Pagani. Matricidio di via Striano. Il riportage completo in 10 articoli e foto

Scritto da , 22 settembre 2015

 

Il foto racconto (nella galleria) e 10 articoli sulla tragedia del matricidio a Casa Marrazzo a Pagani

In edicola oggi con le Cronache

 

1) L’assassinio di Anan De Martino da parte del figlio Aniello Giordano

PAGANI. Le ha fracassato il cranio con ripetuti, forse una decina, utilizzando un asse di sostegno del letto, poi ne avrebbe adagiato il cadavere su di una sedia in plastica e sarebbe andato a fare colazione al bar. Un attimo di follia, quello di Aniello Giordano, 52enne di Pagani, noto alle forze dell’ordine che, ieri mattina, intorno alle 9, 30 le 10, è costato la vita all’anziana madre, l’85enne Anna De Martino.

Da almeno 15 giorni, sembra che in quella modesta casa in via Striano n.43, che fa da angolo al vicoletto di via Striano, si registrassero tensioni, forse alimentate anche dalla condizione di salute della donna, provata dalla perdita di una figlia, oltre 10 anni fa, e dallo stato mentale del 52enne figlio, unico convivente di Anna.

Si era deciso per alcune riparazioni in casa, che stavano impegnando i due, forse qualche “comando” di troppo, dettato dall’impossibilità di muoversi della mamma, ed ecco che nella mente del figlio è scattato il raptus omicida.

L’asse di un letto, un tubolare facile da avvitare e svitare, forse la prima cosa a portata di mano, è diventata l’arma del delitto. Con quello, “Nelluccio” ha colpito più volte la madre alla testa. Poi, sporco di sangue è sceso in strada. Il 52enne Si è recato al primo bar, poco distante dalla sua abitazione, a largo San Felice, ha chiesto un cornetto. Il gestore, però, insospettito dalle macchie ha chiesto, lui ha candidamente ammesso di aver ammazzato la madre. Una confessione, la prima di Aniello Giordano, che ha allarmato il barista che senza perdersi d’animo ha avvisato i parenti. Una confessione di omicidio che renderà pochi minuti più tardi anche ai frequentatori del bar di piazza D’Arezzo (nei pressi del Comune). Qui, però, ci arriva qualche minuto dopo, solo quando decide di andare dalla sorella ed avvisarla del “malfatto”. E proprio la donna, che quotidianamente faceva visita alla madre ed al fratello, che preoccupata per quelle parole dette in uno stato di lucida follia, ha allertato i soccorsi sanitari. Sul posto sono giunti gli operatori del 118 che hanno immediatamente avvisato i carabinieri.

I militari hanno iniziato così la caccia all’uomo. Provvidenziale, l’intervento telefonico del consigliere comunale, Pasquale Sorrentino: al bar di fronte al Comune ha visto Aniello seduto a prendere il caffè ed ha chiamato i carabinieri. Giordano è stato accompagnato in caserma a Nocera Inferiore ed arrestato con l’accusa di omicidio volontario: qui l’uomo è rimasto per ore, e dove i militari hanno cercato di ricostruire con lui gli ultimi momenti di vita dell’anziana madre.

Sul luogo dell’omicidio sono arrivati anche il pm Roberto Lenza che dirige le indagini, il medico legale Giovanni Zotti, i militari della scientifica e il maggiore Enrico Calandro, comandante il reparto territoriale di Nocera Inferiore.

Lucia Trotta

 

2) Il ritratto dell’assassino, Aniello Giordano

PAGANI. Il 52enne Aniello Giordano era conosciuto da tutti in via Striano, un rione storico al centro della città, meglio nota come “Casa Marrazzo”. Le signore del quartiere lo chiamano “Nelluzzo”. Una gioventù animata, forse da droga ed alcol, si dice di qualche precedente penale ed infine i disturbi psichici. Da tempo l’uomo era in cura al Cim, il centro di igiene mentale della città di Pagani. Qualche ricovero, anche in strutture private, ma mai degenerati in episodi di violenza.

