Pagani. Matricidio di via Striano. Il riportage completo in 10 articoli e foto

Scritto da , 22 Settembre 2015
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Il foto racconto (nella galleria) e 10 articoli sulla tragedia del matricidio a Casa Marrazzo a Pagani

In edicola oggi con le Cronache

 

1) L’assassinio di Anan De Martino da parte del figlio Aniello Giordano

PAGANI. Le ha fracassato il cranio con ripetuti, forse una decina, utilizzando un asse di sostegno del letto, poi ne avrebbe adagiato il cadavere su di una sedia in plastica e sarebbe andato a fare colazione al bar. Un attimo di follia, quello di Aniello Giordano, 52enne di Pagani, noto alle forze dell’ordine che, ieri mattina, intorno alle 9, 30 le 10, è costato la vita all’anziana madre, l’85enne Anna De Martino.

Da almeno 15 giorni, sembra che in quella modesta casa in via Striano n.43, che fa da angolo al vicoletto di via Striano, si registrassero tensioni, forse alimentate anche dalla condizione di salute della donna, provata dalla perdita di una figlia, oltre 10 anni fa, e dallo stato mentale del 52enne figlio, unico convivente di Anna.

Si era deciso per alcune riparazioni in casa, che stavano impegnando i due, forse qualche “comando” di troppo, dettato dall’impossibilità di muoversi della mamma, ed ecco che nella mente del figlio è scattato il raptus omicida.

L’asse di un letto, un tubolare facile da avvitare e svitare, forse la prima cosa a portata di mano, è diventata l’arma del delitto. Con quello, “Nelluccio” ha colpito più volte la madre alla testa. Poi, sporco di sangue è sceso in strada. Il 52enne Si è recato al primo bar, poco distante dalla sua abitazione, a largo San Felice, ha chiesto un cornetto. Il gestore, però, insospettito dalle macchie ha chiesto, lui ha candidamente ammesso di aver ammazzato la madre. Una confessione, la prima di Aniello Giordano, che ha allarmato il barista che senza perdersi d’animo ha avvisato i parenti. Una confessione di omicidio che renderà pochi minuti più tardi anche ai frequentatori del bar di piazza D’Arezzo (nei pressi del Comune). Qui, però, ci arriva qualche minuto dopo, solo quando decide di andare dalla sorella ed avvisarla del “malfatto”. E proprio la donna, che quotidianamente faceva visita alla madre ed al fratello, che preoccupata per quelle parole dette in uno stato di lucida follia, ha allertato i soccorsi sanitari. Sul posto sono giunti gli operatori del 118 che hanno immediatamente avvisato i carabinieri.

I militari hanno iniziato così la caccia all’uomo. Provvidenziale, l’intervento telefonico del consigliere comunale, Pasquale Sorrentino: al bar di fronte al Comune ha visto Aniello seduto a prendere il caffè ed ha chiamato i carabinieri. Giordano è stato accompagnato in caserma a Nocera Inferiore ed arrestato con l’accusa di omicidio volontario: qui l’uomo è rimasto per ore, e dove i militari hanno cercato di ricostruire con lui gli ultimi momenti di vita dell’anziana madre.

Sul luogo dell’omicidio sono arrivati anche il pm Roberto Lenza che dirige le indagini, il medico legale Giovanni Zotti, i militari della scientifica e il maggiore Enrico Calandro, comandante il reparto territoriale di Nocera Inferiore.

Lucia Trotta

 

2) Il ritratto dell’assassino, Aniello Giordano

PAGANI. Il 52enne Aniello Giordano era conosciuto da tutti in via Striano, un rione storico al centro della città, meglio nota come “Casa Marrazzo”. Le signore del quartiere lo chiamano “Nelluzzo”. Una gioventù animata, forse da droga ed alcol, si dice di qualche precedente penale ed infine i disturbi psichici. Da tempo l’uomo era in cura al Cim, il centro di igiene mentale della città di Pagani. Qualche ricovero, anche in strutture private, ma mai degenerati in episodi di violenza.

