Pasquale De Cristofaro tra teatro e Danza

Scritto da , 16 febbraio 2018
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Lunga la giornata dedicata al palcoscenico con Giovanni Greco e l’Antigone al Liceo Artistico Sabatini e Kosmograph alla sala Pasolini

 

 

Di AMBRA DE CLEMENTE

 

Intensa giornata oggi quella dell’regista Pasquale De Cristofaro che si dividerà tra Teatro e Danza. Si inizierà, oggi, alle ore 17,00 presso la sala teatro del Liceo artistico Sabatini-Menna di Salerno, nell’ambito della terza edizione di “Teatro Forum” diretto appunto dal regista, che ospiterà Giovanni Greco, il quale presenterà la sua nuova traduzione dell’Antigone di Sofocle per in libreria per Feltrinelli. Greco, attore, regista e traduttore, insegna “Recitazione in versi” presso l’Accademia Nazionale di Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. Nella sezione dei Classici Feltrinelli ha già tradotto e curato “Lisistrata” di Aristofane, mentre è in uscita nei prossimi mesi “Alcesti” di Euripide. “Se il novecento, secolo della crisi dell’io individuale e delle certezze della metafisica, a partire da Freud, è stato il secolo di Edipo, l’Ottocento, secolo del primato romantico e idealistico della libertà prometeica dell’individuo, è stato quello di Antigone.” Ci si sposterà, quindi alla Sala Pasolini, dove alle ore 21 vivremo la prima salernitana, di “Kosmograph”, uno spettacolo che va letto come un confronto tra il corpo teatrale ed il corpo cinematografico con uno sguardo attento alla danza. L’appuntamento rientra nel cartellone della rassegna “Quelli che la danza 2018 – Linguaggi della danza contemporanea”, organizzata dal Teatro Pubblico Campano ed in programma al Teatro Sala Pasolini di Salerno (lungomare Trieste, 13, Salerno). “Kosmograph”, prodotto dall’Associazione Campania Danza di Antonella Iannone in collaborazione con il Liceo Coreutico Statale “Alfano I” di Salerno, firmato da Pasquale De Cristofaro, con le coreografie di Annarita Pasculli, vedrà in scena tre attori (Rosanna Di Palma, Alfonso Liguori e Giovanni Pisciotta) e quattro danzatori (Cristian Cianciulli, Giorgio Loffredo, Silvia Manfredi, Nunzia Prisco). Il lavoro è un’azione scenica che, sciogliendo i nodi di una imbarazzante quanto contraddittoria narratività drammatizzata di tante pagine pirandelliane, si risolve in un flusso di immagini-azioni tendenti a recuperare la profonda costruzione paradossale e ambivalente, inquieta e inconscia del suo immaginario. Lo spettacolo intende approfondire i rapporti nuovi tra la realtà e l’immaginazione in un universo artistico che si sta ripensando radicalmente rispetto a una tradizione che non regge più e cede sotto i colpi di uno spirito iconoclasta e avanguardista che ne determinerà il suo definitivo tramonto. Il titolo è preso in prestito da uno dei romanzi pirandelliani più belli ma meno conosciuti, “I quaderni di Serafino Gubbio, operatore”.

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