Parla don Marrese: «Ho mandato gli esposti anonimi, ma non ho fatto avances sessuali»

Scritto da , 15 aprile 2016

POMPEI/BOSCOTRECASE. Ammette di aver inviato gli esposti anonimi ma smentisce categoricamente avance sessuali di qualsiasi genere. A parlare è don Antonio Marrese, per anni al santuario di Pompei, poi cappellano militare e da qualche settimana finito nella bufera di un’inchiesta giudiziaria della procura di Massa Carrara su calunnie e stalking ai danni di un carabiniere originario di Boscotrecase e in servizio in una caserma del capoluogo toscano. Ora il sacerdote è a casa dai suoi familiari, in provincia di Potenza, su licenza del vescovo, per un periodo di riflessione. Un periodo necessario visto anche il clamore che ha suscitato la vicenda che lo evde indagato. Don Antonio, qual è la sua versione di questa vicenda? «Io chiedo la carità che si dica la verità, che non è quella che stanno dicendo i giornali, io sono stato denunciato per calunnie e minacce da un giovane carabiniere che lavora a Massa Carrara ed è di Boscotrecase…, del quale sono anche il padrino di cresima. Questo ragazzo ha vissuto una parte della sua vita a casa mia. Mia mamma, che è distrutta dal dolore, gli ha lavato le mutande… Io ho vissuto per 22 anni a Pompei, ed è in questo periodo che ho avuto questa assidua frequentazione con questo ragazzo, era considerato uno di famiglia. Io posso pagare le mie colpe, di quelle di cui mi sono macchiato, ma non posso pagare per colpe altrui che non mi riguardano». Va bene, ma andiamo in medias res… «Sono stato denunciato… ho detto da subito che ho una colpa in questa vicenda, non mi sono mai dichiarato del tutto innocente, la mia colpa è quella di aver mandato questi famosi esposti anonimi di cui si parla negli articoli. Tutto il resto di cui si parla mi è completamente estraneo. Io non ho mai tentato di avere rapporti sessuali con nessuno né ho mai fatto delle avances. Quello che lui (il carabiniere boschese, ndr) avrebbe dichiarato è una calunnia gravissima che grida vendetta al cospetto di Dio. La macchinazione mediatica di questa cosa è grandissima, è stato detto che era un militare, ma non è cosi non c’entra nulla con il mio lavoro, io questa persona la conosco da una vita. Questa è una cosa gravissima, in questo modo si distruggono le persone. Mi hanno distrutto la famiglia, oggi ero su tutte le prime pagine dei giornali. Dal Nord al Sud Italia, oggi mi hanno telefonato un sacco di conoscenti, che credono in me e sanno che queste sono solo menzogne. Non c’è stata nessuna persona che abbia detto o possa dire di essere stato da me molestata. Queste sono cattiverie giornalistiche, io sono addolorato nel vedere i miei familiari distrutti da queste notizie, ma la mia coscienza è serena davanti a Dio, io non ho mai fatto nessuna avances, di questo sono sicuro…». Ok, don Antonio, andiamo al sodo, quindi lei ammette di aver inviato questi esposti anonimi? «Ho sbagliato ad aver fatto quegli esposti anonimi, ma solo questa è la mia colpa. E’ orrendo, che questa persona (il carabiniere boschese, ndr) che è vissuta a casa mia, che è stato curato da me e dalla mia famiglia quando ha avuto gravi problemi di salute, sia arrivata ad inventare tali cose sul mio conto». Esposti anonimi si, avances sessuali no? «No, assolutamente no». Perché ha inviato questi esposti anonimi? «Riguardo al perché ho inviato quegli esposti anonimi non mi va di parlare. Ho sbagliato lo so, ma non mi va di parlarne». Non è normale inviare degli esposti anonimi e poi contro un carabiniere. Non crede? Li ha inviati per un sentimento di rivalsa o una forma di giustizia? Sono legati a fatti personali o professionali? «Sicuramente in me si era innescato un sentimento di rivalsa, in seguito alla sua ingratitudine nei miei confronti. Io lo avevo aiutato e anche tanto…». Lo aveva aiutato… ma comunque, è un fatto grave per un sacerdote aver inviato questi esposti anonimi… «Non mi va di parlarne…». Questi esposti anonimi sono stati fatti in seguito alle denunce del militare? «No, ci sono stati prima i miei esposti anonimi e poi le denunce del ragazzo…». Quindi, il carabiniere, secondo lei, avrebbe agito di rivalsa? «E’ chiaro, sì solo una rivalsa». Il carabiniere l’avrebbe denunciato solo per calunnia e per stalking, ma non per le avances sessuali? «No, non c’è una parola su atti sessuali, come leggo dall’informativa. Non c’è niente riguardo ad atti sessuali. Attraverso le lettere, sarebbe poi avvenuto lo stalking. Ma gli scrivevo solo perché non lo vedevo da tempo». C’è poi il ritrovamento della telecamera nella sveglia per filmare incontri privati, come qualcuno dice… «Riguardo alla telecamera, questa è una stupidaggine. Sulla mia scrivania c’era una sveglia cinese con una telecamera, mai utilizzata…». Perché una persona dovrebbe comprare una sveglia con una telecamera nascosta? «No, mi era stata regalata e la usavo solo per guardare l’ora». Solo per guardare l’ora…, gliela avevano regalata, va bene… ma lei stato sospeso dall’esercizio pubblico dei sacramenti? «No, io ho chiesto il 9 marzo di potermi ritirare a casa per poter affrontare questa situazione. Sono stato messo in congedo per questo periodo per poter riflettere, l’arcivescovo di Pompei mi ha permesso di poter stare con la mia famiglia. Oggi –ieri per chi legge- ho celebrato la messa a casa mia, sono prete e posso fare il prete non sono stato sospeso a divinis. L’arcivescovo di Pompei mi ha invitato in maniera cautelativa a celebrare in via più privata, a non partecipare a grandi cerimonie, per ovvi motivi di cautela». Il santuario di Pompei come ha preso questa vicenda? «Ha letto la dichiarazione dell’arcivescovo, quella è la posizione del santuario. Al di là degli uomini di chiesa sto ricevendo tanto affetto. Milioni di messaggi di solidarietà e di affetto da tutte le classi sociali. Anche da generali».

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