«Potenziare i centri antiviolenza»

Scritto da , 6 dicembre 2012

Potenziare anche a Salerno i centri antiviolenza sulle donne. E’ questo l’auspicio di Lella Marinucci, presidente della associazione “In Movimento”.
La cronaca italiana ci riporta una crescita incessante del numero di donne vittime di violenza. Quanto sono importanti le iniziative dei centri antiviolenza?
Va sottolineato che le vittime di violenza sono passate da 85 nel 2005 a 137 nel 2011, e ai primi di novembre 2012 sono oltre 100 le donne assassinate. Un fatto che cresce perlopiù in ambito familiare, una realtà statisticamente provata. Spesso, la maggioranza delle manifestazioni di violenza non sono denunciate perché vivono in un contesto maschilista, dove la violenza in casa non è sempre percepita come un crimine. Ritengo che queste iniziative, e parlo dell’iniziativa promossa da realtà del territorio salernitano come: Se non ora quando? Salerno; Spaziodonna Salerno; Associazione “In movimento”; Anpi Salerno; Piattaforma “Altri Orizzonti”;  ecc. e l’adesione di tante associazioni come Arci Salerno; Arcigay; Uds; Uil Rps; Associazione “Raggio Verde”, con la sua rappresentante Maria Rosaria Meo, componente della  Commissione per le Pari Opportunità della Provincia di Salerno, e tante altre, servono innanzitutto a far rilevare alla comunità a cui apparteniamo che c’è un emergenza sociale, un livello di violenza molto alto, basta vedere i dati di donne uccise nell’ultimo anno, ed in generale nelle proprie mura domestiche, dal proprio marito, compagno.
L‘Onu allarmato dai dati raccolti dalla rete nazionale dei Centri antiviolenza, intende verificare lo stato del nostro Piano in materia di violenza sulle donne…
L’Italia nella classifica del Gender Gap Report sulla condizione delle donna nel mondo, stilata dal World Economic Forum è scesa dal 74° all’80° posto – dopo il Ghana e Bangladesh. E sensibilizzati da tali allarmanti dati abbiamo aderito alla convenzione “No  More!” che prevede  che il governo italiano tramite i ministeri interessati, si attivi ed istituisca un Osservatorio sull’informazione che riguarda la violenza di genere- femminicidio. Questa richiesta,  presentata nei giorni scorsi pone  il problema all’attenzione non solo del governo italiano, ma anche delle istituzioni locali di farsi carico del fenomeno in termini di prevenzione, con risorse più adeguate, di potenziare e/o attivare servizi alle donne che denunciano le violenze subite.  Riteniamo che la formazione nelle scuole attraverso un adeguamento didattico sia molto importante sin da giovanissimi. Ho visto tanti insegnanti che sono già al lavoro, dobbiamo fare in modo che il loro impegno diventi con il nostro aiuto un programma didattico permanente.
Lei ci parlava di un “fatto culturale” di questa fenomenologia…
E’ un problema sociale, istituzionale, ma soprattutto culturale va sottolineato. C’è un atteggiamento degli uomini nei confronti delle donne che va modificato, che è nei comportamenti,  nei modi di essere della quotidianità, che può manifestarsi in forme molteplici, più o meno crudeli, più o meno subdole, un potere dell’uomo che tende a negare la personalità della donna, a privarla della sua soggettività. Per fermare questa violenza, si deve lavorare insieme, donne ed uomini. Noi abbiamo viste le facce, conosciamo i nomi di donne vittime della violenza, che spesso accade davanti ai propri figli. Ed è questa una cosa preoccupante, perché i ragazzi possono  assumere lo stesso atteggiamento violento nel vedere la violenza perpetrata nei confronti delle loro madri. Quindi, da qui si evince il fatto culturale!
Quali sono le attività specifiche dei Centri antiviolenza e delle associazioni verso la violenza?
Abbiamo sottoposto all’attenzione dell’amministrazione comunale la convenzione  “No more” affinché venga discussa, per poi  assumere i provvedimenti necessari. Immagino che nel breve, a Salerno si potenzino i centri antiviolenza, come Linea Rosa di Spaziodonna che ha la conoscenza di  una serie di testimonianze, e lo sportello di riferimento del Comune che ha raccolto una serie di denunce, alle quali va dato corpo, altrimenti le donne non denunciano. Bisogna capire le modalità e le azioni di supporto, che devono essere fruibili, fattibili. C’è bisogno di un coordinamento di tutti gli attori sociali che devono fare la loro parte.
Quale coinvolgimento dei giovani nel programma di contrasto alla violenza?
Dobbiamo rivolgerci ai giovani che sono il nostro  futuro, da loro deve partire uno scatto di orgoglio e dignità. Dobbiamo passare il testimonial, ma dare l’esempio, ascoltandoli ed aiutandoli a superare il momento difficile vista la precarietà che vivono.
 

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