Pagani. Le polemiche sul dossier di “La Città che vogliamo”

Scritto da , 17 settembre 2015

PAGANI. Il dossier pubblicato in questi giorni dal movimento “La Città che vogliamo” e presentato dal coordinatore Aniello Novi, ha suscitato non poche polemiche all’interno della classe politica paganese. Un documento diviso in tre parti e pubblicato su Facebook in cui la lista ha cercato di fare il punto sull’ultimo anno di vita politica, partendo dall’operato dell’attuale amministrazione comunale fino ad arrivare alla mancanza di “propositività” da parte del Pd all’opposizione.

Novi non ha mancato ovviamente occasione per rimarcare che “La Città che Vogliamo”, attraverso i ruoli di Rita Greco e del presidente del consiglio comunale Antonio Donato, sia stata l’unica forza ad aver portato avanti “un’opposizione critica, costruttiva ed attiva sul territorio”.

La votazione dei principali atti politici della maggioranza, l’opposizione alla scelta di istituire la partecipata “Pagani Servizi” e la presentazione di formali proposte nell’interesse dell’intera collettività, ad esempio, sarebbero stati gli ingredienti alla base di una buona opposizione che solo Donato e Greco avrebbero saputo incarnare a differenza dei loro colleghi in minoranza. Eppure, la critica del movimento non sarebbe andata giù a molti, soprattutto a coloro legati al partito Fratelli d’Italia e alla figura dell’ex sindaco Alberico Gambino, perché il dossier risulterebbe ripetitivo, inconcludente, privo di numeri e atti da poter gettare le basi a un tanto sperato confronto tra il passato e il presente della città. Secondo alcuni, le tre arringhe de “La Città Che Vogliamo” non sarebbero altro che un modo per giustificare la presenza di Antonio Donato sulla poltrona da presidente dell’assise comunale, argomento tanto discusso ancora oggi, a distanza di un anno, per un presunto accordo elettorale che Donato e Bottone avrebbero stretto, a detta delle opposizioni ma anche di alcuni membri della maggioranza, durante il ballottaggio contro D’Onofrio alle ultime amministrative. Il tutto ha senza dubbio innescato a una bomba in cui vecchi e “nuovi” amministratori continuano a fare a pugni su chi abbia fatto meglio e chi abbia lavorato male all’interno della macchina comunale: stipendi, delibere, debiti, fallimenti, stipendi, bugie certe e presunte verità sono stati e continueranno ad il tema centrale di uno scontro ideologico e politico tra centrodestra e centrosinistra (ma anche tra gruppi della stessa area) che sembra non avere mai fine. Una sorta di indecifrabile lotta tra il bene e il male.

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