Pd, 10 anni positivi. L’intervento

Scritto da , 15 ottobre 2017

 

 

di Franco Picarone

L’atto di nascita il 14.10.2007. Walter Veltroni ne sarà il primo segretario nazionale, vincendo le primarie con il 75% dei voti su Rosy Bindi ed Enrico Letta. L’origine del partito si connota come fusione tra i cattolici democratici della “Margherita” e i democratici di Sinistra dei “D.S.”. Ma si caratterizza anche per un grandissimo entusiasmo che accompagna questa importantissima operazione. Io stesso partecipai come candidato all’Assemblea Regionale del nascente partito alle primarie che ne sancirono la nascita. L’impressione che ne ebbi allora fu quasi quella di una ordinaria campagna elettorale tanta fu la mobilitazione di popolo.

 

Walter Veltroni non ha più lasciato questo partito, anche quando ne è stato dissenziente su punti importanti. Uomo PCI prima, PDS e DS poi, era stato il dirigente politico di sinistra che da sempre aveva guardato all’esperienza americana dei democratici, con particolare riferimento alla politica che si richiamava a J.F.Kennedy. Il PD voleva essere, ed in parte è riuscito ad essere, un partito moderno, strumento di politica riformista, in grado di parlare a tutti i ceti e soggetti sociali, capace di interpretare i sentimenti profondi del popolo progressista, quelli necessari per aprire una nuova fase dopo la dissoluzione dell’impero sovietico e il crollo del muro di Berlino e soprattutto in grado di sconfiggere la destra di Berlusconi sulla base di una politica di proposta, nel segno di una alternanza di forze frutto di un sistema maggioritario compiuto.

 

A 10 anni dalla sua nascita quale può essere un primo bilancio. E’ riuscito il progetto politico che voleva unire le forze progressiste su una idea di governo riformista del Paese?

Secondo me in buona parte si.

 

Innanzitutto le componenti originarie si vanno completamente dissolvendo in favore di una nuova generazione di democratici che interpreta senza ideologismo la propria militanza, riconoscendosi nei valori profondi che ispirano una grande forza di centro sinistra.

 

Inoltre il PD si è occupato in questi anni di bene comune, di diritti, di fasce deboli, di lavoro, di ambiente, di sviluppo e di crescita. E lo ha fatto in anni difficili che hanno coinciso quasi interamente con quelli della grande crisi economica che ha colpito il mondo e l’Italia in particolare.

Mettendo in campo una classe dirigente robusta: questo mi sembra un punto importante. Il PD conta su tantissimi amministratori locali, sindaci, governatori, sottosegretari e ministri di qualità che sono una risorsa per il paese, a dispetto di forze populiste che improvvisano e non dimostrano capacità di governo dove sono all’opera.

 

Mi riconosco personalmente nella proposta politica del PD e nelle ispirazioni di fondo. Da uomo di partito oggi, con grande umiltà, voglio qui esprimere il mio pensiero, anche perchè siamo in fase congressuale:

 

1) Non cedere mai ad atteggiamenti spocchiosi ed arroganti. Dire sempre la verità al Paese. Anche quando il racconto è complicato e difficile, perchè dalla crisi non si esce senza il concorso di politiche meditate ed efficaci, senza prolungati e diffusi sforzi, senza sacrifici. Le scorciatoie facili a chiacchiere le lascerei sempre ed in ogni caso a Salvini ed ai 5 Stelle. Fiderei di più sulla maturità della gente, che in gran parte è esausta di ascoltare frottole e non vuole salti nel buio.

 

2) Vanno bene le proposte. Ma occorre mettere al centro il merito. Non lo fa più nessuna forza politica. E’ una pratica, la raccomandazione, diventata inarrestabile in tutti i settori. Vi fanno ricorso tutti, anche i più meritevoli per non soccombere. E corrompe anche la politica. Credo sia uno dei motivi che inducono i nostri giovani laureati a scappare all’estero. Tutelare il merito è un dovere di una grande forza politica di governo.

 

3) Avvicinarsi di più ai cittadini attraverso sistemi elettorali che obbligano il candidato a chiedere i voti all’elettore per essere eletto, e quindi a comprendere i problemi reali del cittadino per davvero. Il compromesso sulla legge elettorale francamente a me non è piaciuto, anche se, probabilmente, non si poteva fare di meglio.

 

Franco Picarone

Consigliere Regionale PD

 

 

 

 

 

 

 

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