Piazza Libertà: c’è una terza inchiesta Indagati De Luca, tecnici e imprenditori

Scritto da , 16 ottobre 2014

C’è una terza inchiesta su piazza della Libertà, dopo quella sul crollo e sullo smaltimento illecito di rifiuti scatta l’indagine sulla variante da otto milioni del Comune di Salerno deliberata il 16 febbraio del 2011. Sono 22 gli indagati inseriti nel fascicolo d’inchiesta del pm Antonio Cantarella. Con accuse che vanno dal falso in atto pubblico al peculato e alla turbativa d’asta. Gli indagati sono il sindaco Vincenzo De Luca, il suo vice Eva Avossa e gli assessori dell’epoca: Alfonso Buonaiuto, Luca Cascone, Mimmo De Maio, Augusto De Pascale, Ermanno Guerra, Enzo Maraio e Franco Picarone che sono accusati di falso in atto pubblico per l’approvazione della variante. Il documento dell’avviso di garanzia notificato dalla Procura è stato pubblicato dal blog «L’altra Guancia – giustizia senza censura». Ed evidenzia le ragioni dello stanziamento di otto milioni da parte del Comune per una «sorpresa geologica» – come l’aveva definita la direzione lavori – che è risultata la presenza di acqua nel sottosuolo. Proprio sotto quell’area, piazza della Libertà, scorre il torrente Fusandola, il cui corso è stato deviato, e sono stati necessari interventi di impermeabilizzazione oltre all’utilizzo di un sistema – il well points – di controllo e smaltimento acqua inseriti in variante. In realtà, secondo la Procura, questi interventi sarebbero stati attivati già prima della variante. Alcuni tecnici chiamati in causa – Ragusa, Baia e Delle Femine – sono anche accusati di aver falsato stati di avanzamento dei lavori con gli imprenditori dell’Esa, Enrico e Armando Esposito. Mentre Marta Santoro e Antonio Fiengo avrebbero falsato gli stati di avanzamento lavori sulla fornitura della pavimentazione. Per la Procura ci sarebbe stata una turbativa d’asta sia per il “Fronte Mare-Area e Piazza S. Teresa“ sia per la pavimentazione. Per questo reato sono indagati il capostaff del sindaco Alberto Di Lorenzo e i costruttori Belcore e De Vita, i dirigenti Barletta, Criscuolo e Ragusa. Poi c’è il reato di peculato che vede coinvolti ancora imprenditori e tecnici oltre a Patrizia Lotti, della omonima ditta di progettazione dell’area, per la liquidazione di alcune somme di denaro. Il nodo da sciogliere, per la Procura, riguarda soprattutto i milioni incassati dalla Esa per la variante. Soldi che non sono confluiti nei conti della ditta di Nocera Inferiore, almeno secondo le ricerche della Finanza.

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