 

3) il racconto del consigleire comunale Pasquale Sorrentino

PAGANI. Aniello Giordano trova sulla sua strada, dopo essersi allontanato dalla casa dove è avvenuto l’omicidio, il consigliere comunale Pasquale Sorrentino.  Questo il racconto del consigliere: «Sapevo che i carabinieri lo cercavano. Ormai era noto quanto accaduto – spiega Sorrentino-. Ho avvisato i carabinieri e l’ho tenuto d’occhio. Se fosse andato via lo avrei seguito. Una persona gli ha chiesto cosa avesse fatto, come mai era sporco di sangue. Lui ha confessato di aver ucciso la madre con un bastone del letto. Poi ha chiesto di essere lasciato solo. Il tempo di accendersi una sigaretta e sono arrivati i carabinieri. Li ha visti, è rimasto seduto e quando si sono avvicinati, senza opporsi, è andato con loro».

 

4) la ricostruzioen del delitto

PAGANI. Un corpo minuto di un’anziana adagiato su una sedia di plastica, sangue sul pavimento e sui mobili, in monolocale nel centro storico di Pagani. Questa l’agghiacciante scena che si è presentata ai soccorritori e ai carabinieri intervenuti in via Striano per l’omicidio di Anna De Martino.

Il monolocale del matricidio è nel rione noto come Casa Marrazzo: qui tutti si conoscono ed è l’area più antica della città. A pochi passi c’è il santuario della madonna delle Galline e il palazzo del Comune. Eppure, stamattina, l’aggressione a quella donna non è stata avvertita da nessuno, probabilmente la vittima non ha avuto nemmeno al forza di urlare di scappare, visto che aveva anche problemi di deambulazione.

Forse mercoledì sarà effettuata l’autopsia sul cadavere dell’85enne uccisa. Difficile anche eseguire l’esame esterno del cadavere atteso il piccolo locale dove viveva la donna e il figlio, diventato il suo assassino,  e le macchie di sangue diffuse ovunque.

Si può tentare una prima ricostruzione. Dopo una discussione tra gli unici due abitanti del monolocale, Aniello Giordano ha preso un “piede” del letto (non si sa se fosse già smontato o l’abbia smontato prima di colpire) e si è avventata sull’esile e anziana madre. Una decina i colpi e forse più, tutti sul cranio della donna. I colpi hanno praticamente ucciso subito l’anziana che retrocedendo per il calar delle forze fisiche si è adagiata su una sedia in plastica bianca. Il sangue presente sul luogo del delitto era quello dovuto agli schizzi sollevatisi durate l’aggressione, mentre altro è stato trovato per caduta nei presi della sedia dove è stato ritrovato il corpo.

Altra ricostruzione potrebbe essere quella che vede la donna già seduta sulla sedia quando è stata aggredita dal figlio.

Meno probabile è la tesi che Aniello abbia colpito la madre e poi l’abbia lui stessa messa sulla sedia.

Gianfranco Pecoraro

 

5) Lo stupore della gente

PAGANI. Nel cortile tutti piangono Nannina. Anna De Martino, donna gentile ed a modo, signora d’altri tempi, ormai 85enne, di quelle che ti rivolgono sempre un sorriso ed un cordiale saluto. «A lei non doveva accadere, aveva già sofferto tanto. Viveva da sola con questo figlio, ma sono sempre andati d’accordo. Nessuno di noi riesce a spiegarselo». Il pensiero in via Striano è comune. Una strada, un quartiere, dove tutti fanno parte della stessa famiglia. Tutti conoscono tutti. Tutti conoscevano Anna. Per 10 anni l’hanno vista lottare, senza tregua, per una figlia malata. La scoperta della malattia, le cure dei medici, i viaggi della speranza. «Cosa non ha fatto per quella figlia – spiegano i vicini. Per Assuntina (la figlia) non si è mai arresa. Quando è morta ha iniziato a lasciarsi andare. Non si è mai più ripresa. I figli sono tutti cari ragazzi. Non l’hanno mai abbandonata». Tra loro c’è la figlia che tutti i giorni, più volte al giorno, non fa mancare la sua presenza. Quella che l’altra sera l’ha lasciata in vita e l’ha ritrovata ieri mattina morta, uccisa dalla mano omicida di quel fratello psicolabile. Le sue urla hanno svegliato il quartiere, il suo pianto ha spezzato i pensieri della gente di via Striano. «Povera figlia – dicono – non troverà più la forza di venire in questa casa». Dell’assassino non ci sono parole. Lo descrivono come un ragazzo tranquillo, che passeggiava ripetutamente per la zona di “Casa Marrazzo”, frequentatore di bar del luogo. Insomma, non un violento, ma solo un ragazzo, ormai uomo, con problemi.

