Perché una nuova storia letteraria   02

Scritto da , 8 Marzo 2021
image_pdfimage_print

Di Federico Sanguineti

 

Applicando le cosiddette leggi di mercato a ogni aspetto della vita, la borghesia ha finito col ridurre tutti gli àmbiti culturali (studia humanitatis inclusi, che pur sono otium) in una raccolta di crediti e debiti formativi, dimenticando che sette secoli fa Dante, di spirito profetico dotato, avvertiva che coloro che si limitano ad accumulare nozioni costituiscono una pericolosa voragine (vale a dire Inferno) che sempre inghiotte senza mai restituire ciò che ha inghiottito: “perniciosa vorago semper ingurgitans et nunquam ingurgitata refundens”. A parere dell’esule fiorentino, più che ripetere il già noto, importa mostrare verità che altri non hanno ricercato: “intemptatas ab aliis ostendere veritates”. È quanto afferma il sommo Poeta in pagine latine dedicate alla fino ad allora inedita questione della pace universale, dove si pone fra l’altro il problema: a che servirebbe ridimostrare un teorema di Euclide, quando Euclide lo ha già dimostrato? Sarebbe effettivamente un fastidio addurre prove in cose evidentissime: “fastidium etenim est in rebus manifestissimis probationes adducere”. Prima che nel comunismo di Marx, nel Paradiso la proprietà privata cessa di esistere, al punto che, tanto nel cielo della luna quanto in empireo, non c’è chi ne avverta la mancanza. Ma, in attesa di un aldilà cristiano, suggerita dall’arabo Averroè nel suo commento al De anima di Aristotele, l’utopia dantesca, per cui chiunque, se lo ritiene opportuno, può accostarsi all’intelletto possibile (cioè all’intero potenziale intellettivo dell’umanità), appare ormai, grazie a Internet, finalmente realizzata. Chi disponga di computer (o anche solo di smartphone) può accedere alla rete, cioè a un comunismo virtuale. Con dispiacere di quanti, in veste di “prof”, si ostinano ancora ex cathedra a dominare una platea studentesca (o talvolta dal pulpito scendono al fine di accostarsi paternalisticamente a discenti di ogni ordine e grado), nella didattica a distanza, né più né meno, uno vale uno. Dal momento che online si possono raggiungere intere biblioteche, la ricerca non è più appannaggio di pochi. Se i classici sono, mediante clic, a portata di iPad, il sapere dogmatico cede il passo alla curiosità: è possibile leggere un libro, avvicinandosi a testi in tutte le lingue del mondo. Giocando con un motore di ricerca, si scopre lo stato di una questione, e da lì si parte per nuovi obiettivi. Rimane ben poco spazio a rapporti gerarchici o patriarcali. Insegnare? Studiare? No grazie. Nel caso della storia letteraria, per esempio, si dà il caso che si possa raggiungere un sito, peraltro in costante aggiornamento, denominato A Celebration of Women Writers. Già in data odierna offre informazioni su più di 26.000 scrittrici di ogni epoca (cominciando dal 3000 a. C.) e di ogni parte del mondo (Italia inclusa), con almeno 22.000 collegamenti informativi (o links che dir si voglia) e oltre 16.000 libri in linea leggibili: tutti scritti da donne. Come si può continuare a trasmettere impunemente la favola secondo cui il sesso femminile avrebbe finora prodotto poco o nulla di significativo? Smettiamola di prenderci in giro; e, non solo in vista dell’appuntamento annuale dell’8 marzo, ma a ogni istante diciamo grazie a Mary Mark Ockerbloom (University of Pennsylvania), ideatrice nel 1994 della banca dati in questione (https://digital.library.upenn.edu/women/writers.html), ripetendo il suo motto: “Thousands of times every day we make the most fundamental of decisions ‒ whether to build up or tear down”.

 

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->