Porticciolo di Pastena: i cittadini in campo per strapparlo alla cementificazione

Scritto da , 7 Aprile 2013
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Fabbricati, cottage, garage e una piazza sul mare. Un’altra. Questi i tratti del nuovo volto che potrebbe assumere la zona dello storico porticciolo di Pastena, quello da dove ora si ammira lo spettacolo delle due costiere gioiello insieme. Da lì, dove le due costiere abbracciano Salerno, a breve si rischierà di vedere solo costruzioni in cemento armato. Da un lato, la Divina coperta dall’imponente Crescent ancora in costruzione (che giunto a poco più della metà è tranquillamente visibile ad occhio nudo dalla ringhiera del porticciolo), dall’altro la Costiera cilentana che, ben presto, sparirà alla vista con la realizzazione del nuovo Marina urbano, il progetto che la Fintur di Antonio Ilardi si appresta a cantierizzare. Una lunga fila di fabbricati, di qui a poco, potrebbe erigersi a partire dal lido Caravella fino al lido Colombo, per andare a “tuffarsi” in mare con due strutture che ospiteranno dei cottage. Un progetto contro cui c’è un intero quartiere schierato e non solo. 
A difesa di un pezzo di storia della zona orientale e della città intera, di un borgo marinaro e ad un porticciolo, di spazi pubblici fruibili dai cittadini, ci sono tre schieramenti agguerriti. Il primo è il comitato Giù le mani dal porticciolo, nato proprio all’indomani del progetto di cementificazione della zona: un movimento spontaneo di residenti del quartiere e di altri salernitani che non ci stanno più alla perenne sottrazione degli spazi pubblici e di aggregazione. Un comitato che può contare sulla forza dell’associazione ambientalista Italia Nostra e del gruppo di cittadinanza attiva Figli delle Chiancarelle. Tutti uniti nella battaglia per fermare il nuovo porto turistico che, stando al progetto, tanto porto turistico non sarebbe con una serie di cottage, fabbricati e garage che poco hanno a che fare e che spazzeranno via le ultime spiaggette libere di Salerno e soprattutto un luogo di ritrovo di fondamentale importanza.
I Bop e il ricorso al Capo dello Stato. E’ stata presentata ieri mattina da Daniele Bagnoli, rappresentante di Giù le mani dal porticciolo, da Raffaella Di Leo, presidente di Italia Nostra e da Leonardo Vitola, esponente dei Figli delle Chiancarelle, la campagna sociale “Bop (Buono ordinario pullanghelle). L’unico buono che salva il porticciolo dalla cementificazione e dalla speculazione edilizia”. Un’iniziativa che mira a raccogliere risorse al fine di presentare il ricorso straordinario al Capo dello Stato per fermare la realizzazione del progetto. Il ricorso sarà curato dall’avvocato Gaetano D’Emma. Ogni Bop acquistato, però, assume soprattutto un valore sociale, di radicamento al territorio, di senso civico. Già diversi sono stati, solo nella giornata di ieri, i Bop acquistati dai cittadini per finanziare il (costoso) ricorso. Il numero 1 ed il numero 100 saranno messi all’asta su e-bay. Ma saranno diversi i giorni e i modi per poter contribuire: già ieri sera, presso il bar Verdi c’è stata la mostra delle foto che hanno partecipato al concorso fotografico Giù le mani dal porticciolo. Il 14 aprile, invece, si terrà alle 16 una giornata all’insegna della musica hip hop a Pastena, mentre il 19 maggio gli abitanti della Val di Susa saranno a Salerno per presentare il loro libro contro la Tav, “La sarà dura” e per avvicinare due situazioni che, per quanto diverse, sono molto simili.
La riqualificazione dell’area. Certo, il piccolo borgo tanto caro ai residenti di Pastena, ha certamente bisogno di una riqualificazione. A tal proposito, proprio ieri mattina, sono partite le operazioni per la tinteggiatura del muro. Ogni settimana alcuni cittadini si occupano della manutenzione della zona, ripulendola e migliorandola. «Lo facciamo noi – spiega il giovane Daniele Bagnoli – perché l’amministrazione comunale non ha mai provveduto alla manutenzione della zona. Una scelta strategica – dice – per poi giustificare un intervento di cementificazione. Con queste iniziative e questa campagna Bop vogliamo riavvicinare i cittadini a questo luogo, perché questo è un pezzo della nostra storia che sta per essere stravolto, snaturato in maniera criminosa con l’eliminazione di spazi pubblici e non più fruibili alla cittadinanza. A noi non interessa se per qualcuno la vista delle due costiere è un valore immateriale: le copriranno e questo è un abuso ai danni dei cittadini e per questo ci siamo attivati per salvare il nostro porticciolo.
Progetto illegittimo. «E’ solo una grande speculazione edilizia». Un attacco duro e preciso quello di Leonardo Vitola, dei Figli delle Chiancarelle, che ha esposto i numerosi punti critici del progetto. In primis la realizzazione di alcuni cottage al posto dell’attuale pennello di scogli (luogo prediletto di alcuni pescatori) che, non solo saranno a mare, ma che impediranno di ammirare la costiera cilentana. «Noi – spiega Vitola – non diciamo no agli interventi, ma solo se sono fatti secondo le regole. E questo non lo è. Basti pensare che è stato ignorato il vincolo del 1957 cui l’area è sottoposta, che c’è il parere favorevole di una Commissione locale per il paesaggio illegittima nella sua composizione e che saranno tirati su una serie di fabbricati che con la nautica da diporto nulla hanno a che fare. Gli interventi, e c’è la legge che lo dice, devono essere pertinenti alla diportistica. Non capiamo a cosa possano servire dei cottage ed una piazza sul mare. Il punto è che non c’è legittimità nell’insieme del progetto: tutto è fatto per il semplice gusto di cementificare».
Il confronto che non c’è. La vibilità dei cittadini non si vende. In queste poche parole è racchiuso il messaggio di Lella Di Leo, presidente di Italia Nostra, che ha sottolineato come ci si aspettasse «un ascolto da parte dell’amministrazione comunale alle perplessità dei cittadini, ma così non è stato, esattamente come nel caso del Crescent. Anzi, tutte le osservazioni alla variante al Puc sono state cestinate senza troppi complimenti. Una variante che in realtà è un nuovo piano regolatore che sposta tutti i volumi al centro sopprimendo tutti gli standard, gli spazi vivibili, di aggregazione. Noi non siamo disposti a vendere la nostra vivibilità in città, dal momento che è già ridotta all’osso».

 

Meno cittadini ma più palazzi. Un Puc che non è a misura di Salerno. Quando nel 2005 fu redatto il Piano urbanistico comunale a Salerno si contavano 154 mila anime con una previsione di 180 mila abitanti di lì agli anni a venire. Nel corso degli ultimi otto anni, però, i salernitani sono notevolmente diminuiti fino a giungere a quota 132 mila, ben 22 mila persone in meno. A questo calo non ha fatto da contraltare una revisione del Puc che andasse incontro ai nuovi numeri di Salerno. Anzi, è andato in direzione opposta: più sono diminuiti i cittadini, più sono diventate le aree edificabili. Insomma, si costruisce o si pensa di costruire per 180 mila, ma i cittadini non ci sono. 
Logica avrebbe voluto che la variante si adattasse ai nuovi scenari. La logica…

 

7 aprile 2013

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