Pino Pascali: il potere del segno e del sogno

Scritto da , 15 Dicembre 2018
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Inaugura questa sera, alle ore 19, la mostra del genio pugliese, a cinquant’anni dalla scomparsa, che sarà ospite del Frac di Baronissi sino al 10 febbraio

 Di OLGA CHIEFFI

Questa sera alle ore 19:00 presso la Sala delle conferenze del Museo-FRaCBaronissi, Gianfranco Valiante sindaco di Baronissi e Massimo Bignardi, direttore del museo, presenteranno la mostra Pino Pascali. Io cerco di fare ciò che amo fare, promossa in occasione del cinquantesimo anniversario della morte avvenuta nel 1968, all’età di trentatré anni non ancora compiuti. L’esposizione, curata da Massimo Bignardi, propone oltre quaranta opere provenienti da collezioni private, dipinti, disegni, bozzetti di scenografie e di spot pubblicitari per la televisione, realizzati da Pascali nell’arco di tempo che dal 1959 va al 1968: è un percorso espositivo che attraversa gli anni Sessanta, una stagione carica di grandi novità sia sul piano culturale, innanzitutto artistico, sia sul piano di una nuova ed entusiasmate realtà sociale ed economica. Un percorso che dà piena testimonianza di tale momento: i disegni per gli spot pubblicitari per l’allora neonato Carosello, le campagne pubblicitarie per la Cirio, l’Algida eccetera ci offrono la possibilità di percepire l’entusiasmo e la capacità propositiva che in quel decennio l’Italia faceva registrare. Toccò alla generazione di Pascali che condivise il palcoscenico artistico con personaggi del calibro di Franco Angeli, Mario Schifano, Tano Festa un complesso destino nuovo: affrontare le fortissime suggestioni della civiltà dei consumi e la dimensione della cultura dell’oggetto, dell’immagine plurima, dell’estetico di massa. L’elemento onirico, che riguarda il sogno, specialmente dal punto di vista psicanalitico, è una presenza costante nella sua opera. L’immaginazione, il desiderio, il sogno, sono colti in un movimento regressivo che si spinge in tre direzioni concomitanti, sul piano biografico, o autobiografico, in direzione dell’infanzia, sul piano antropologico, in direzione del selvaggio, sul piano della materia in direzione degli elementi primari che sostengono l’impalcatura del mondo. Dai lavori in esposizione, infatti, esce un Pascali versatile, dal carattere poliedrico, che si cimenta in una lunghissima carrellata di tecniche, stili e scelte di materiali, talmente ampia da destare interesse e curiosità. Tra la vasta gamma di possibilità Pascali sceglie di utilizzare tecniche miste su cartoncino e acetato, collage e fotomontaggi che utilizza per la preparazione dei filmati, spot pubblicitari e caroselli. La carrellata delle trovate iconografiche, delle tecniche e dei materiali utilizzati, è inesauribile e desta ancora meraviglia di come tale creatività irrefrenabile sia perfettamente equilibrata da una ricerca stilistica di sintesi e di quanto l’inclinazione ironica e la fantasia estrema di questo artista si concili da una sempre precisa calibrazione progettuale. Anche nella produzione grafica, l’artista non si limita alla semplice creazione dei personaggi e bozzetti, ma anima in prima persona i suoi “burattini”, o interpreta i personaggi, come nella sequenza della maschera di Pulcinella. Ecco, quindi, che i disegni e la sua attività artistica di pittore e scultore, appaiono diversi soltanto per il loro risultato finale. Perché in essi si ritroveranno la stessa energia, la stessa inventiva e la stessa volontà di ricerca che hanno fatto di Pascali l’uomo che con il suo estro voleva “rifare a mano il mondo”.

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