Pisano: pronto un piano dettagliato da dare al Gip

Scritto da , 20 ottobre 2016
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La situazione venutasi a determinare con l’Ordinanza del Gip del Tribunale di Salerno che ha confermato il sequestro dell’impianto produttivo delle Fonderie Pisano di Fratte/Via dei Greci, continua a destare giustificata preoccupazione non solo da parte degli operai e delle maestranze, ma anche da parte dell’azienda.

L’esasperazione dei toni e delle modalità della protesta innanzi la sede del Tribunale di Salerno da parte dei lavoratori non sminuisce in alcun modo il rispetto e la piena fiducia della proprietà delle Fonderie nella Magistratura in tutte le sue articolazioni. Restiamo coerenti con l’impostazione comportamentale evidenziata fin dall’inizio di questa triste vicenda: massima disponibilità alla collaborazione nella consapevolezza che è possibile operare – come emerso dai dati Arpac relativi ai controlli effettuati ad agosto – nel rispetto della normativa vigente in materia ambientale.

In merito, poi, alle ragioni del mancato ricorso al Riesame (Tribunale del Riesame) rispetto al provvedimento di sequestro giudiziario  da parte della Procura di Salerno, va evidenziato che non avendo ancora ottenuto, in quei giorni, i risultati ufficiali dei controlli Arpac (elemento fondamentale della strategia difensiva), si ritenne di non opporsi all’iniziativa dell’Organo Inquirente, rimanendo, comunque, fiduciosi che il rispetto dei parametri normativi avrebbe consentito in tempi brevi la riapertura dell’impianto.

Non da ultimo – fermo restando la possibilità di difendere in altre sedi la bontà delle nostre tesi –  occorre aggiungere che in queste ore si procederà alla consegna presso l’Ufficio del Gip del Tribunale di Salerno di un dettagliato ed approfondito piano industriale al fine di dimostrare la necessaria ed indispensabile riattivazione – anche parziale – dell’impianto di produzione di Fratte/Via dei Greci per consentire la necessaria agibilità finanziaria da noi ritenuta fondamentale sia per individuare uno sbocco positivo (in termini di sostenibilità produttiva) al processo di delocalizzazione, che per mantenere in equilibrio i livelli occupazionali.

 

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