Pisano, Scadono i termini dell’ordinanza. E intanto il pm attende le cartelle

Scritto da , 19 giugno 2016
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di Andrea Pellegrino

Era il 12 maggio quando il Comune di Salerno concedeva trenta giorni di tempo alle Fonderie Pisano per superare alcune criticità. Oggi, 19 giugno, i trenta giorni sono passati ma a quanto pare allo stato mancherebbero gli atti successivi al provvedimento firmato dal sindaco Enzo Napoli. Sul sito web di Palazzo di Città l’ordinanza non compare più tra gli atti pubblicati ma il provvedimento è vivo e vegeto ed in qualche modo andrà revocato o ottemperato.
Sostanzialmente, il sindaco di Salerno aveva evidenziato, nell’ordinanza, criticità nello scarico di acque reflue industriali nel Fiume Irno ed in zona protetta (quella del Parco Urbano dell’Irno) le criticità sollevate dal Comune di Salerno che avrebbero portato alla firma dell’ordinanza sindacale. «Tale anomalia – si legge – riveste particolare importanza sia per la tutela dell’ambiente che per la qualità delle acque del fiume Irno che si riversano nel mare e nelle immediate vicinanze di aree balneabili». «Pertanto – si legge ancora – occorre tutelare un possibile nocumento anche alla salute pubblica oltre che all’ambiente». Trenta giorni di tempo, ora scaduti, per eliminare ogni criticità, «in caso contrario – avverte il primo cittadino – si procederà in danno con denuncia all’autorità giudiziaria».  Ma ancora quanto allo scarico delle acque nell’area protetta “Sic – Zps” del Parco urbano dell’Irno, il Comune aveva ordinato la realizzazione (sempre entro il termine di 30 giorni) di «un progetto di sistema di raccolta di acque di lavorazione industriale prodotte all’interno dei capannoni nonché la produzione di elaborati grafici ed analitici da cui si evince – si legge ancora – l’adeguamento alle moderne tecnologie disponibili relativamente all’impianto per la raccolta ed il trattamento delle acque pluviali, accertando e documentando la totale separazione di tale sistema da quello per le acque industriali nonché da possibili altre intromissioni, in particolare di acque fecali». Ed, infine, si era ordinato ancora «di provvedere con l’urgenza del caso, ad un espurgo delle vasche a servizio dell’attuale sistema abbattitore, tramite apposita ditta autorizzata».
Attendono anche a Palazzo di Giustizia. Ed in particolare è il pm Roberto Penna, titolare di un filone d’inchiesta sulle Fonderie Pisano, che attende dati e cartelle cliniche dei cittadini della zona che si sono rivolti all’autorità giudiziaria per stabilire un nesso tra le morti e l’inquinamento della zona. Dopo una prima scrematura dell’elenco fornito dai comitati, a quanto pare l’azione del sostituto procuratore si sarebbe fermata davanti alla mancata consegna della documentazione da parte degli interessati. Inoltre, secondo indiscrezioni, pare che dall’elenco siano state escluse le persone decedute per cause naturali mentre allo stato non ci sarebbe nessun operaio ammalato o deceduto

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