Pirati dei giornali, primi indagati. Anche chi li ha letti rischia multe salatissime

Scritto da , 22 Settembre 2019
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articolo tratto da Repubblica.it

Ci sono tre indagati tra i pirati dell’informazione. E 10 mila persone rischiano una multa da 24 mila euro per aver scaricato sul telefonino un giornale che, in edicola, costa due euro. Online meno della metà. La Polizia postale ha chiuso la prima delle indagini sugli amministratori di chat (su Telegram e WhatsApp) dove ogni giorno vengono inviate le copie di tutti i quotidiani e le riviste italiane. Giornali che è possibile avere per pochi euro al mese o anche gratuitamente, cedendo però il bene più prezioso per un utente: la propria identità. Basta iscriversi a queste chat per consegnare i propri dati e rinunciare alla sicurezza.

La prima indagine giudiziaria ha però messo un altro punto. Nelle scorse settimane la Postale ha consegnato alla procura di Cagliari una lunga informativa denunciando tre persone: si tratta di un signore che vive in Sardegna, classe 1974. Un suo coetaneo torinese e un uomo del ‘64 che vive in provincia di Milano. Sono stati scoperti, nel corso di una perquisizione, mentre scaricavano i giornali e li inviavano nelle chat illegali. Dove era possibile leggerli con un abbonamento mensile da pochi euro. I centri erano diversi e non collegati tra loro. Il più importante era in provincia di Torino dove un tecnico informatico, ufficialmente disoccupato, era riuscito a “craccare” password istituzionali che gli permettevano di accedere ogni giorno alle copie dei quotidiani. Aveva così creato un canale al quale erano iscritti qualche migliaio di persone. Rintracciarlo non è stato semplice. L’inchiesta era partita sulla base di una denuncia degli editori de L’Unione Sarda che avevano trovato copie del loro giornale distribuito, gratis, online. Con la collaborazione della Postale avevano così “segnato” le copie ufficiali che venivano scaricate legalmente dagli abbonati. In modo da poter sapere quali venivano poi rilanciate illegalmente. Così è stato possibile individuare chi (il sardo e il milanese) rivendeva tutto su Telegram.

L’indagine ha poi fatto un ulteriore salto di qualità. Gli investigatori si sono resi conto che esisteva un terzo canale, assai più importante per numeri rispetto agli altri due. Hanno chiesto collaborazione a Telegram senza però ottenere risposta. A quel punto è cominciato un lavoro minuzioso su tutti gli iscritti ai canali, incrociato con le transazioni finanziarie, in modo da arrivare all’amministratore. E lo hanno preso con le mani nella marmellata: quando hanno bussato alla sua porta, in provincia di Torino, stava caricando i giornali (che aveva grazie a password rubate) nella chat. Ora, così come accade per chi aveva i decoder del “pezzotto” (il sistema illegale per guardare Sky e tutte le pay tv per pochi spiccioli) anche nel caso dei quotidiani scaricati sulle chat rischiano i consumatori finali. Non il carcere (perché manca l’acquisto del decoder) ma una multa salatissima. Il caso sardo è stato seguito passo per passo dalla Fieg, la Federazione degli editori, che da più di un anno ha organizzato una task force per individuare i canali con la possibilità di download illegali.

Il problema è la mancata collaborazione di Telegram: nonostante la “violazione reiterata e massiva” del copyright, per citare le denunce della Fieg, e la “richiesta di blocco dei canali e la rimozione delle testate rubate”, a oggi esistono almeno 8 chat, dove oltre 500 mila persone possono scaricare gratis i giornali, che non si riescono a chiudere. Postale e Guardia di Finanza giurano ancora per poco.

 

 

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