Poesia contemporanea: Mestiere o Arte ostinata?

Scritto da , 23 giugno 2017

Questa mattina, alle ore 12,30 nella Sala Pasolini i ragazzi della Summer School di Salerno Letteratura incontreranno il verso di Marco Amendolara

Di OLGA CHIEFFI

Una delle definizioni più belle della poesia l’ha data Dylan Thomas: “Nel mio mestiere o arte ostinata” (“In my craft or sullen art”). E proprio a quest’ostinazione del fare poesia sono dedicati gli incontri di questo ciclo curati da Alfonso Amendola, Alberto Granese e Rosa Giulio, con la partecipazione di Eleonora Rimolo e Francesco Iannone, che stamane, alle ore 12,30, nella cornice della Sala Pasolini, presenteranno ai ragazzi della Summer School di Salerno Letteratura, il verso di Marco Amendolara. I ragazzi verranno messi di fronte all’opera poetica di Marco, raccolta in “La passione prima del gelo – Poesie 1985-2008” (Edizioni La Vita Felice di Milano, con un saggio critico di Alessandro Ghignoli). Il volume edito per volontà dell’associazione dedicata al poeta – nata nel febbraio del 2013, dalla comune e spontanea esigenza di un gruppo di persone, a lui legate da vincoli di affetto e di stima, di dare seguito al profondo dialogo intellettuale ed umano da lui stesso iniziato, presieduta da Alfredo Nicastri – continua, così, l’opera di divulgazione dell’opera di Marco, che ha già visto nel 2014 la pubblicazione de’ “Il corpo e l’orto – poesie 2005-2008” sempre per le edizioni milanesi de’ La Vita felice, raccogliendo l’intera opera poetica di Marco Amendolara, da “Città di Passaggio” a Rimmel, dai Misteri di Seymour a Fogli selvatici, da Stelle e Devianze, agli “Epigrammi”, passando per “La passione prima del gelo”, “Catulliane e altre versioni, “L’amore alle porte”, “La bevanda di Mitridate, sino a “Il corpo e l’orto”. Un percorso, in cui si può riconoscere il Marco fine traduttore, la grande influenza del passato sul verso, le passioni per il giallo, il fumetto, il cinema, certo decadentismo, e ancora, il sacro senso dell’amicizia, l’interesse per le arti, tutte, la simbiosi con la natura nella sua assolutezza, la condizione dell’ inappartenente e dell’inadatto, quell’amore che coinvolge e sconvolge, che mangia l’esistenza, che strugge l’uomo e il tempo, sino alla liberazione dal corpo, attuazione massima dell’esercizio filosofico, riaccendendo, così, il romanzo, un nuovo romanzo, rifiutando di tenersi aggrappato alla corda, ai linguaggi, al vedere e al non voler vedere, all’accecarsi, all’assordarsi, al cadere e ricadere sempre nello stesso posto, riconquistando l’agognato mistero del primordiale.

 

 

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