Palazzo Fruscione: dopo la ristrutturazione, il nulla

Scritto da , 16 dicembre 2013

Una apertura lampo e nulla più. La Casa della Poesia non è ancora aperta al pubblico; lo storico Palazzo Fruscione, d’epoca normanna, doveva ospitare diverse attività attinenti alla biblioteca multimediale comunale che rappresentava ma ad oggi è ancora chiuso. Un bene importantissimo che molti dei salernitani ancora non hanno avuto modo di esplorare se non dall’esterno, dove murari e archi acuti lasciano solamente intuire quanto di prezioso sia nascosto dietro le spesse mura nei tre piani del Palazzo. Fra la ristretta cerchia di fortunati che hanno avuto modo di metter piede all’interno dell’edificio c’è il critico d’arte Vittorio Sgarbi, giunto a Salerno in occasione dell’accensione delle Luci d’Artista il primo novembre. In seguito al restauro terminato con la riapertura lampo nel settembre 2013 il Palazzo risalente al tredicesimo secolo ha richiuso le porte e adesso non ha ancora trovato una destinazione. La famiglia Fruscione ha vissuto nell’edificio fino al 1967, anno durante il quale è stato dichiarato l’interesse pubblico del bene da parte del Ministero dell’Istruzione e la consegna al Comune di Salerno risale al 1974 che è stato poi affidato al piano di recupero nel 1986 che ha visto l’effettiva partenza dei lavori di restauro solamente nel 2009 in un progetto che doveva vedere anche il restauro del convento San Nicola. La Casa della Poesia che avrebbe accorpato in sé caffè letterario che avrebbe incluso sale convegni, area bar, corsi d’informatica, è l’idea perfetta per accomunare la storia ad un servizio che potrebbe essere utile per la città ed inoltre le uniche attività che potevano essere attinenti con il plesso e con l’importanza storica che ha sempre avuto si può considerare un’opera magnifica a cui i cittadini e i visitatori non hanno il diritto di accedere. Eppure sarebbe un’attrattiva che avvicinerebbe un nucleo di appassionati d’arte e di studiosi che potrebbero vedere con i loro occhi l’impronta che la storia ha lasciato a Salerno, le terme romane, antichi mosaici, affreschi e il passaggio idrico che fa pensare che in origine il Palazzo e l’adiacente chiesa di San Pietro a Corte sul vicolo Adelperga fossero collegati, monumenti che risalgono al primo secolo dopo Cristo. Inoltre nel vicolo dei Barbuti c’è ancora una fognatura che potrebbe causare umidità e provocare il deterioramento dei beni.

Una struttura di tale imponenza come il Palazzo Fruscione infatti non ha alcun orario d’apertura e alcun numero di telefono a cui rivolgersi in caso di informazioni o di eventuali visite guidate. Salerno è evidentemente una città che punta alla modernità, sull’innovazione a discapito della storia, dimenticandosi il passato che ancora circonda i cittadini e che potrebbero mostrare le bellezze storiche come un mistero per tutti, così viene svalutato lo spessore della città che come cerniera tra i paesi ha in sé opere come queste dimenticate, chiuse e nascoste.

Francesca D’Elia

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