Pina Testa: un Grand Jeté lungo 40 anni

Scritto da , 17 ottobre 2018
image_pdfimage_print

 

I diplomati della maestra salernitana hanno rimesso tutù e scarpette per ricalcare insieme il palcoscenico, in un’onda di colori, suoni ed emozioni

Di OLGA CHIEFFI

È un rapporto speciale quello che lega un bambino che si avvicina alla danza o alla musica o ad una qualsiasi altra arte al Maestro, poiché si crea una relazione  affettivamente, mai neutra. Il Maestro è “un altro significativo” nel quale l’allievo trova  quella accettazione che genera sicurezza, fiducia e speranza nel futuro, che, pur con differenziazioni, richiamano quelle familiari. D’altra parte, gli scambi che giornalmente avvengono nel contesto di lezione tra maestro e allievo, nel tempo, creano ricordi, prospettive, assumendo grande rilevanza affettiva. Quest’ultima è basata sul riconoscimento reciproco che – potenzialmente – permette a ciascuno di mettersi nei panni dell’altro. È un rapporto attivo e reciproco che, tuttavia, domanda all’insegnante una disponibilità emotiva e cognitiva in grado di saper leggere le emozioni dell’ allievo e le proprie, in modo da incontrarlo con interesse, aiutandolo ad andare un po’ oltre per allargare e arricchire il suo sguardo sul mondo. Esperienza e conoscenza, passione e desiderio di condivisione legano gli allievi e il maestro deve essere accompagnato dalla consapevolezza della complessità del nostro tempo, che richiede chiarezza, capacità di pensiero e accettazione dei propri limiti. Tutto ciò è stato evidenziato in una serata strabordante di colori, suoni, emozioni, sul palcoscenico del Teatro delle Arti, una festa della Scuola, l’esaltazione di un metodo, di uno stile di vita, riconoscibile sul palcoscenico e fuori del teatro, che è quello vissuto e impartito da Pina Testa ai suoi allievi dal 1978 ad oggi. In quarant’anni tanti si sono avvicinati alla danza, hanno imparato un nuovo linguaggio, hanno conosciuto il sacrificio, il dolore per “salire” sulle punte, c’è chi ha scelto la danza come mestiere, chi fa altro, ma domenica, si sono ritrovati tutti a festeggiare colei che li ha accolti avvicinandoli all’arte della danza. In un Ginnasio ateniese, Platone confidava ai discepoli le ansie e gli abissi di quel suo viaggio incredibile e appassionato verso il mondo sublime dell’Idea, indicando loro i tratti salienti dell’educazione dell’Uomo d’oro. E i discepoli potevano ammirargli le grandi spalle di atleta coronato ad Olimpia. Di Pina Testa, infatti, abbiamo applaudito, attraverso consunti filmati, le sue performance in giro per i mondo quale prima ballerina del Teatro di San Carlo, un corpo improntato all’Amore che sa insegnare attraverso i propri strumenti esclusivamente l’Amore per il bello, portatrice di un linguaggio che è più ampio dei limiti del mondo, come il suo sguardo, sottomesso unicamente alla danza che riesce soltanto ad intendere priva di ogni scopo, libera, universale, pura. Ha fatto bene Pina a vestirsi tutta d’oro, novella Tersicore salernitana, che ha avuto quali boys, Francesco Boccia, suo primo allievo, e per lei hanno danzato, Camilla Naddei e Ferdinando De Filippo, schizzando l’incanto della Bella Addormentata, Salvatore Inghilleri che ha ricamato spazio e tempo con la sua danza flamenca, lo splendido passo a due da Filumena Marturano su musiche di Nino Rota, evocato da Simona Dipierri e Simone Liguori, il sogno da Paganini affidato alla leggerezza di Elena Renna e Marco Protano e ancora il coacervo di passioni tra palcoscenico e platea per Fortuna Capasso, la quale ha danzato, sulla voce del “suo” Salvatore Minopoli, in duo con Francesco Cuccia in doppia veste di pianista e tenore, “Caruso” di Lucio Dalla, sostenuta da Davide Raimondo. Con loro, la cornice degli allievi delle due scuole del Teatro delle  Arti e della sede storica di Torrione, tanti ospiti prestigiosi in platea, a cominciare dal governatore Vincenzo De Luca, con suo figlio Roberto, con una folta rappresentanza dell’amministrazione comunale che ha offerto una targa alla regina della danza, il direttivo del C.O.S. al completo, in prima fila, Luigi Ferrone, Corona Paone, Stefano Angelini, gli amici di sempre del San Carlo, Amalia Salzano, Matt Mattox, Carlos Palacios, maitre de ballet e direttore artistico dei più prestigiosi teatri, Luc Bouy ballerino coreografo e maestro dalla carriera Internazionale ed il compagno, Gaetano Petrosino, Antonella Iannone, Ciro Tammaro ingegnere del San Carlo Napoli, Diego Watzke, oltre i grandi in giro per il mondo che hanno inviato un contributo filmato, quali la Trayanova, Raffaele Paganini, Andrè De La Roche, Vassiliev, Luciano Cannito. Festa infinita con il coro del Teatro Verdi di Salerno, un omaggio di Antonio Marzullo, alla coreografa di tante opere, tra cui  è  stata scelta la Traviata con i Matador e le Zingarelle, per poi elevare il brindisi di prammatica. Applausi, lacrime, fiori e coriandoli e appuntamento alle nozze d’oro con la danza tra soli dieci anni!

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->