Pagare tutti per pagare meno

Scritto da , 23 Maggio 2021
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Occhio sulla politica fiscale: si deve risolvere l’incredibile questione delle tasse non riscosse. In Italia ci sono 937 miliardi di euro non riscossi per ragioni di decesso, di fallimento e quant’altro, una cifra imponente, superiore al costo del Recovery Fund per tutta l’Europa
Di Alessia Potecchi*
La politica fiscale deve essere un perno del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza. Si deve risolvere l’incredibile questione delle tasse non riscosse. La Corte dei Conti e il Direttore dell’Agenzia delle Entrate hanno depositato, in occasione delle recenti audizioni sulla Riforma Fiscale, un dossier dal quale risulta che ci sono 937 miliardi di euro non riscossi per ragioni di decesso, di fallimento e quant’altro. E’ una cifra imponente, superiore al costo del Recovery Fund per tutta l’Europa. Bisogna procedere ad un’azione vera di contrasto all’evasione fiscale realizzando una rapida semplificazione del complesso di procedure confuse e complicate che caratterizzano il sistema fiscale. Va applicato lo Statuto del Contribuente evitando che si ricorra a meccanismi di imposizione fiscale retroattivi, si deve eliminare il sistema di funzionamento degli accertamenti a compartimenti stagno tra Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza. Occorre, poi, mandare un segnale forte in Europa, tassando le grandi multinazionali del web. Alcune di queste, infatti, hanno realizzato profitti immensi e non possono essere esentate dal pagamento delle tasse. Si parla di definire una Minimum Tax con una aliquota unica mondiale. L’Italia su questo avrà un ruolo importante, come ha recentemente sottolineato il ministro dell’Economia Franco, al G20 di Roma. L’accordo con ogni probabilità sarà siglato a fine luglio nel prossimo meeting delle venti maggiori economie del globo. Questa intesa è simile a quellaproposta dal Presidente Bidene dalla Segretaria del Tesoro Janet Yellen. La proposta di Biden interessa in modo particolare le web company, che ora evitano di pagare le tasse, perché si avvalgono della normativa della cosiddetta “Stabile Organizzazione”. Il Ministro dell’economia francese Bruno Le Maire ha parlato di una aliquota mondiale che si aggira intorno al 10-15 per cento, mentre gli USA hanno ipotizzato una aliquota più alta. La tassazione viene spezzettata in due tranche: una multinazionale, che ha la sede negli Stati Uniti e diverse succursali in altri stati, pagherà l’aliquota bassa, prevista dalla legislazione di un determinato paese, dove ha i suoi stabilimenti e la differenza dovrà, invece, pagarla dove ha la casa madre. Non ci saranno, così, più posti nel mondo dove conviene stabilirsi, perché l’aliquota nel bilancio della multinazionale sarà sempre la stessa. In Europa questo meccanismo consentirebbe una graduale armonizzazione fiscale. Non si può accettare che il Italia l’evasione fiscale sia tra le più alte in Europa. Peggio di noi c’è solo la Grecia. Bisogna semplificare le procedure avvalendosi di un lavoro comune con gli intermediari fiscali; è fondamentale monitorare le banche dati, utilizzando nel modo migliore gli strumenti informatici che sono a disposizione dell’amministrazione pubblica (Stato, Regioni, Comuni, Enti Pubblici, Banche, Assicurazioni, ecc.). Vanno perfezionati i sistemi di tracciabilità; vanno resi efficaci i controlli. Occorre ripristinare la norma adottata nel 2007 che rendeva pubblici i dati complessivi e riassuntivi di tutti i contribuenti. E’decisivo che gran parte delle somme recuperate vada utilizzata per ridurre la pressione fiscale. Insomma, gli esiti della lotta all’evasione fiscale devono consentire di rendere vero e concreto lo slogan che dice “pagare tutti per pagare meno.”
Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza
del PD Milano Metropolitana
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