Pescatori di corallo in Costiera Distrutti fondali e costoni 50 anni per riparare la fauna

Scritto da , 10 Settembre 2019
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di Andrea Pellegrino

Ci vorranno circa 50 anni per ripristinare la fauna marina andata distrutta dalla pesca illegale di corallo. Un patrimonio naturale ed ambientale sfregiato da un gruppo di pescatori che dal 2018 hanno pescato e commercializzato illegalmente la specie rara in via di estinzione, nelle acque della Divina Costa. Per loro, dieci in tutto, è scattato l’obbligo di dimora, disposto dalla Procura di Salerno, dopo una articolata attività di indagine condotta dalla Capitaneria di Porto di Salerno. Tra i luoghi sfregiati anche lo scoglio dell’Isca di Praiano, uno dei luoghi più noti per le immersioni in Costiera Amalfitana. Ma ancora i siti di Punta Campanella e gli isolotti de Li Galli a Positano. Un volume di affari di un milione di euro circa e circa 90 chilogrammi di corallo rinvenuto, nel corso dell’operazione, nei depositi dei pescatori. Sono tutti napoletani che agivano nelle acque del salernitano. L’indagine parte successivamente al ritrovamento di corallo all’interno di una imbarcazione al Porto di Salerno. Da qui i controlli della Guardia Costiera che ha scovato una vera e propria organizzazione venuta alla luce anche grazie alle intercettazioni telefoniche, nonché dalla consulenza tecnica elaborata dalla stazione zoologica “Dhorn” di Napoli. Il commercio illegale avveniva dietro società che formalmente si interessavano di ricerca scientifica e di sviluppo sperimentale nel campo delle scienze naturali. I reati contestati sono inquinamento ambientale ma anche ricettazione per alcuni di loro. Respinto dal Gip del tribunale di Salerno il reato associativo per il quale, ora, la Procura di Salerno annuncia ricorso al riesame. A coordinare l’inchiesta i pm Elena Cosentino, Mariacarmela Polito supportati dal pubblico ministero Luigi Cannavale. GLI INDAGATI Hanno l’obbligo di dimora con l’aggravante di non poter allontanarsi dalla propria abitazione dalle 4 alle 10 di mattina. Si tratta di Fabio Alfonso Forchetta, Umberto Toriello, Edoardo Cannoletta, Vincenzo Coscia, Fabrizio Di Venere, Arcangelo Molinaro, Francesco Caliendo, Antonio Forchetta, Giuseppe D’Autilia e Francesco Troise. Tutti residenti tra Napoli e provincia. «Attività di indagine complessa – spiega Giuseppe Menna, comandante della Capitaneria di Porto di Salerno – che ha richiesto anche uomini e mezzi specializzati. E’ stato un vero e proprio attentato all’ambiente. Un danno considerevole all’habitat». Dalle riprese subacquee e dal raffronto tra il 2017 e il marzo 2018 è emerso quanto l’attività illecita abbia provocato danni anche al costone, con l’asportazione di parte della roccia mediante l’utilizzo di martelli e piccozze.

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