 

6) Il sindaco: «Non sapevamo di quel disagio»

PAGANI. «Sono senza parole per quanto accaduto in via Striano». E’ sgomento il sindaco di Pagani Salvatore Bottone per l’omicidio di Anna De Martino, a pochi passi da palazzo San Carlo. «Non avevamo mai avuto notizie di problemi complessi per questo nucleo familiare né erano pervenute segnalazioni o richieste di assistenza –ha affermato Bottone-. Ho chiesto subito al Responsabile delle Politiche Sociali che mi ha confermato che il Comune non era a conoscenza di questo caso». Il primo cittadino ha aggiunto: «Sono vicino in questo momento al dolore dei familiari e quanto conoscevano la signora De Martino. Tuttavia, prima di rilasciare commenti è meglio attendere l’esito delle indagini».

I precdenti

a) quello di Nocera Inferiore in via Giordano: il caso Italia Filograna- Silvio Iannelli

Alfonso Serra

Nocera Inferiore. Due anni fa, a meno di tre chilometri in linea d’area da luogo dell’omicidio di ieri mattina a Pagani, fu uccisa da un’altra madre dal figlio con problemi psichici. Ed occuparsi del quel caso fu, anche allora, il pm Roberto Lenza della procura nocerina.

L’imputato è Silvio Iannelli, il 48enne figlio di Italia Filograna, l’87enne madre da lui aggredita domenica 16 giugno 2013. L’accusa è di omicidio preterintenzionale.

Le indagini del pm Roberto Lenza e del commissariato della polizia di stato ricostruì cosa accadde domenica 16 giugno 2013 nell’appartamento di via Giordano a Nocera Inferiore. L’allora 46enne Silvio, invalido al 100%, si era chiuso in un completo mutismo e non aveva fornito alla polizia elementi utili a chiarire la dinamica della brutale aggressione.

Iannelli, al culmine di una lite, colpì ripetutamente la madre con pugni sulla testa, procurandole un’ecchimosi allo zigomo sinistro. Agghiacciante la scena che si presentò agli occhi dei soccorritori, allertati da alcuni vicini che avevano udito le urla e i lamenti della donna. L’anziana fu trovata riversa sul pavimento della cucina, priva di sensi. Per terra, tracce di sangue, il tavolo capovolto e privo di una gamba, le pareti imbrattate di pomodoro. La donna era intenta a preparare il pranzo della domenica, quando fu aggredita dal figlio.  Sul posto arrivarono gli agenti del commissariato nocerino, che raccolsero le testimonianze dei vicini che avevano visto Iannelli allontanarsi a piedi verso via Libroia. Secondo i loro racconti, l’uomo era sporco di sangue e aveva una mano gonfia. Intorno le 13, Iannelli fu rintracciato in un bar di Pagani, visibilmente agitato, come è accaduto ieri mattina anche per Aniello Giordano.

La povera vittima delle violenze del figlio morì dopo nove giorni di ricovero all’ospedale “Umberto I”.
Il Gip nell’udienza di convalida del fermo di Iannelli aveva disposto in primo momento che l’allora indagato venisse ospitato in una casa di cura, ma aveva riconsiderato l’accusa a suo carico, ritenendo sussistere non il tentato omicidio ma le lesioni volontarie. Con la morte successiva dell’anziana madre l’accusa si trasformò in omicidio preterintenzionale.
In primo grado, il consulente del Gup aveva concluso con la piena capacità di intendere e di volere di Iannelli, il consulente tecnico del pm era per il vizio parziale di mente e la difesa per quello totale: il giudice decise per il vizio parziale.

In primo grado, lo scorso anno, con il rito abbreviato Iannelli fu condannato a cinque anni e quattro mesi di reclusione dopo aver trascorso tre anni di ricovero in una casa di custodia e cura. La corte d’Assise d’appello di Salerno, a marzo scorso, confermò la pena come richiesto dal sostituto procuratore Giannelli mentre l’avvocato Michele Capano, difensore di Iannelli, annunciò il ricorso per Cassazione, ancora in attesa di fissazione.

«Ho avuto la sensazione che per i giudici popolari Iannelli sarebbe stato dichiarato incapace di intendere e di volere, attesa anche la sua storia di schizofrenia –ha dichiarato l’avvocato Capano-. Probabilmente in camera di consiglio non c’è stata la forza da parte dei giudici popolari di far prevalere questa tesi. Ecco perché sarebbe meglio il sistema all’americana dove esiste solo la giuria popolare».

(a.s.)

