Piazza, parlano i consulenti: «Materiali trattati in impianti non idonei»

Scritto da , 15 aprile 2016

Rifiuti dell’ex pastificio Amato sepolti in Piazza della libertà, acquisita la terza consulenza tecnica. Nel pomeriggio di ieri sono stati ascoltati – nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti che vede imputati tecnici ed imprenditori – i due consulenti tecnici incaricati dalla procura di indagare circa la natura dei materiali utilizzati nella costruzione di Piazza della libertà e provenienti dalla riqualificazione del pastificio amato. I due consulenti, altamente specializzati nella materia ambientale, l’ingegnere Luigi Boeri e l’ingegnere Martelloni, hanno riferito circa le analisi da loro compiute sulla documentazione fornita dalla ditta Esa Costrtuzioni in merito ai materiali utilizzati in piazza della libertà. E’ emerso che benché la loro composizione fosse corrispondente ai dettami di legge, vi sarebbe tutta una serie di irregolarità a monte sia rispetto alla rispondenza al capitolato d’appalto, sia rispetto alla certificazione degli stessi materiali. Infatti, secondo la legge per poter essere qualificati come sotto prodotto, e quindi non come rifiuto, i materiali in questione debbono essere il risultato di un procedimento industriale di trattamento e recupero e così infine certificati, processo questo che non può essere identificato nella frantumazione e separazione post demolizione senza che vi sia l’intervento di un impianto autorizzato come sembra, invece, essere accaduto. Quindi la Esa costruzioni concedendo in sub appalto questa parte delle operazioni non avrebbe vigilato circa il corretto iter di recupero e certificazione dei materiali impiegati. Il tutto avveniva prima dell’entrata in vigore della variante di progetto, intervenuta a causa della “sorpresa idrogeologica”, cioè il rinvenimento di acqua marina nel corso degli scavi per la realizzazione della piazza. Inoltre, riferiscono i consulenti “nella prima parte dei lavori, prima della perizia di variante, secondo il capitolato d’appalto i materiali che dovevano essere impiegati per la costruzione della piazza dovevano provenire da una cava e non essere materiali reimpiegati, anche nel caso in cui questi avessero le dovute certificazioni. Due, quindi, gli aspetti da valutare riferisce Boeri: «Il cantiere di piazza della libertà doveva essere approvvigionato da materiale da cava, quindi il materiale proveniente dal pastificio Amato non poteva essere impiegato; in secondo luogo i materiali provenienti dal pastificio Amato sono stati sottoposti a processi di trasformazione non legittimi in quanto non eseguiti da impianti autorizzati. Successivamente, con l’entrata in vigore della variante al progetto, l’utilizzo dei materiali riciclati veniva concesso e solo allora ci si è rivolti agli impianti autorizzati.”. La ditta quindi avrebbe tratto un vantaggio economico considerevole, dai mutamenti introdotti post variante in quanto i materiali di recupero hanno un costo molto inferiore rispetto a quelli provenienti direttamente dalla cava. Quindi le attività svolte prima dell’approvazione della variante di progetto, in particolare l’impiego di materiali ottenuti fuori dagli impianti autorizzati configurano dal punto di vista ambientale una violazione. Il processo riprenderà con l’esame degli imputati alla fine di questo mese, nella stessa occasione verranno ascoltati i testi della difesa. (m.c.)

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