 

3) il racconto del consigleire comunale Pasquale Sorrentino

PAGANI. Aniello Giordano trova sulla sua strada, dopo essersi allontanato dalla casa dove è avvenuto l’omicidio, il consigliere comunale Pasquale Sorrentino.  Questo il racconto del consigliere: «Sapevo che i carabinieri lo cercavano. Ormai era noto quanto accaduto – spiega Sorrentino-. Ho avvisato i carabinieri e l’ho tenuto d’occhio. Se fosse andato via lo avrei seguito. Una persona gli ha chiesto cosa avesse fatto, come mai era sporco di sangue. Lui ha confessato di aver ucciso la madre con un bastone del letto. Poi ha chiesto di essere lasciato solo. Il tempo di accendersi una sigaretta e sono arrivati i carabinieri. Li ha visti, è rimasto seduto e quando si sono avvicinati, senza opporsi, è andato con loro».

 

4) la ricostruzioen del delitto

PAGANI. Un corpo minuto di un’anziana adagiato su una sedia di plastica, sangue sul pavimento e sui mobili, in monolocale nel centro storico di Pagani. Questa l’agghiacciante scena che si è presentata ai soccorritori e ai carabinieri intervenuti in via Striano per l’omicidio di Anna De Martino.

Il monolocale del matricidio è nel rione noto come Casa Marrazzo: qui tutti si conoscono ed è l’area più antica della città. A pochi passi c’è il santuario della madonna delle Galline e il palazzo del Comune. Eppure, stamattina, l’aggressione a quella donna non è stata avvertita da nessuno, probabilmente la vittima non ha avuto nemmeno al forza di urlare di scappare, visto che aveva anche problemi di deambulazione.

Forse mercoledì sarà effettuata l’autopsia sul cadavere dell’85enne uccisa. Difficile anche eseguire l’esame esterno del cadavere atteso il piccolo locale dove viveva la donna e il figlio, diventato il suo assassino,  e le macchie di sangue diffuse ovunque.

Si può tentare una prima ricostruzione. Dopo una discussione tra gli unici due abitanti del monolocale, Aniello Giordano ha preso un “piede” del letto (non si sa se fosse già smontato o l’abbia smontato prima di colpire) e si è avventata sull’esile e anziana madre. Una decina i colpi e forse più, tutti sul cranio della donna. I colpi hanno praticamente ucciso subito l’anziana che retrocedendo per il calar delle forze fisiche si è adagiata su una sedia in plastica bianca. Il sangue presente sul luogo del delitto era quello dovuto agli schizzi sollevatisi durate l’aggressione, mentre altro è stato trovato per caduta nei presi della sedia dove è stato ritrovato il corpo.

Altra ricostruzione potrebbe essere quella che vede la donna già seduta sulla sedia quando è stata aggredita dal figlio.

Meno probabile è la tesi che Aniello abbia colpito la madre e poi l’abbia lui stessa messa sulla sedia.

Gianfranco Pecoraro

 

5) Lo stupore della gente

PAGANI. Nel cortile tutti piangono Nannina. Anna De Martino, donna gentile ed a modo, signora d’altri tempi, ormai 85enne, di quelle che ti rivolgono sempre un sorriso ed un cordiale saluto. «A lei non doveva accadere, aveva già sofferto tanto. Viveva da sola con questo figlio, ma sono sempre andati d’accordo. Nessuno di noi riesce a spiegarselo». Il pensiero in via Striano è comune. Una strada, un quartiere, dove tutti fanno parte della stessa famiglia. Tutti conoscono tutti. Tutti conoscevano Anna. Per 10 anni l’hanno vista lottare, senza tregua, per una figlia malata. La scoperta della malattia, le cure dei medici, i viaggi della speranza. «Cosa non ha fatto per quella figlia – spiegano i vicini. Per Assuntina (la figlia) non si è mai arresa. Quando è morta ha iniziato a lasciarsi andare. Non si è mai più ripresa. I figli sono tutti cari ragazzi. Non l’hanno mai abbandonata». Tra loro c’è la figlia che tutti i giorni, più volte al giorno, non fa mancare la sua presenza. Quella che l’altra sera l’ha lasciata in vita e l’ha ritrovata ieri mattina morta, uccisa dalla mano omicida di quel fratello psicolabile. Le sue urla hanno svegliato il quartiere, il suo pianto ha spezzato i pensieri della gente di via Striano. «Povera figlia – dicono – non troverà più la forza di venire in questa casa». Dell’assassino non ci sono parole. Lo descrivono come un ragazzo tranquillo, che passeggiava ripetutamente per la zona di “Casa Marrazzo”, frequentatore di bar del luogo. Insomma, non un violento, ma solo un ragazzo, ormai uomo, con problemi.

