Piero De Luca candidato? Papà Vincenzo: “Niente so”

Scritto da , 24 febbraio 2017
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di Andrea Pellegrino

Sostegno a Renzi in cambio della candidatura al parlamento del figlio Piero. Il nuovo accordo tra il governatore della Campania e l’ex premier dovrebbe essere questo. Ma Vincenzo De Luca, intercettato dopo la conferenza dei presidenti delle Regioni, non risponde alla domanda dei giornalisti del fattoquotidiano, mentre liquida così la vicenda, in serata, nel corso di una intervista a Night Tabloid su Rai 2: «Non so niente di niente informate anche me se avete delle notizie». In vista delle primarie, conferma: «Sosterrò Renzi chiedendo di fare alcune innovazioni profonde. Ho parlato con lui proponendo la mia opinione: avere grande umiltà, chiedere scusa per gli atteggiamenti di arroganza del potere, e di supponenza che abbiamo avuto, bisogna chiedere scusa al mondo della scuola». «Il Pd – ha continuato il governatore – ha tentato di fare operazione caritatevole dopo i mesi di notizie su Roma, le polizze, gli assessori, ha cercato di proporre agli italiani una seduta psicoanalitica collettiva, una seduta spiritica… Io sono tra quelli che non hanno capito niente di ciò che è successo. Avremmo dovuto evitare di offrire all’Italia un’immagine che è apparsa francamente demenziale. La gente non ha capito niente», ha quindi aggiunto. A suo avviso, «dopo il referendum c’è stato un momento pesante nella vita del Pd e la sconfitta avrebbe meritato grande umiltà e capacità di ascolto. Avrei immaginato una discussione sui temi concreti». Infine sul governo: «Gentiloni e’ una persona per bene, un elemento di serenità e rasseneramento: se il governo lavora può andare avanti fino alla conclusione della legislatura».

LANDOLFI: «SUPERARE LE PRIMARIE PUBBLICHE» Ma la proposta per un nuovo Pd arriva anche dal segretario provinciale di Salerno, Nicola Landolfi: «Ho scritto alla commissione nazionale per il congresso. Bisogna, partire dai livelli provinciali e, progressivamente, arrivare a quello nazionale; Superare le primarie pubbliche, coinvolgendo solo gli iscritti, con una eventuale proroga sulle date; Discutere del programma del Partito, per l’Italia, partendo dai Circoli e coinvolgendo nel dibattito il mondo della scuola, delle professioni, dell’Università e del lavoro; Cooptare un rappresentante dei Gd giovano democratici), lo scelgano loro, nella Commissione Nazionale per il congresso».

ANCHE ORLANDO SCENDE IN CAMPO. Il 9 aprile è la data migliore per le primarie del Partito democratico. Questa è la conclusione cui è arrivata, a quanto si apprende da fonti vicine al segretario, la Commissione congresso nella riunione di ieri al Nazareno. L’organismo ha tracciato il percorso del Congresso dem fissando i passaggi più importanti, partendo dal presupposto che in vista delle elezioni amministrative il simbolo del partito va dato ai segretari provinciali del Pd entro la prima settimana di maggio e che il simbolo stesso deve essere ‘consegnato’ dal segretario per evitare ricorsi. Visto che il segretario formalmente viene eletto dieci giorni dopo le primarie, per la Commissione la data migliore è quella del 9 aprile. Se, infatti, si arrivasse al 23 aprile (il 16 è Pasqua) il segretario del Pd sarebbe nelle sue piene funzioni il 3 maggio, con margini estremamente stretti rispetti alle scadenze ‘tecniche’ delle amministrative. Oltre al fatto che il 23 cade in un ponte, con conseguente rischio di rallentare la partecipazione. Oggi alle 16 è stata convocata la direzione del Partito democratico, secondo quanto si apprende, che stabilirà le regole ed i tempi del congresso. Intanto ieri ha annunciato la sua candidatura alla segreteria il ministro Andrea Orlando: «Non sarò capo della mia corrente ma sarò il segretario del mio partito e il giorno dopo non chiederò ad un dirigente o parlamentare di dirmi con chi si schiera o dei voti che ha portato al congresso, ma delle sue idee. Io mi candido ad essere riferimento di tutto centrosinistra». Poi annuncia: «Non ci sarà la conferenza programmatica del Pd? La farò io e la farò nella capitale del Mezzogiorno, a Napoli, dove è esploso il populismo». A sorpresa, poi, arriva anche la proposta di Carlotta Salerno. E’ segretario cittadino a Torino dei Moderati, partito fondato da Giacomo Portas e alleato del Pd: «E’ stato Portas a pensarci. Me ne ha parlato e poi mi ha chiesto: se proponessimo il tuo nome in questo dibattito, anche per dare importanza ai nomi femminili, al momento assenti tra i nomi dei candidati? E io ho risposto sì ».

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