Piazza Cavour, D’Emma ribadisce: «Ora più che mai s’annulli tutto»

Scritto da , 21 febbraio 2013
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No al tavolo tecnico ed ora più che mai si annulli tutto. L’avvocato Gaetano D’Emma (che segue legalmente il gruppo Figli delle Chiancarelle) interviene sulla vicenda di Piazza Cavour, dopo l’ennesima conferenza dei servizi che avrebbe dovuto esaminare nuovamente il progetto di realizzazione di box interrati nel cuore del lungomare cittadino. «E’ stata accertata l’esistenza del vincolo paesaggistico. Lo diciamo da mesi – dice l’avvocato D’Emma – A voler ragionare in termini squisitamente normativi, ora si deve annullare tutto». «La prima Conferenza di Servizi – spiega – si è svolta sull’erroneo presupposto dell’inesistenza del vincolo. In quella sede, è stato approvato il progetto preliminare successivamente posto a base di gara. Il concessionario, quindi, è stato individuato con riferimento ad un progetto il legittimante approvato, in assoluta carenza di un requisito essenziale come l’autorizzazione paesaggistica. E’ evidente allora che quel progetto non può essere ormai né realizzato né modificato. Non può più essere realizzato perché, come detto, illegittimamente approvato, assumendo come inesistente il vincolo paesaggistico. Non può più essere modificato perché risulterebbe totalmente diverso dal progetto aggiudicatario della gara, per il quale, tra l’altro, è stata già rilasciata la concessione».
Ed infatti, l’avvocato D’Emma sostiene: «In altri termini, la modifica anche di una sola virgola del progetto che si è aggiudicato la gara determinerebbe inevitabilmente il superamento della procedura di aggiudica già espletata, con la conseguente necessità di rinnovare il procedimento di scelta del concessionario. Diversamente si legittimerebbe la realizzazione di un’opera diversa da quella premiata in sede di gara, con gravissima lesione del principio di imparzialità di buon andamento e di trasparenza dell’azione amministrativa». «Detto questo, ammesso che le criticità evidenziate dalla Soprintendenza siano superabili – conclude – è sinceramente incomprensibile l’istituzione di un tavolo tecnico ristretto finalizzato a sanare l’insanabile. La sede per concertare eventuali soluzioni progettuali alternative – si ripete, ove sussistenti – è la Conferenza di Servizi, rispetto alla quale il modus operandi prescelto si pone come un inutile e poco trasparente aggravio procedimentale»

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