei mai candidata se non per Potere al Popolo; se il movimento non fosse nato, avrei continuato a fare politica sindacale a prescindere da qualsiasi carica o candidatura, come faccio da anni. Nessuna altra formazione politica mi rispecchia. Non mi rispecchiano ovviamente tutte le formazioni e i partiti di destra, Movimento 5 Stelle compreso: sono una donna di sinistra da sempre, femminista, antirazzista, comunista. Allo stesso modo, sono lontana anni luce dalla politica del Pd, centrista, repressiva, tutta imperniata sulla protezione delle posizioni di potere economico capitalista. Di Liberi e Uguali non mi piace parlare, perché dentro ci sono numerosi compagni realmente di sinistra che stimo; che purtroppo si sono fatti trascinare in un’operazione elettoralistica, in un cartello di fuoriusciti Pd che non ha respiro, non ha progetto politico autonomo. Credo che dopo il 5 marzo vedremo LeU scomparire oppure appoggiare senza riserve il partito di Renzi. Potere al Popolo non è un partito. E’ il popolo dei lavoratori precari, dei lavoratori professionali impoveriti dalla crisi e dall’abbandono ad un mercato senza regole. E’ il popolo dei pensionati, delle donne discriminate nel lavoro e nella vita di relazione, dei pensionati che non possono arrivare alla fine del mese, dei giovani che emigrano come ai primi del 900, dei malati che non possono curarsi a causa di una sanità pubblica depredata dalla politica e dai gruppi di potere, dei migranti che cercano una terra senza fame e senza guerre. Ecco, noi, che siamo questi, riteniamo di essere centrali. Rifiutiamo la politica assistenziale delle elemosine da 80 euro, quella dei bonus una tantum; rifiutiamo la politica di demonizzazione del povero e del di- verso che hanno caratterizzato tutta la politica governativa degli ultimi anni, culminata nel decreto Minniti. Pratichiamo tutti i giorni la solidarietà e il mutualismo; difendiamo i beni comuni, propugniamo una vera giustizia sociale e una reale e radicale redistribuzione  della ricchezza, vogliamo un reddito universale incondizionato per tutti, che liberi i giovani in particolare dalla schiavitù di un lavoro sempre più povero e precario»

Cosa si aspetta da queste politiche?

«Quella dei compagni dell’OPG di Napoli per me è stata una chiamata alle armi, ed è solo un inizio. Mi aspetto di combattere. Le nostre vittorie saranno due: il raggiungimento della soglia di sbarramento del 3 per cento e la costruzione di Potere al Popolo che verrà dopo il 5 marzo. Sogno un movimento europeo transnazionale, che faccia ripartire la politica dal basso senza concessioni ai populismi di destra; la costruzione di un’altra Europa, fondata sulla solidarietà tra lavoratrici e lavoratori, che promuova pace e politiche condivise con i popoli dells ponda sud del Mediterraneo».

Quali sono i punti del programma per lei più importanti o su cui in- tende puntare maggiormente l’at- tenzione?

«Per me, che sono oltre che un’avvocata anche una sindacalista del lavoro autonomo, uno dei punti essenziali del programma è proprio quello concernente il lavoro della mia categoria. Abolizione degli ordini professionali che sono per lo più luoghi di clientele, introduzione di un vero equo compenso per tutti i lavoratori e le lavoratrici autonome e non solo pe ri fiduciari di banche e assicurazioni, l’estensione al lavoro autonomo degli ammortizzatori sociali previsti per i lavoratori dipendenti sono punti essenziali del programma, che abbiamo contribuito a scrivere con il nostro sindacato M.G.A.. Oltre a questo, abolizione del jobs act., introduzione di una seria e pesante tassa patrimoniale sui grandi patrimoni, istituzione di un reddito minimo garantito per tutti. Protezione del lavoro e redistribuzione della ricchezza: queste le mie parole d’ordine».

 

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