«Pontecagnano onorerà la memoria del vice brigadiere»

Scritto da , 29 Luglio 2019
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di Rosario De Sio

Pontecagnano ricorderà Mario Cerciello Rega, il carabinieri ucciso a Roma con 11 coltellate. Il 35enne di Somma Vesuviana, in passata aveva svolto servizio, per quattro mesi, presso la stazione dei carabinieri delcentro picentino. Qui il ricordo del militare è ancora vivo tra i colleghi che lo hanno conosciuto ed avuto modo di apprezzare le sue doti. «L’odio per chi indossa una divisa ormai è all’ondine del giorno». A sostenerlo è il primo cittadino di Pontecagnano, Giuseppe Lanzara commentando la morte del giovane carabiniere ucciso a Roma da due turisti. «Ci uniamo al dolore della famiglia, a quello della moglie con la quale era da poco tempo sposato. Come primo cittadino ho ringraziato ufficialmente i carabinieri e le forze dell’ordine perché questi ragazzi stanno dalla mattina alla sera per strada in condizioni difficili a garantire la sicurezza di tutti i cittadini». Il primo cittadino ha sottolineato come, oggi, i carabinieri e in generale chi indossa una divisa sia visto come nemico e non se ne si riconosce il ruolo ricoperto all’interno della comunità per questo è importante sensibilizzare la comunità e soprattutto i giovani: «A Pontecagnano abbiamo deciso di onorare la memoria di Mario Cerciello Rega mantenendone vivo il ricordo, lo abbiamo già fatto con altri uomini morti mentre servivano lo Stato. Mi riferisco ai due carabinieri uccisi nel 92, Fortunato Arena e Claudio Pezzuto ed al finanziere Daniele Zoccola. Ogni anno ne onoriamo la memoria e ricvordiamo il loro sacrificio e faremo così anche con Rega. Manteniamo viva la memoria di questi eroi. Quest’anno la mia idea è di coinvolgere le scuole sensibilizzando i ragazzi, i professori e i genitori con iniziative tese non solo a tenere viva la memoria ma anche per trasmettere e sottolineare il valore dell’Arma e delle forze dell’ordine». Lanzara ha poi ricordato come siano molti gli uomini in divisa che ogni giorno rischiano la vita per prodigarsi verso gli altri. «L’episodio del carabiniere ora balza agli occhi dell’opinione pubblica ma ci sono molti altri ragazzi in divisa che quotidianamente mettono a rischio la propria vita sventando rapine e furti. Piccoli eroi silenziosi che tutti i giorni contribuiscono alla sicurezza della comunità e che tuttavia non finiscono sulle prime pagine dei giornali. Mi auguro che il lavoro che fanno queste persone venga premiato ed elogiato sempre di più anche se oggi a subire sono proprio loro e non chi commette il reato». È importantea detta del primo cittadino riflettere sulla situazione odierna della giustizia in Italia giacché questa non garantisce la certezza della pena e vanifica l’azione e il lavoro delle forze dell’ordine che ogni giorno lottano per mantenere la sicurezza nelle città. «Dobbiamo avere lo Stato presente che sia in grado di garantire la sicurezza dei suoi cittadini. Sono p r e o c c u p a t o quando sento che si vogliono dare armi a persone comuni, non bisogna armare gli italiani ma dare la certezza della pena perché non è possibile che questi delinquenti arrestati dalle forze dell’ordine siano a piede libero il giorno dopo. Il criminale si fa beffe della legge e della divisa perché sa che dopo l’arresto sarà di nuovo libero e questa cosa va drasticamente cambiata, bisogna inasprire le pene, soprattutto per chi aggredisce un uomo dello stato». In merito all’uccisione del carabiniere è intervenuto anche l’ex sindaco di Pontecagnano Ernesto Sica ribadendo l’’importanza di inasprire in certi punti il decreto sicurezza. «Bisogna tutelare le forze dell’ordine, non è possibile morire così, servono leggi che possano tutelare le divise magari con leggi che diano più libertà sull’uso delle armi. Oggi più di ieri diventa un problema servirsi dell’arma perche i delinquenti non hanno freni inibitori e se ne approfittano». Poi ha aggiunto:«Dobbiamo rendere più forte il decreto sicurezza, non serve il taser, ma la pistola che deve essere usata con maggior libertà da parte dei carabinieri i quali oggi, oggi sono preoccupati di utilizzarla perché non hanno un sostengo legislativo che gli possa consentire di non rischiare la galera o il posto di lavoro in caso di utilizzo, loro on sono tutelati».

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