 

6) Il sindaco: «Non sapevamo di quel disagio»

PAGANI. «Sono senza parole per quanto accaduto in via Striano». E’ sgomento il sindaco di Pagani Salvatore Bottone per l’omicidio di Anna De Martino, a pochi passi da palazzo San Carlo. «Non avevamo mai avuto notizie di problemi complessi per questo nucleo familiare né erano pervenute segnalazioni o richieste di assistenza –ha affermato Bottone-. Ho chiesto subito al Responsabile delle Politiche Sociali che mi ha confermato che il Comune non era a conoscenza di questo caso». Il primo cittadino ha aggiunto: «Sono vicino in questo momento al dolore dei familiari e quanto conoscevano la signora De Martino. Tuttavia, prima di rilasciare commenti è meglio attendere l’esito delle indagini».

I precdenti

a) quello di Nocera Inferiore in via Giordano: il caso Italia Filograna- Silvio Iannelli

Alfonso Serra

Nocera Inferiore. Due anni fa, a meno di tre chilometri in linea d’area da luogo dell’omicidio di ieri mattina a Pagani, fu uccisa da un’altra madre dal figlio con problemi psichici. Ed occuparsi del quel caso fu, anche allora, il pm Roberto Lenza della procura nocerina.

L’imputato è Silvio Iannelli, il 48enne figlio di Italia Filograna, l’87enne madre da lui aggredita domenica 16 giugno 2013. L’accusa è di omicidio preterintenzionale.

Le indagini del pm Roberto Lenza e del commissariato della polizia di stato ricostruì cosa accadde domenica 16 giugno 2013 nell’appartamento di via Giordano a Nocera Inferiore. L’allora 46enne Silvio, invalido al 100%, si era chiuso in un completo mutismo e non aveva fornito alla polizia elementi utili a chiarire la dinamica della brutale aggressione.

Iannelli, al culmine di una lite, colpì ripetutamente la madre con pugni sulla testa, procurandole un’ecchimosi allo zigomo sinistro. Agghiacciante la scena che si presentò agli occhi dei soccorritori, allertati da alcuni vicini che avevano udito le urla e i lamenti della donna. L’anziana fu trovata riversa sul pavimento della cucina, priva di sensi. Per terra, tracce di sangue, il tavolo capovolto e privo di una gamba, le pareti imbrattate di pomodoro. La donna era intenta a preparare il pranzo della domenica, quando fu aggredita dal figlio.  Sul posto arrivarono gli agenti del commissariato nocerino, che raccolsero le testimonianze dei vicini che avevano visto Iannelli allontanarsi a piedi verso via Libroia. Secondo i loro racconti, l’uomo era sporco di sangue e aveva una mano gonfia. Intorno le 13, Iannelli fu rintracciato in un bar di Pagani, visibilmente agitato, come è accaduto ieri mattina anche per Aniello Giordano.

La povera vittima delle violenze del figlio morì dopo nove giorni di ricovero all’ospedale “Umberto I”.
Il Gip nell’udienza di convalida del fermo di Iannelli aveva disposto in primo momento che l’allora indagato venisse ospitato in una casa di cura, ma aveva riconsiderato l’accusa a suo carico, ritenendo sussistere non il tentato omicidio ma le lesioni volontarie. Con la morte successiva dell’anziana madre l’accusa si trasformò in omicidio preterintenzionale.
In primo grado, il consulente del Gup aveva concluso con la piena capacità di intendere e di volere di Iannelli, il consulente tecnico del pm era per il vizio parziale di mente e la difesa per quello totale: il giudice decise per il vizio parziale.

In primo grado, lo scorso anno, con il rito abbreviato Iannelli fu condannato a cinque anni e quattro mesi di reclusione dopo aver trascorso tre anni di ricovero in una casa di custodia e cura. La corte d’Assise d’appello di Salerno, a marzo scorso, confermò la pena come richiesto dal sostituto procuratore Giannelli mentre l’avvocato Michele Capano, difensore di Iannelli, annunciò il ricorso per Cassazione, ancora in attesa di fissazione.

