Pastificio: lavoratori disposti a rinunciare a parte del Tfr

Scritto da , 16 maggio 2013

Disposti a rinunciare a parte del loro trattamento di fine rapporto pur di evitare il licenziamento e ottenere cassa integrazione in deroga e mobilità volontaria. Gli 84 ex dipendenti del pastificio Antonio Amato di mobilità non voglio proprio sentir parlare. La rinuncia parziale al tfr da parte dei cassintegrati dell’opificio salernitano è l’escamotage trovato dai sindacati di categoria, Flai Cgil, Uila Uil e Fai Cisl, e che sarà posto all’attenzione del giudice delegato al fallimento Amato, Giorgio Jachia. Una udienza, convocata in via eccezionale per domani mattina proprio dal magistrato della Fallimentare. Nella giornata di ieri, però, l’istanza da presentare proprio al giudice Jachia domani mattina non era ancora arrivata né dagli uffici della curatela dell’avvocato Luigi Amendola né da quelli del consulente del lavoro, Nicola De Caro.
Istanza che è l’elemento fondamentale dell’intero percorso: è quello il documento con cui, i lavoratori, esprimono la propria volontà di compensare la propria quota di tfr che maturerebbe da questo mese di maggio al prossimo dicembre, andando a farlo rivalere sul monte tfr già accumulato negli anni di servizio presso il pastificio Antonio Amato prima del fallimento della società. La rinuncia dell’intera somma spettante non è prevista per legge, ma i lavoratori Amato sarebbero stati disposti anche a questo. In soldoni, la parte di tfr che maturerà di qui alla fine dell’anno sarà detratta dalla somma di trattamento di fine rapporto già nelle disposizioni (ma chiaramente non liquidata) dei lavoratori, senza, dunque, alcun esborso per la curatela fallimentare. Il nodo della questione, infatti, che ha causato il mancato accordo all’Ormel tra le parti è proprio questo: la curatela boccia la cassa integrazione in deroga per gli ex dipendenti Amato per via della mancanza di copertura finanziaria e del fatto che con questo tipo di ammortizzatore sociale si attiverebbe la maturazione del tfr a carico della curatela stessa. Insomma, quella che si sta intraprendendo è una sorta di conciliazione tra lavoratori e curatela.
Intanto, da domani se non dovessero esserci esiti, scatterà la mobilità per tutto il personale: ossia, tutti licenziati. Ciro Marino della Uila, Mimmo Oliva della Flai e Peppe Baldassarre della Fai, si stanno battendo come leoni. «E’ l’unico modo – spiegano – per superare l’unico ostacolo che ci separa dalla concessione della cig in deroga ed alla mobilità volontaria. Lo facciamo con dispiacere visto che i lavoratori rinunceranno a qualcosa che si sono guadagnati, ma l’importante è evitare i licenziamenti. Intendiamo – sottolinea Marino – ringraziare anche il dottor Baselice di Confindustria che ci ha dato una grossa mano».

 

16 maggio 2013

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