Piazza della Libertà.I Pm avevano chiesto 12 arresti: ora è caccia ai soldi della variante

Scritto da , 28 Gennaio 2016
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di Andrea Pellegrino 

Dodici le richieste cautelari respinte dal Gip Berni Canani nell’ambito dell’inchiesta su Piazza della Libertà e la variante milionaria approvata in corso d’opera che ha portato nei giorni scorsi alla notifica di 26 avvisi di conclusione indagine. I pubblici ministeri Cantarella e Valenti avevano sottoposto al giudice per le indagini preliminari la necessità di applicare misure cautelari nei confronti di tecnici comunali ed imprenditori.
Misure, dodici in tutto (esclusi, dunque, i politici – per loro l’accusa è di falso in atto pubblico), che sarebbero cadute per le mancate esigenze ravvisate dal Gip, riguardo in particolare alla possibile reiterazione dei reati. Il passare del tempo e le mutate condizioni lavorative di alcuni dei coinvolti avrebbero portato il giudice per le indagini preliminari a respingere le richieste della Procura che, a quanto pare, non avrebbe fatto istanza di Riesame. Le richieste cautelari pare non riguardassero, oltre che l’ex sindaco e la sua giunta, Alberto Di Lorenzo (all’epoca presidente della commissione di gara), Mario Del Mese (amministratore della Ifil) e Vincenzo Lamberti (legale rappresentante della Ifil). Per quest’ultimi la Procura ipotizza solo irregolarità contabili.
In piedi resterebbe, invece, il possibile sequestro di beni, con particolare riferimento a quote societarie, in capo alle società coinvolte nell’inchiesta. Due delle quali – la Esa Costruzioni e la Ifil – alle prese con procedure di fallimento, nel mentre s’indagherebbe sulla Lotti/Bofill (lo studio che ha progettato la Piazza della Libertà ed il Crescent) che vede i suoi vertici, a partire da Patrizia Lotti, indagati per peculato, falso e frode. Quest’ultima, infatti, si sarebbe vista riconoscere le spese di progettazione nonostante il progetto porti la firma dell’ingegnere Nunziata, incaricato direttamente dalla Esa Costruzioni.
Al vaglio degli inquirenti ci sarebbero informative ed intercettazioni, alcune delle quali tra tecnici ed imprenditori. Materiale utile per ricondurre il flusso di denaro stanziato dal Comune di Salerno e finito (a quanto pare) nelle casse delle imprese coinvolte nelle realizzazione della mega piazza sul mare di Santa Teresa.
Alla base dell’inchiesta che vede anche l’ex sindaco, attuale governatore della Campania, Vincenzo De Luca tra gli indagati, ci sarebbe la volontà da parte della Procura di dimostrare una maggiorazione dei prezzi fino al 1000% – come anticipato ieri mattina da Cronache – (basti pensare che per quanto attiene le demolizioni è stata applicata alla lavorazione il prezzo di 215 euro a metrocubo rispetto ai 23 euro previsti) nonché le anomalie in alcune forniture. La variante, deliberata dall’allora giunta a guida De Luca (l’ex primo cittadino ne è stato anche il relatore), ha previsto uno stanziamento di 8 milioni di euro. Tutti fondi pubblici che hanno aumentato sostanzialmente l’appalto iniziale. La lente d’ingrandimento degli inquirenti è ora completamente rivolta sui movimenti di denaro ed un eventuale “patto” tra alcuni funzionari comunali e i vertici delle imprese.
Infine, il rapporto tra l’Esa Costruzioni e la Ifil di Mario Del Mese. In ballo un milione di euro che la società di Del Mese ha fatturato all’azienda di Enrico Esposito. Ifil, coinvolta nel crac Amato, i cui resti  giacciono al di sotto di Piazza della Libertà. E sui rifiuti dell’ex pastificio Amato di via Picenza si tornerà in aula giovedì prossimo per una nuova udienza del processo – che vede 18 imputati, tra cui appunto i vertici della Esa Costruzioni -, già in corso.
Intanto, il Movimento difesa del cittadino ha già annunciato la costituzione di parte civile nel caso in cui il filone di inchiesta che inerisce alla variante di Piazza della Libertà dovesse concretizzarsi in un processo.

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