“Pm ha confermato quanto ribadito da me ma ora attendiamo sentenza”

Scritto da , 12 Giugno 2021
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di Erika Noschese

Si chiude una delle pagine più buie della storia politica paganese. Massimo D’Onofrio e Alberico Gambino non sono, in alcun modo, coinvolti nell’accordo politico mafioso stipulato tra l’ex sindaco di Pagani Alberico Gambino, l’esponente di Fratelli d’Italia Massimo d’Onofrio e la cosca della Lamia dei D’Auria Petrosino. Per entrambi, infatti, il Pubblico Ministero della Dda di Salerno Elena Guarino nell’aula bunker della Cittadella Giudiziaria, ha chiesto l’assoluzione. D’Onofrio e Gambino aspettano però la sentenza definitiva prima di sbilanciarsi su questa storia che ha visto Gambino rinunciare alla fascia tricolore, a vittoria avvenuta. “E’ la richiesta del pubblico ministero che conferma ciò che ho sempre dichiarato: io non sono coinvolto in questo patto”, ha ribadito l’ex sindaco di Pagani e attuale dirigente di Fratelli d’Italia che, prima di gridare alla vittoria per un processo che ha inevitabilmente cambiato – e rovinato – la sua vita, politica e privata, attende il mese di luglio quando dovrebbe scriversi – nero su bianco – la parola fine, definitivamente. “Non voglio sbilanciarmi, preferisco aspettare la sentenza ma sono sicuramente contento per la richiesta avanzata dal pm”, ha poi aggiunto Alberico Gambino. “È con gioia emozione e fede che ho accolto una prima buona notizia dal processo Linea D’ombra/Criniera. Un primo passo che ci rende fiduciosi per la prossima sentenza riponendo nella giustizia la massima fiducia – ha invece dichiarato Massimo D’Onofrio – Sereni ed ottimisti attendiamo l’esito del processo,personalmente ho sempre creduto nella giustizia”. Per entrambi, solo poche parole in merito all’udienza che si è aperta con le dichiarazioni spontanee di Antonio Petrosino d’Auria, sempre assolto in altri processi. Per lui e il fratello Michele l’accusa ha chiesto rispettivamente diciotto e ventuno anni, diciotto anni per i fratelli Daniele e Vincenzo Confessore, stessa pena per Francesco Fezza, 7 anni per Michele Faiella e cinque per Gerarda Giordano. Chiesti inoltre cinque anni per l’imputazione relativa all’estorsione legata al Caf a Pagani a carico di Renato e Gerardo Cascone detto Aldo, candidato a sindaco alle amministrative 2020 a Pagani, Francesco De Risi ed Aniello Esposito, mentre per Gennaro Napolano, c’è stata una richiesta di pena a 15 anni di reclusione per algtre accuse. Assoluzione a carico di Giuseppe De Vivo, Salvatore De Maio, Tommaso Fezza, Rita Fezza e Maurizio Annunziata. Per Gennaro Galdieri e Michele Califano chiesti 15 anni di reclusione. L’operazione Criniera L’inchiesta denominata Criniera, poi sfociata in processo (Elettro Pandolfi in abbreviato fu assolto) fu all’origine di Vincenzo Montemurro (ora a Potenza) e ora ereditata da Elena Guarino che ha smontato la prima tesi accusatoria secondo cui esisteva un patto tra gli esponenti della cosca della Lamia e i politici di Palazzo San Carlo. I fatti contestati nei capi d’imputazione si fermano al 2015, data del rinvio a giudizio. Questo è l’intervallo temporale su cui si basa il giudizio contro il presunto gruppo criminale di allora, Fezza – Petrosino D’Auria, egemone a Pagani – secondo il pm titolare del fascicolo prima di Guarino- in quegli anni. Un clan di camorra che sarebbe stato attivo tra il 2009 e il 2015, con rapporti tra esponenti della cosca e alcuni politici in carica a Pagani. I politici avrebbero avuto rapporti con il clan per ottenere voti in cambio di favori. Una tesi, questa, già smontata del tutto per assenza di prove nel primo processo “Linea d’ombra” e smontata ieri dalla stessa Procura.

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