Pagani senza infrastrutture non decolla

Scritto da , 13 Agosto 2015
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Pagani. Il fato (per chi ci crede) e l’evoluzione hanno voluto che la città di Sant’Alfonso sorgesse in una strategica posizione strategica, in quella vasta area che va sotto il nome di Agro nocerino sarnese, a pochi chilometri da Napoli, ad una manciata da un sito archeologico che tutto il mondo ci invidia, Pompei, praticamente åattåaccati a Salerno, per non parlare della Divina costiera amalfitana, meta preferita dei paganesi d’estate. Eppure, la città, che ricordiamo ospita anche i resti mortali di un certo Alfonso De Liguori, dottore della Chiesa, soffre di una endemica carenza (per non dire deficienza) dei trasporti pubblici. Prendiamo ad esempio la stazione ferroviaria. Non c’è stata una sola classe politica che non abbia speso, specie in campagna elettorale, tonnellate di parole in ipotetici progetti di riqualificazione dello scalo. Fumo. Ad oggi la stazione, (quale novità) è lontana dai fasti di un tempo, quando cioè da Pagani (e dalla Cirio) partivano i vagoni che rifornivano i soldati al fronte. In cent’anni, mica un attimo, è stata storia decrescente fino ad arrivare ad oggi. Lo scalo è solo il fantasma di uno scalo ferroviario, dove persino l’accesso è sbarrato (vedi foto). Danneggiate le macchinette obliteratrici, non esiste la biglietteria e il sottopasso è cosa da coraggiosi. Eppure, sono tanti i paganesi che utilizzano il treno per spostarsi, specie per lavoro ma molti sono quelli che preferiscono spostarsi nella vicina Nocera Inferiore per avere la sicurezza di salire a bordo, evitando spiacevoli imprevisti. Se questa è la fotografia di una città a vocazione turistica, stiamo messi davvero male. Discorso analogo anche per il trasporto su gomma. Se è vero che tutta l’area soffre per i limiti delle azienda pubbliche e private che effettuano il servizio, occorre anche ricordare che il servizio urbano è legato alla fortuna, non esiste (o forse sono in pochi a conoscerlo) un programma con tragitti e orari. Piccole cose verrebbe da dire ma che danno il senso della realtà civica di una città nel terzo millennio.

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