 

b) quelli del Rione Petrosini e di Torrione a Salerno:  il caso Assunta Bova-Vincenzo Aulisio e maria Pia Guariglia-Lino Renzi

 

La vicenda di Pagani richiama due matricidi efferati verificatisi nel giro di un anno a Salerno. Il primo scosse il rione Petrosino nel novembre del 2012.  Assunta Bova,  77 anni fu uccisa dal figlio 40enne Vincenzo Aulisio nella loro abitazione di via Porzio, nel rione Petrosino. Settanta le coltellate inferte alla madre. Una ferocia inaudita da parte del quarantenne che presentava seri problemi psichici. Era sotto cura, ma spesso rifiutava di assumere le medicine e allora la sua instabilità peggiorava e i litigi aumentavano. In più c’erano i dissidi per i soldi, quelli che l’uomo chiedeva di continuo e che pare spendesse in buona parte al gioco. Per questo delitto Aulisio fu condannato a sedici anni di carcere. Pochi mesi, luglio 2013, ed una nuova tragedia si materializza a Torrione. La vittima  è la 77enne, Maria Pia Guariglia. La vicenda assume contorni ancor più macabri in quanto il figlio, Lino Renzi, dopo aver picchiato la donna fino ad ucciderla decise di vivisezionare il corpo e mettere a bollire alcune parti del corpo della madre. Le forze dell’ordine ed i soccorsi trovarono la tavola pronta e le pentole sul fuoco al momento dell’irruzione nell’abitazione di Torrione. Renzi, trasferito all’ospedale pschiatrico di Aversa, è stato dichiarato processualmente capace ed è stato rinviato a giudizio.

c) quello di Mercato San Severino: il caso Antonietta De santis, Deborah De Vivo, Giovanni De Vivo

MERCATO SAN SEVERINO. Prima seviziò la sorella con una trentina forchettate poi l’uccise, probabilmente, soffocandola con un cuscino e infine sempre con un cuscino ammazzò la madre.  Così, in un raptus di follia, il 32enne Giovanni De Vivo uccise, lo scorso agosto, la cinquantottenne madre Antonietta De Santis e la ventinovenne sorella Deborah De Vivo. Giovanni sofferente psichiatrico in cura presso la struttura specializzata, si era convinto che il diavolo possedeva la madre e la sorella e che stava cercando di possedere anche lui. Come lui stesso ha raccontato al pm Amedeo Sessa, decise all’improvviso di dover liberare la madre e la sorella da satana. Dall’autopsia emerge, con molta probabilità, che Giovanni entrò nella stanza dove dormiva la sorella che era ancora in abiti intimi stesa sul letto e con una forchetta le scagliò trenta colpi provocando una cinquantina di fori sulle braccia, sul volto e sul torace. La ragazza cercò di difendersi ma nulla poté contro la furia omicida del fratello che prese un cuscino e la soffocò. Probabilmente, richiamata dalle urla della figlia, la mamma cercò di fuggire ma fu raggiunta alle spalle dal figlio che l’uccise soffocandola con un cuscino. Ulteriori accertamenti diranno se Giovanni vegliò per alcune ore i corpi della madre e della sorella o tentò immediatamente di suicidarsi. Il trentaduenne, infatti, si gettò dal primo piano, a suo dire, per sfuggire al diavolo, e riportò solo lievi fratture ed escoriazioni sanguinanti. Successivamente risalì in casa ed cercò di suicidarsi con una busta di plastica in testa poi dopo, non essendovi riuscito, ritenne di attendere la morte rimanendo sul balcone e aspettando di dissanguarsi. Alcuni vicini, viste le macchie di sangue per le scale, e visto il giovane sul balcone avvertirono i carabinieri che scoprirono il duplice omicidio.

 

 

Consiglia

1 Commento

  1. CCDU onlus

    23 settembre 2015 at 16:56

    La nostra associazione persegue finalità di solidarietà sociale nei settori della tutela dei diritti umani, in particolare nell’ambito della salute mentale, denunciando ogni violazione alle Autorità competenti.

    Scopo della presente è segnalare fatti che riteniamo meritevoli di grande attenzione.

    A Pagani, un 52enne, uccide l’anziana madre a colpi in testa. Era in trattamento psichiatrico al Centro di Igiene mentale.