«Ho avuto la sensazione che per i giudici popolari Iannelli sarebbe stato dichiarato incapace di intendere e di volere, attesa anche la sua storia di schizofrenia –ha dichiarato l’avvocato Capano-. Probabilmente in camera di consiglio non c’è stata la forza da parte dei giudici popolari di far prevalere questa tesi. Ecco perché sarebbe meglio il sistema all’americana dove esiste solo la giuria popolare».

(a.s.)

 

b) quelli del Rione Petrosini e di Torrione a Salerno:  il caso Assunta Bova-Vincenzo Aulisio e maria Pia Guariglia-Lino Renzi

 

La vicenda di Pagani richiama due matricidi efferati verificatisi nel giro di un anno a Salerno. Il primo scosse il rione Petrosino nel novembre del 2012.  Assunta Bova,  77 anni fu uccisa dal figlio 40enne Vincenzo Aulisio nella loro abitazione di via Porzio, nel rione Petrosino. Settanta le coltellate inferte alla madre. Una ferocia inaudita da parte del quarantenne che presentava seri problemi psichici. Era sotto cura, ma spesso rifiutava di assumere le medicine e allora la sua instabilità peggiorava e i litigi aumentavano. In più c’erano i dissidi per i soldi, quelli che l’uomo chiedeva di continuo e che pare spendesse in buona parte al gioco. Per questo delitto Aulisio fu condannato a sedici anni di carcere. Pochi mesi, luglio 2013, ed una nuova tragedia si materializza a Torrione. La vittima  è la 77enne, Maria Pia Guariglia. La vicenda assume contorni ancor più macabri in quanto il figlio, Lino Renzi, dopo aver picchiato la donna fino ad ucciderla decise di vivisezionare il corpo e mettere a bollire alcune parti del corpo della madre. Le forze dell’ordine ed i soccorsi trovarono la tavola pronta e le pentole sul fuoco al momento dell’irruzione nell’abitazione di Torrione. Renzi, trasferito all’ospedale pschiatrico di Aversa, è stato dichiarato processualmente capace ed è stato rinviato a giudizio.

c) quello di Mercato San Severino: il caso Antonietta De santis, Deborah De Vivo, Giovanni De Vivo

MERCATO SAN SEVERINO. Prima seviziò la sorella con una trentina forchettate poi l’uccise, probabilmente, soffocandola con un cuscino e infine sempre con un cuscino ammazzò la madre.  Così, in un raptus di follia, il 32enne Giovanni De Vivo uccise, lo scorso agosto, la cinquantottenne madre Antonietta De Santis e la ventinovenne sorella Deborah De Vivo. Giovanni sofferente psichiatrico in cura presso la struttura specializzata, si era convinto che il diavolo possedeva la madre e la sorella e che stava cercando di possedere anche lui. Come lui stesso ha raccontato al pm Amedeo Sessa, decise all’improvviso di dover liberare la madre e la sorella da satana. Dall’autopsia emerge, con molta probabilità, che Giovanni entrò nella stanza dove dormiva la sorella che era ancora in abiti intimi stesa sul letto e con una forchetta le scagliò trenta colpi provocando una cinquantina di fori sulle braccia, sul volto e sul torace. La ragazza cercò di difendersi ma nulla poté contro la furia omicida del fratello che prese un cuscino e la soffocò. Probabilmente, richiamata dalle urla della figlia, la mamma cercò di fuggire ma fu raggiunta alle spalle dal figlio che l’uccise soffocandola con un cuscino. Ulteriori accertamenti diranno se Giovanni vegliò per alcune ore i corpi della madre e della sorella o tentò immediatamente di suicidarsi. Il trentaduenne, infatti, si gettò dal primo piano, a suo dire, per sfuggire al diavolo, e riportò solo lievi fratture ed escoriazioni sanguinanti. Successivamente risalì in casa ed cercò di suicidarsi con una busta di plastica in testa poi dopo, non essendovi riuscito, ritenne di attendere la morte rimanendo sul balcone e aspettando di dissanguarsi. Alcuni vicini, viste le macchie di sangue per le scale, e visto il giovane sul balcone avvertirono i carabinieri che scoprirono il duplice omicidio.

 

 

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