Palazzo delle poste, il giallo dei vincoli

Scritto da , 20 dicembre 2015

I lavori sono partiti ma in pochi, forse solto i diretti interessati e chi ha dato le autorizzazioni (l’interrogativo è d’obbligo), conoscono il progetto e cosa verrà fatto all’interno dello storico palazzo delle poste. I lavori sono partiti tra il caos delle luci dopo polemiche e riunioni in Prefettura per cercare di snellire la viabilità, evitare ingorghi e via discorrendo. Poi oplà: ecco il cantiere della Rainone Real Estate e giù la facciata della palazzina lato lungomare. Con qualche curioso fermo a guardare il plastico esposto su entrambe le facciate dello storico edificio che non fornisce nessun chiarimento su cosa diventerà il palazzo che ha ospitato le poste centrali. Un pezzo di storia perché costruito quando il saluto romano era legge. Vincolo storico architettonico. Siamo di fronte ad un palazzo costruito oltre cinquant’anni fa che ha subito successive modifiche con la costruzioni di nuovi edifici. La parte abbattuta è stata costruita negli anni ‘60, e di conseguenza non dovrebbe essere necessario un parere da parte della Soprintendenza per modificare o demolire l’opera ma, sembra, che l’intervento abbia riguardato anche parti della facciata che, invece, per le quali era necessario l’ok della Soprintendenza. Sull’iter seguito, contenziosi giudiziari a parte, non ci sono elementi precisi. Non è da escludere che sulla questione si siano già mosse Soprintendenza e Procura per eventuali approfondimenti. Il “contenzioso “ con il Comune. Bisogna comprenderebbe se in tali termini si può parlare del braccio di ferro tra la Rainone Real Estate ed il Comune per la riqualificazione del palazzo delle poste centrali (acquistato da Rainone nel 2010 per 21milioni di euro). Tra ricorsi al Tar e contro ricorsi al Consiglio di Stato è arrivato il via libera. Materia del contendere il cambio di destinazione d’uso. Prima lo stop sancito dalla variante al Puc, che impediva, in osservanza del Ptcp della Priovincia, il mutamento degli standard dell’edificio. Il Tar dà ragione a Rainone ma il Comune fa ricorso al Consiglio di stato che stoppa l’ambizioso progetto salvato poi dal permesso a costruire concesso dall’amministrazione comunale in barba a qualsiasi “contenzioso”. La variante “salva poste” la Real Rainone orevede il cambio di destinazione d’uso per gli edifici di enti pubblici, considerati standard di servizio, con la concessione di un’area di pari valore e quantità al comune di Salerno. L’albergo diventa residence. Altra anomalia riguarda la destinazione d’uso della struttura. De Luca espresse parere favorevole alla realizzazione di un nuovo albergo “In considerazione del crescente interesse verso la città e per il numero ancora esiguo di strutture ricettive”. Già ma Rainone ha specificato, senza mostrare ancora il progetto nei dettagli, che nello storico palazzo resteranno gli uffici postali, al piano terra, più tre grandi negozi. Nei quattro piani superiori verranno realizzati 32 appartamenti da 80 a 180 metri quadrati. Dovrebbero essere realizzati, inoltre, quattro attici con piscine private ed un piano interrato per i garage. La nuova “opera” dovrebbe essere completata entro il 2017 salvo stop per problematiche legati ai vincoli, Italia Nostra ha chiesto lumi sul progetto, o per problematiche di altra natura visto che solo dopo la demolizione della struttura adiacente al lungomare si sono riaccesi i riflettori sullo storico palazzo delle poste. Restano gli interrogativi e, soprattutto, legati alla mancanza di visibilità. Come mai a differenza di altre opere dello stesso valore (Crescent) non c’è stata nessuna cerimonia per celebrare il via dei lavori? Come mai non c’è stata nessuna conferenza stampa per illustrare l’imponente progetto? Particolari non di poco conto vista l’efficienza mostrata in queste occasioni dall’amministrazione comunale.

Consiglia

1 Commento

  1. Riccardo Braschi

    24 dicembre 2015 at 10:18

    Nessuna azione di salvaguardia per il Palazzo delle Poste e dei Telegrafi di Salerno che nei giorni scorsi è stato interessato dalla demolizione di quella parte prospiciente il lungomare che collegava le due ali del fabbricato. La porzione demolita, disposta su due piani, fu edificata nei primi anni Trenta e non negli anni Sessanta come indicato nell’articolo. In origine era destinata al piano terreno a rimessa, magazzino e deposito mezzi dei fattorini telegrafici e al piano superiore a sede del circolo ricreativo. E’ sufficiente leggere la cronaca dell’epoca per averne conferma. Come noto il palazzo fu progettato dall’architetto romano Roberto Narducci e inaugurato il 28/10/1932 in occasione delle celebrazioni della Marcia su Roma.