Pesci morti a Battipaglia: ora la gente ha paura. Cala l’affluenza turistica

Scritto da , 12 Agosto 2015
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di Carmine Landi

BATTIPAGLIA. Morìa di pesci. E di bagnanti.

In città, oramai, si parla soltanto di acque contaminate, di carcasse spiaggiate e di alghe rosse.

In città, perché al mare ci vanno sempre meno persone.

«Tenendo in considerazione lo stesso periodo, rispetto all’estate del 2014 abbiamo registrato un calo del 50%». Parla così Giuseppe De Martino, presidente del distretto turistico Selecoast e titolare del rinomato lido “Baia dei Delfini”.

Uno scenario impietoso, considerando che, lo scorso anno, la più calda delle stagioni fu contrassegnata da un lungo susseguirsi di piovaschi e da un clima che, anziché estivo, pareva già autunnale: «eppure – spiega il proprietario della Baia – , tanto per fare un esempio, allo scorso 30 luglio, i nostri fornitori di gelati hanno guadagnato la stessa cifra dello scorso anno». Una vera e propria débâcle.

«Assistiamo inermi – aggiunge De Martino – a un calo vistoso, giacché, tra le problematiche sollevate da Legambiente, il divieto di balneazione imposto nuovamente proprio in queste ore, i pesci morti e le alghe rosse, l’esposizione mediatica alla quale siamo sottoposti condiziona la gente».

A detta del numero uno di Selecoast, «la qualità delle acque è quella di sempre, per cui è probabile che qualche tonnara abbia scaricato in mari meno profondi le sarde, molte delle quali, tra bassi fondali e acqua resa caldissima dall’elevatissima temperatura di quest’anno, non sono riuscite a sopravvivere». Sulla quaestio “balneabilità ballerina”, scagionati i commissari straordinari: «non hanno colpe, perché le loro ordinanze dipendono dall’Arpac».

Vincenzo Nacchia, proprietario del lido “Malibù”, spiega che «l’allarmismo che s’è scatenato ha portato qualche giornaliero ad andar via» e che la sua struttura «ha registrato un calo del 30%». Il patron del Malibù parla così: «s’è trattato d’un fenomeno che è durato soltanto tre giorni, visto che ora il mare è pulito e che non v’è più traccia né di pesciolini morti né di alghe rosse».

Riduzioni del 25-30% pure per il lido “Mediterraneo”. «Questa notizia – dichiara il proprietario Marco Galante – è rimbalzata in maniera errata, poiché ora si pensa che l’intero litorale battipagliese non sia balneabile, e pure perché qualcuno ha tratto delle conclusioni affrettate». E Galante spiega doviziosamente quanto ha visto: «prima che esplodesse il caso, quando trascorrevamo le serate in spiaggia abbiamo visto sotto riva centinaia d’alici e di sarde, che si muovevano di soprassalto vedendosi puntare le luci contro». Un anomalo afflusso, che per il titolare del Mediterraneo troverebbe questa spiegazione: «siamo nel periodo di riproduzione del pesce azzurro, per cui gli uomini d’un peschereccio d’altura che tirano su le reti e si ritrovano all’interno un quintale di sarde, le quali rappresentano una tipologia ittica che per loro non vale nulla, gettano di nuovo tutto in mare, ma, nel frattempo, l’80% dei pesci tirati fuor d’acqua per pochi secondi muore, e la corrente lo trascina a riva».

Galante punta il dito pure contro il Consorzio Destra Sele: «spesso, a sera, i canali di scolo, come in zona Idrovora, vengono aperti e chiusi, e i rifiuti agricoli, dunque, ce li ritroviamo sulla battigia lungo tutto il litorale».

E le sabbie costiere ora paiono desertiche.

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