Peculato, otto consiglieri rischiano il processo

Scritto da , 17 Marzo 2015
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di Andrea Pellegrino Rischiano il processo per peculato otto consiglieri regionali. Nell’ambito della maxi inchiesta “rimborsopoli” ieri sono arrivate otto richieste di rinvio a giudizio. Si tratta dei consiglieri regionali Mario Casillo, Angela Cortese, Corrado Gabriele, Nicola Marrazzo e Enrico Fabozzi (del gruppo Pd), a Rosaria Anita Sala (gruppo Idv), e Carmine Mocerino e Pasquale De Lucia (gruppo Udc), verso i quali si contestano presunte irregolarità nella erogazione dei rimborsi destinati ai gruppi regionali. La richiesta, firmata dal pm Claudio Novelli e dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, coordinatore della sezione ”reati contro la pubblica amministrazione” è stata trasmessa ieri all’ufficio del giudice per le indagini preliminari che nei prossimi giorni fisserà la data della prima udienza. Il 25 novembre scorso i pm avevano concluso la prima ”tranche” dell’indagine con la richiesta di processare sette consiglieri (Ugo de Flaviis, Massimo Ianniciello, Sergio Nappi, Angelo Polverino, Gennaro Salvatore, Raffaele Sentiero e Pietro Diodato). Queste le somme contestate agli otto consiglieri regionali per i quali la procura ha chiesto ieri il rinvio a giudizio: 7.300 euro a Casillo, 7.002 a Cortese, 14.384 a Gabriele, 6.300 a Fabozzi, 10.763 a Sala, 42.459 a Marrazzo, 15.658 a Mocerino e 10.888 a De Lucia. I fatti al centro dell’indagine si riferiscono a un arco di tempo che va dal 2010 al settembre 2012. In particolare i magistrati hanno evidenziato che i rimborsi sono stati corrisposti sulla base di ”spese non documentate” o comunque ”estranee alle finalità” per le quali sono state erogate, ovvero il funzionamento dei gruppi regionali. Si tratta di uno dei due fondi di spesa sui quali si è concentrata l’attenzione degli inquirenti: il secondo sono i rimborsi nell’ambito del settore della comunicazione. Una indagine che lo scorso anno portò alla emissione di ben 52 avvisi di garanzia, dopo che dagli accertamenti erano emerse una serie di anomalie: tra le ricevute esibite per ottenere i rimborsi ve ne erano numerosissime che nulla avevano a che fare con le attività istituzionali (libri scolastici, articoli per la casa, gomme da masticare e prodotti per l’igiene della persona, occhiali da vista, sigarette e articoli da regalo comprati in gioielleria, accessori per motocicli e farmaci, conti di bar e ristoranti). La procura, nel corso dell’inchiesta, ha operato una scrematura, separando i casi in cui le spese sono state giustificate o quelli in cui erano palesi gli errori nella presentazione delle ”pezze di appoggio” (per i quali sono state proposte una serie di richieste di archiviazioni), da quelli che invece si configuravano come illeciti. Gli inquirenti hanno preferito spezzettare l’indagine in varie tranche per evitare un processo con decine e decine di imputati e difficile da gestire. Ad oggi arrivano altre otto richieste di rinvio a giudizio. Il tutto mentre s’apre la campagna elettorale. L’accusa di D’Anna (Gal) E non mancano reazioni. Tra queste quelle del senatore (Gal) Enzo D’Anna che dice: «Nel mentre fervono i preparativi per approntare liste di candidati celebrando, al tempo stesso, la vecchia liturgia degli apparentamenti di coalizione sulla base di schieramenti politici e non di contenuti, assistiamo all’ennesima tegola giudiziaria abbattutasi sulla Regione Campania, con la richiesta di rinvio a giudizio di otto, fra consiglieri ed ex consiglieri con l’accusa di peculato». «Tra arresti e rinvii a giudizio – spiega D’Anna – abbiamo, ormai, perso il conto dei consiglieri rimasti coinvolti nell’inchiesta sui rimborsi. Il che pone, senza alcuna speculazione di parte, la necessità di sollevare la questione morale in Regione. Una questione che è stata volutamente sottaciuta da tutti i gruppi politici presenti in Consiglio, a cominciare dal governatore Stefano Caldoro a cui sembra sia bastato non essere rimasto personalmente coinvolto in tali vicende. E’ il caso di invitare gli onorevoli Paolucci, Di Lello, Vaccaro e quanti altri si sono posti il problema di come votasse un fantomatico (ed inesistente) gruppo di ‘cosentiniani’ alle primarie del Pd, a levare alta la propria voce non solo per stigmatizzare questo stato di cose, ma anche per escludere dalle liste tutti coloro che, a vario titolo, sono rimasti implicati in tali procedimenti giudiziari. Ci aspettiamo che Vincenzo De Luca lo faccia». La difesa di Marrazzo Si difende, invece, Nicola Marrazzo che, in merito alla richiesta di rinvio a giudizio, dice: «Ciò mi sorprende, in quanto pensavo di aver opportunamente ed esaustivamente fornito tutti i documenti giustificativi e i nominativi dei soggetti destinatari delle somme percepite. A questo aggiungo – prosegue – che né io né nessuna di queste persone è mai stata sentita dall’autorità inquirente. Resto a disposizione dell’autorità giudiziaria per fornire ogni ulteriore chiarimento e auspico che vengano sentiti i testi indicati e confido nella giusta attenzione e valutazione del giudice che dovrà esaminare l’intero fascicolo documentale e testimoniale».

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