Poste: la Procura attende la relazione

Scritto da , 29 novembre 2016
Le poste centrali a Salerno

di Andrea Pellegrino

La Procura di Salerno indaga sui lavori di ristrutturazione del Palazzo delle Poste. A quanto pare sarebbe stato aperto un fascicolo per far chiarezza sugli interventi che la nuova proprietà (la famiglia Rainone, ndr) sta eseguendo sul palazzo di Corso Garibaldi che dovrebbe ospitare appartamenti di lusso. Dalla Procura sarebbe partita anche la richiesta ai vigili urbani di Salerno di informativa rispetto alle autorizzazioni e agli atti amministrativi che sono alla base dei lavori. Ma al momento dal comando di polizia locale non ci sarebbe nessuna risposta. L’inchiesta nascerebbe da un esposto presentato dalle associazioni Italia Nostra e Figli delle Chiancarelle. Le associazioni, nella immediatezza dell’inizio dei lavori, avevano segnalato alla competente Soprintendenza di Salerno le consistenti demolizioni di parti del fronte mare facenti parte della struttura originaria dell’edificio storico ed hanno fatto richiesta di accesso agli atti. Dall’esame della documentazione si è appreso che l’intervento di ristrutturazione fu autorizzato dalla sola Soprintendenza di Salerno, con riferimento ad un progetto nel quale gli interventi di demolizione risultavano dettagliati solo nei grafici, ma nella relazione tecnica illustrativa, presentata insieme alla richiesta di autorizzazione, vi erano solo brevi ed indeterminati cenni. Nell’esposto, presentato alla Procura ed inviato anche alla Direzione Generale Belle Arti e Paesaggio del Ministero per i Beni Culturali, le associazioni hanno segnalato la mancanza di altre autorizzazioni oltre quelle della singola Soprintendenza di Salerno. «Difatti – spiegano – la norma prescrive che la demolizione anche parziale, di edifici vincolati, esula dalla potestà autorizzativa della Soprintendenza e deve essere autorizzata dall’organo collegiale istituito con Dpcm 171/2014 (art 39 comma D) presso i segretariati regionali del Mibac, subentrati nelle analoghe competenze prima esercitate dalle Direzioni regionali. Infine la demolizione avvenuta non appare giustificabile con esigenze strutturali e/o di pubblica utilità».

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