    Di solito si spiega che la causa scatenante sono state le condizioni psichiche di coloro che hanno compiuto il gesto. In questo modo si perdono di vista alcuni importanti fattori che accompagnano questi comportamenti: l’assunzione di farmaci che agiscono particolarmente sul sistema nervoso. Inoltre questa spiegazione si scontra con una mole impressionante di evidenza scientifica.

    – Negli USA, l’agenzia di vigilanza farmacologica FDA (Food and Drug Administration) obbliga i produttori di molti antidepressivi e antipsicotici ad apporre dei comunicati ben visibili sulle confezioni dei loro farmaci (i cosiddetti ‘black box’ – simili a quelli riportati sui pacchetti di sigarette) con l’elenco degli effetti collaterali più importanti: suicidio, comportamento violento, mania, psicosi ecc.

    – Diversi studi hanno evidenziato la realtà di questo pericolo. Si vedano ad esempio due articoli:
    “Emergence of intense suicidal preoccupation during fluoxetine treatment”, dell’American Journal of Psychiatry , in cui si evidenzia come l’assunzione di SSRI possa indurre pensieri e tentativi suicidari anche in coloro che prima non ne avevano, pensieri che spariscono con la sospensione della terapia.
    “Emergence of self destructive phenomena in children and adolescent during fluoxetine treatment”pubblicato dal “Journal of the American Accademy of Child and Adolescent Psychiatry

    – Negli USA dove, a differenza che da noi, questi dati vengono spesso resi noti, è noto come la stragrande maggioranza degli atti di violenza insensata (stragi scolastiche, familiari ecc.) siano perpetrati da persone in cura con psicofarmaci. La conseguenza: centinaia di morti e feriti.

    – Med Watch – il sistema usato da FDA per monitorare gli effetti collaterali dei farmaci – comunica di avere ricevuto tra il 2004 e il 2011quasi 13 mila rapporti concernenti il legame tra psicofarmaci e violenza. Tra questi, milleduecento casi di pensieri omicidi/suicidi, quasi tremila casi di mania e oltre settemila di aggressione. E questi numeri – la stessa FDA lo ammette – probabilmente rappresentano solo l’uno percento dei casi: la maggioranza dei pazienti omette di comunicare gli effetti collaterali dei farmaci che assume.

    – In base alle più recenti ricerche, gli effetti descritti si manifesterebbero in una percentuale di pazienti che assumono SSRI che può variare dal 1,3 al 7,5 %. Da allora molti altri studi hanno confermato quanto sopra e pericoli similari sono stati identificati anche a seguito dell’assunzione di antipsicotici.

    In allegato un elenco – presumibilmente molto incompleto – di casi di violenza occorsi in Italia, in cui sia stata accertata l’influenza psicofarmacologica.

    Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani chiede un’inchiesta su questi fatti, nella speranza che si possa un giorno fare piena luce e salvare molte vite.

    Restiamo a disposizione per ulteriori informazioni, e porgiamo distinti saluti.

    Vice Presidente Silvio De Fanti

    Di seguito altri casi accaduti recentemente in Italia:

    -A Reggio Calabria, un 55enne, uccide moglie e suocera con numerose coltellate, era in cura presso uno specialista che gli aveva prescritto degli psicofarmaci.
    – A Fontivegge (PG), un 32enne, dopo aver assunto psicofarmaci che prende abitualmente, aggredisce la compagna prendendola a calci e pugni alla presenza dei bambini, tanto da costringerla a fuggire dall’appartamento e a rifugiarsi nel pianerottolo del palazzo. L’uomo, però, l’ha inseguita e, dopo averla raggiunta, l’ha strattonata facendola sbattere contro una finestra, il cui vetro è andato in frantumi. La donna è riuscita ad allontanarsi e l’uomo rimasto solo, è rientrato in casa e ha dato ulteriormente sfogo al suo raptus con gesti di autolesionismo, praticandosi dei tagli agli avambracci con un coltello da cucina.
    -A Tortolì, una donna di 36 anni, di Orgosolo (Nu), tenta il suicidio gettandosi in mare con i due figli, un bambino di 4 anni che si è salvato con lei e la figlia di 3 anni che è invece morta. La donna era in trattamento con psicofarmaci.
    -A Monza, presso il reparto di Psichiatria dell’ospedale San Gerardo, un 28enne monzese eludendo la sorveglianza del personale del reparto si era impiccato nel bagno della propria camera, recentemente una donna di 53 anni si è suicidata nella sua camera soffocandosi con un sacchetto di plastica. Entrambi erano in trattamento psichiatrico.
    -A Viterbo, un sacerdote di 48 anni si suicida. Era in cura con psicofarmaci da tempo.
    -A Davagna (GE), un uomo di 53 anni, uccide una donna massacrandola a colpi d’ascia. L’uomo era in trattamento psichiatrico
    -A Roma, un uomo di 35 anni uccide la colf di 38 anni, che lavorava nella villetta dove lui viveva in affitto, decapitandola poi con una mannaia. Era in trattamento psichiatrico, prendeva psicofarmaci e antidepressivi.
    -A Seriate (BG) un uomo di 26 anni di Brivio (LC), decide di andare a fortissima velocità sull’autostrada e provoca un incidente dove muore l’amico che era in macchina con lui. Dice poi: “C’era una voce che mi diceva di mettermi a correre”. L’uomo era in trattamento psichiatrico e stava assumendo psicofarmaci in una comunità di Milano.
    -A Genova, un prete di 42 anni si è suicidato, trovato il cadavere in mare a Livorno. Era in cura psichiatrica.
    -A Pescara, uomo di 47 anni, uccide il figlio adottato di 5 anni soffocandolo. Era in trattamento psichiatrico.
    -A Pesaro, una donna di 46 anni, uccide il marito a calci. Lei era in cura per depressione da diverso tempo a Pesaro.
    -A Bari, un 44enne, uccide con 28 coltellate una psichiatra nel centro di salute mentale dove era in cura da diverso tempo
    -A Genova, un uomo di 50 anni, si suicida nel suo ufficio, recentemente gli erano stati prescritti degli psicofarmaci“
    -A Salerno, un uomo di 45 anni, uccide e fa a pezzi la madre, aveva ricevuto diversi trattamenti psichiatrici
    -A Nicolosi (CT), un uomo di 25 anni, strangola e seppellisce la madre, era in trattamento con psicofarmaci.
    -A Peurgia, un uomo di 43 anni, spara ed uccide due donne della Regione Umbria e si suicida, era in cura psichiatrica.
    -A Casapulla (CE), un ragazzo di 25 anni speaker radiofonico, si toglie la vita, era in cura per depressione.
    -A San Bendetto del Tronto (AP), un uomo scappa dal reparto di psichiatria dove era ricoverato da alcuni giorni e torna a casa a picchiare i genitori.
    -A Ragusa, un medico di 65 anni, ha tentato il suicidio. Da qualche tempo era in cura psichiatrica.
    -A Carinaro (CE), una donna di 33 anni, si uccide gettandosi dalla finestra, da tempo soffriva di disturbi psichici.
    -A Seregno (MB), una donna di 58 anni, uccide la pensionata che accudiva. La donna omicida assumeva psicofarmaci.
    -A Bologna, una donna di 36 anni, tenta di suicidarsi ferendosi gravemente a causa dello scoppio della bombola del gas, era stata recentemente in cura psichiatrica.
    -A Crescenzago (MI), un uomo di 65 anni, uccide la moglie a coltellate e poi si suicida. Era in cura psichiatrica presso Ville Turro a Milano e assumeva psicofarmaci.
    -A Migliarina, fraz. di Carpi (MO), un uomo di 51 anni si toglie la vita. Era in cura presso il servizio di Igiene mentale della ASL.
    -A Soverato (CZ), un avvocato di 58 anni si è suicidato gettandosi nelle acque antistanti un lido a Soverato, era in cura per depressione.
    -A Mesagne (BR), un uomo di 74 anni, uccide la moglie. L’uomo era in cura psichiatrica da tempo.
    -A Vimodrone (MI), un uomo di 64 anni di Brugherio (MI), si suicida gettandosi sotto il treno della metropolitana. Era in cura psichiatrica da tempo.
    – A Rovereto (TN), un uomo di 35 anni, uccide il sacrestano della chiesa. Era in cura psichiatrica da tempo.
    – A Mondovì (CN), un uomo di 58 anni, si da fuoco e muore. Si era rivolto in più di un’occasione al Centro di igiene mentale di Mondovì.
    – A Maniago (PN) Un uomo di 40 anni ha ucciso la madre a coltellate e poi si è seduto, in attesa di essere arrestato. Era stato in cura un anno prima presso DSM.
    – A Siracusa, un 21enne si toglie la vita nella comunità psichiatrica dove era giunto il giorno prima dopo essere stato ricoverato per due anni e mezzo nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Siracusa, dove era trattato con psicofarmaci.